Era stata prevista a dicembre, confermata nel “Cresci Italia” e sarebbe già dovuta entrare in funzione. È chiamata a favorire mercato e concorrenza in settori chiave quali la separazione fra rete ferroviaria e servizi, il controllo consultivo del servizio taxi, il controllo e la definizione dei bandi per le gare nel trasporto pubblico locale, le autostrade e gli aeroporti. Eppure l’Autorità dei trasporti ancora non s’è insediata: di fatto, sui nomi dei tre componenti del direttivo non si è trovato un accordo. L’ultima voce che gira da giorni è che alla presidenza potrebbe andare Alessandro Ortis, già presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas.Per rendere l’idea della rilevanza dell’Autorità, basti evidenziare come nel testo convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27, si legge che “è istituita l’Autorità di regolazione dei trasporti”, che “opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione. La sede dell’Autorità è definita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, entro il termine del 30 aprile 2012. In sede di prima attuazione del presente articolo, il collegio dell’Autorità è costituito entro il 31 maggio 2012. L’Autorità è competente nel settore dei trasporti e dell’accesso alle relative infrastrutture e ai servizi accessori”.
L’Autorità dei trasporti, in grande ritardo sulla sua costituzione, deve provvedere a garantire “l’efficienza produttiva delle gestioni e il contenimento dei costi per gli utenti, le imprese e i consumatori, condizioni di accesso eque e non discriminatorie alle infrastrutture ferroviarie, portuali, aeroportuali e alle reti autostradali”, definire se necessario i criteri per tariffe, canoni e pedaggi, stimolare la concorrenza nel settore autostradale e ferroviario. Un compito importante. Forse troppo?
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