Nell'epoca della conoscenza, dei social network, dell'esposizione globale di sé, della trasparenza che diventa pretesa di conoscere e controllare tutto e tutti, si va verso il mondo del "controllo globale". Gli smartphone e le loro applicazioni rischiano di lasciare le nostre tracce una dietro l'altra, come se ognuno di noi fosse un "Pollicino elettronico". La libertà di stampa si scontra con la "pornografia del dolore". Il web è anche uno spazio politico di lotta per la democrazia e la libertà. E sul versante più spiccatamente consumerista, la nuova normativa sul telemarketing semplicemente non funziona.
Sono alcuni dei punti nodali toccati dalla Relazione dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali Francesco Pizzetti, presentata oggi a Montecitorio.
Il diritto alla riservatezza in un'epoca di esposizione globale è una delle questioni aperte sottolineate da Pizzetti: "La pretesa, e in alcuni casi la convinzione, dell'esistenza di un generale diritto a conoscere si estende verso forme di potenziale controllo di tutti su tutti". Il Garante fa riferimento all'esposizione individuale e collettiva che si attua attraverso i social network e i blog per dire: "Viviamo nel mondo della autoesposizione e della trasparenza globale che sta diventando, senza che ce ne accorgiamo, quello del controllo globale".
Il problema della protezione dei dati va oltre internet. C'è il cloud computing e per Pizzetti si rischia di "smarrirsi nella nuvola". "Le tecnologie cloud consentono di trattare e conservare i dati su sistemi di server dislocati nelle diverse parti del pianeta e sottoposti, nella loro inevitabile materialità, a molti rischi, da quelli sismici a quelli legati a fenomeni di pirateria, non solo 'informatica', e ad atti di terrorismo o a rivoluzioni imprevedibili". Poi ci sono i rischi degli smartphone e delle loro applicazioni, che "derivano essenzialmente dal fatto che i nostro telefonini - spiega Pizzetti - sono costantemente localizzati, e che il gran numero di dati e informazioni in essi contenuti, dalle rubriche telefoniche all'agenda, dalle foto alle annotazioni, possono essere conosciuti, trattati, conservati, utilizzati da soggetti dei quali non abbiamo consapevolezza né controllo". Il Garante richiama alla memoria una famosa, antica favola: "Con gli smartphone ognuno di noi è, quasi sempre inconsapevolmente, un Pollicino che ha in tasca il suo sacchetto di sassolini bianchi che escono uno ad uno per segnarne gli spostamenti". Risultato: bisogna "informare sui rischi" delle tecnologie, come accade per i farmaci.
Ma la Rete ha anche immense potenzialità e rischia di scontrarsi con la volontà di controllarla per paventati motivi di sicurezza. "È su questo terreno - ha detto Pizzetti - che si colloca il pericolo di un controllo oppressivo e repressivo, che può limitare la libertà dei cittadini e vanificare la grande risorsa positiva della rete come comunicazione globale". La memoria va alle recenti rivolte politiche nel Mediterraneo. "La rete - afferma Pizzetti - è oggi anche lo spazio politico in cui si combatte la lotta tra democrazia e repressione".
Non manca un richiamo forte nei confronti di alcuni eccessi mediatici, di "forme di accanimento informativo" registrate in televisione e sul web, quelli della cronaca nera e delle tragedie, che porta alcuni studiosi a parlare di "pornografia del dolore". Spostandosi su un terreno più consumerista, il Garante non manca di criticare il sistema del registro delle opposizioniche contro il telemarketing dimostra grandi limiti.
"Oggi chiunque può ricevere chiamate a fini di marketing, e la sola difesa possibile è quella di iscriversi ad un apposito registro delle opposizioni, sul cui funzionamento anche il Garante è chiamato a vigilare". Ma, spiega Pizzetti, "l'esperienza dei primi quattro mesi sta manifestando limiti e difetti maggiori di quanto previsto. Da febbraio abbiamo già ricevuto circa mille segnalazioni e proteste, più del doppio del 2010, e più del novanta per cento riguarda proprio la violazione del registro delle opposizioni". Continua infatti a essere disturbato anche chi si è iscritto al registro.
Contando anche i primi sei mesi di quest'anno, le sanzioni amministrative riscosse dal Garante ammontano a più di quattro milioni di euro.
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