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Si apre venerdì 10 ottobre la IX Sessione Programmatica tra Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU) e Regioni.
"Dieci anni di attività del CNCU. L'incidenza del consumerismo sul territorio", è questo il titolo della due giorni di lavoro che si svolgerà a Saint-Vincent, in Valle d'Aosta.
La sessione inaugurale sarà aperta dal Sindaco di Saint-Vincent Sara Bordet e dai vari Assessori della Regione autonoma Valle d'Aosta. A seguire si tratterà il tema delle liberalizzazioni e dei servizi locali, con interventi del Garante per la sorveglianza dei prezzi Antonio Lirosi, del Presidente della Lega Consumatori Pietro Praderi, del Vicesegretario generale di Cittadinanzattiva Giustino Trincia e del Presidente dell'Associazione Nazionale Comuni d'Italia (ANCI).
La seconda sessione verterà sui criteri di rappresentatività delle associazioni a livello locale e sull'efficacia dei progetti. Parleranno Eugenio Baronti, Assessore alla ricerca, all'università, alla casa, alle politiche per la tutela dei consumatori della Regione Toscana; Paolo Lando, Presidente di Adiconsum, Ivano Giacomelli Segretario nazionale di Codici, Antonio Longo Presidente del Movimento Difesa del cittadino e Lorenzo Miozzi Presidente del Movimento Consumatori. Le conclusioni della giornata sono affidate a Gianfranco Vecchio, Direttore Generale per la concorrenza e i consumatori del Ministero dello Sviluppo Economico.
Sabato 11 ottobre la mattinata sarà dedicata alla tutela transfrontaliera, con interventi di Luca Ciriani, Assessore alle Attività Produttive della Regione Friuli Venezia Giulia, di Anna Bartolini, rappresentante italiano all'ECCG-Gruppo Consultivo Europeo Consumatori, di Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc. Prenderanno parte a questa sessione anche Vito Reggio dell'Enac, l'Ente Nazionale per l'aviazione civile, che parlerà della tutela nel settore del trasporto, Laura Galli del CEC Italia, che farà una panoramica del consumo transfrontaliero in ambito europeo, Walter Andreaus del CEC Bolzano che porterà l'esperienza di un consumo transfrontaliero "naturale", quello tra Italia e Austria e Jesus Orus Baguena della DG Sanco.

La fiducia dei consumatori rispetto all'acquisto di prodotti e servizi transfrontalieri aumenta sempre di più ma il potenziale del commercio transfrontaliero è ancora inespresso.
La percentuale dei consumatori che si fida di comprare on line da un altro Paese è aumentata dell'8% rispetto al 2006, raggiungendo il valore del 40%. Mentre però cresce la fiducia degli europei verso il commercio oltre confine, soltanto pochi commercianti al dettaglio offrono questa possibilità.
Attualmente il 75% dei commercianti vende soltanto ai consumatori del proprio Paese, ma se ci fosse un'armonizzazione di regole quasi la metà di questi sarebbero interessati alla vendita transfrontaliera. Anche il livello della pubblicità transfrontaliera è relativamente limitato; solo il 21% dei commercianti pubblicizza oltreconfine e oltre la metà dei consumatori europei non ha accesso a questo tipo di pubblicità. Ovviamente sono quelli che ne hanno accesso a fare più facilmente acquisti transfrontalieri.
Sono dati annunciati dalla Commissaria Ue alla tutela dei consumatori Meglena Kuneva che ha pubblicato i risultati di 2 inchieste Eurobarometro sulle attitudini di imprenditori e consumatori nei confronti del commercio transfrontaliero. Lo studio ha raccolto dato tra febbraio e marzo 2008 intervistando oltre 26mila consumatori e 7.200 imprenditori nei 27 Stati membri e in Norvegia.
Soltanto il 33% degli imprenditori e il 21% dei consumatori sa dove prendere le informazioni sulle vendite e sugli acquisti oltre confine.
Il 13% dei consumatori con una connessione internet domestica ha utilizzato il commercio transfrontaliero attraverso la rete; il 36% degli europei ha utilizzato la rete per fare una comparazione dei prezzi. La maggior parte di coloro i quali hanno fatto acquisti on line pensano che, in generale, i commercianti hanno rispettato i loro diritti e si sono sentiti abbastanza protetti dalle leggi a tutela dei consumatori.
"Il nostro obiettivo è che i consumatori siano in grado di beneficiare dell'acquisto delle migliori qualità a prezzi moderati. Il potenziale per un'ulteriore integrazione del mercato interno comune, in questo campo, è considerevole. Per questo è necessario assicurare che le barriere legali e pratiche non ostacolino il commercio transfrontaliero" ha dichiarato Meglena Kuneva.

Oltre 20 miliardi di euro, pari al 2,2% dei consumi annuali delle famiglie o all'1,3% del Prodotto interno lordo: è quanto costano in Italia il ritardo delle liberalizzazioni e la mancata apertura di settori quali commercio, assicurazioni, banche, carburanti e farmaci.
Questo il risultato dell'Osservatorio sulle liberalizzazioni presentato a Milano da Federdistribuzione, l'organizzazione che raggruppa la Grande Distribuzione Organizzata in Italia, in collaborazione con Cermes, il Centro di Ricerche sui Mercati e sui Settori Industriali dell'Università Bocconi di Milano.
Le voci analizzate riguardano commercio al dettaglio alimentare e non, distribuzione carburanti, distribuzione farmaci, servizi bancari e servizi assicurativi. Una maggiore apertura del mercato, rileva l'indagine, avrebbe un impatto rilevante nel settore del commercio e dei servizi bancari e assicurativi, mentre l'impatto sarebbe minore ma psicologicamente rilevante sulla distribuzione di farmaci e carburanti, sui quali sarebbero pressoché immediate le ripercussioni della riduzione dei prezzi.
"L'Osservatorio si pone l'obiettivo di definire e monitorare nel tempo il grado di concorrenza e di apertura dei mercati presenti in Italia, verificando lo stato di avanzamento delle liberalizzazioni", ha commentato Paolo Barberini, Presidente di Federdistribuzione, per il quale a fronte di consumi fermi e "crescita zero" "l'Italia deve recuperare il gap che ha accumulato nei confronti delle realtà estere in termini di efficienza e produttività, mettendosi nelle condizioni di avere aziende moderne e in grado di ravvivare la concorrenza interna e sostenere quella internazionale. In questo processo - continua Barberini - non c'è dubbio che mantenere settori molto rilevanti della nostra economia ancora protetti dai venti della concorrenza non può che rappresentare un danno per cittadini e imprese, e quindi per l'intera comunità".
PDF: Osservatorio sulle liberalizzazioni in Italia - Sintesi del Rapporto

È partito il 1° ottobre il blocco automatico delle telefonate ai numeri a sovrapprezzo, tutti quelli (come 144 e affini) particolarmente costosi e critici per le ripercussioni che possono avere sulle bollette. È quanto ha stabilito l'Autorità Garante per le Comunicazioni.
Come deciso lo scorso giugno, dal 1° ottobre scatta dunque sulle linee di telefonia fissa il blocco permanente e gratuito delle telefonate verso i numeri a sovrapprezzo: il provvedimento intende ridurre il rischio di ricevere bollette gonfiate e bollette con addebiti per telefonate mai effettuate o servizi non richiesti.
Chi vorrà disporre del servizio a sovrapprezzo dovrà dunque chiedere esplicitamente al gestore telefonico l'attivazione e dunque la rimozione del blocco o la sostituzione di uno a Pin. Già lo scorso giugno l'Agcom aveva inoltre deciso una capillare campagna di informazione destinata ai consumatori attraverso spot, annunci sulla stampa e sul web e informazioni in bolletta.
LINK: Agcom