L'opinione

Intervista di Key4Biz a Fabio Bassan, professore di Diritto Internazionale e di Diritto dell’UE presso l’Università Roma Tre: “Trattati internazionali cui partecipino Stati, organizzazioni internazionali e imprese tech. Alla legittimazione per queste ultime di stipulare trattati corrisponderebbe la responsabilità di rispettarne le previsioni”.

Key4Biz: Professore, negli ultimi giorni il tema delle regole per l’intelligenza artificiale è diventato critico: le recenti dimissioni di Jacob Coxon da Anthropic, le richieste di Amodei – seguito poi da Altman e Musk – di regole per disciplinare lo sviluppo del settore, e oggi la risposta negativa di Trump.
Lei ha appena dato alle stampe un volume dal titolo ‘L’era ibrida – sovranità e democrazia tra poteri pubblici e imprese tech’, in cui si occupa delle regole delle infrastrutture digitali. Cosa ne pensa di questi sviluppi recenti?

Fabio Bassan: Ci troviamo di fronte a una concentrazione di eventi, tutti rilevanti. Proviamo a organizzarli su quattro direttrici.

La prima: il mercato statunitense inizia a porsi domande sulla sostenibilità degli investimenti delle big tech sulle infrastrutture, a partire da quelli sui data center. Oltre alla dimensione degli investimenti, c’è il tema delle reti energetiche attuali, che negli Stati Uniti oggi non sono in grado di sostenere questo sviluppo, e le centrali di produzione a servizio dei datacenter, svincolate dalla rete elettrica, non sembrano idonee a produrre l’energia necessaria.

La seconda: i concorrenti nello sviluppo dell’IA (in Cina, soprattutto, ma non solo) hanno fatto di necessità virtù: non disponendo delle grandi basi di dati delle big tech statunitensi, hanno sviluppato modelli più raffinati, che producono risultati appena inferiori ma con un consumo energetico estremamente contenuto. In una prospettiva evolutiva di selezione naturale, questo potrebbe essere il modello vincente.

La terza: le big tech statunitensi sviluppano sistemi proprietari. Alcuni concorrenti (di nuovo, anche i cinesi) sviluppano modelli open source, che come ormai sappiamo, differiscono dai primi quanto a investimenti, dinamiche, modelli di sviluppo. La Cina a marzo di quest’anno ha messo sul mercato un’infrastruttura open source per il quantum computing.

Quando il mercato è in fase di forte espansione, e non è consolidato, il rischio del winner takes it all è elevato. Non sempre la tecnologia migliore vince, e modelli di sviluppo, capacità di adattamento e deep pocket contano.

Infine, la quarta direttrice, mediaticamente più rilevante perché conduce a un futuro distopico già nel medio periodo, riguarda la capacità o meno dell’IA di aggirare sia i limiti posti dalle istruzioni degli sviluppatori sia i controlli. Il numero dei casi concreti aumenta e le sperimentazioni in sandbox forniscono esiti inquietanti.

Key4Biz: Non le sembra contraddittorio che la richiesta di regole condivise venga da imprese statunitensi, che operano in un ambiente tradizionalmente soggetto a vincoli minori rispetto a chi opera nell’Unione europea?

Fabio Bassan: Ritengo di no. Le imprese chiedono ai governi e ai regolatori di definire da un lato il perimetro del campo di gioco e dall’altro poche regole che consentano una competizione leale. Se lo sviluppo incontrollato è legittimo, l’autoregolazione è una superstizione.

Key4BIz: La richiesta di Amodei può produrre un risultato? È una soluzione possibile?

Fabio Bassan: La proposta manifesta un’esigenza reale, concreta e – come abbiamo visto – condivisa. Forse il destinatario è sbagliato, e Trump lo ha evidenziato, a modo suo: non possono essere gli Stati Uniti a definire le regole, né può farlo, da sola, la Cina, né l’Unione europea.

Key4Biz: Una soluzione può essere allora quella proposta da Marcus e Reuel di una AIEA per l’IA, ovvero un’autorità internazionale in grado di verificare lo sviluppo dell’IA come fa per il nucleare l’Agenzia internazionale per l’energia atomica?

Fabio Bassan: In concreto mi sembra una proposta ancora generica, in relazione alla quale occorre risolvere una serie di questioni pratiche, quanto a standard internazionali, audit, verifiche dei modelli, che dubito gli Stati possano affidare a un soggetto terzo.

Key4Biz: Ma allora non c’è soluzione?

Fabio Bassan: Nel libro appena pubblicato faccio proposte specifiche. Su questo punto, propongo una soluzione originale, che ho definito ‘accordi interistituzionali misti’: trattati internazionali cui partecipino Stati, organizzazioni internazionali e imprese tech. Alla legittimazione per queste ultime di stipulare trattati corrisponderebbe la responsabilità di rispettarne le previsioni. Questo consentirebbe una condivisione delle regole e delle modalità di applicazione, e proteggerebbe gli Stati da asimmetrie informative e catture regolatorie. Si tratta di una proposta molto articolata, argomentata sul piano del diritto internazionale, a mio avviso efficace e realizzabile, se c’è la volontà degli Stati. Quella delle imprese, mi pare di capire dalle notizie di questi giorni, non sembra in discussione.

https://www.key4biz.it/ai-senza-regole-la-soluzione-per-bassan-univ-roma-tre-stati-e-big-tech-insieme-in-nuovi-trattati-internazionali/587258/