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Dalla crisi scaturisce la confusione del ceto medio ma anche la tendenza a "fare pace" con l'euro, l'esigenza di contrarre i consumi e, ancora di più, la riduzione della tendenza a indebitarsi. E' infatti diminuito il ricorso al credito al consumo. Allo stesso tempo, alcuni consumi "tengono" rispetto agli altri perché offrono un valore aggiunto, che spazia dall'offerta di "soddisfazione" alla possibilità di fare affari, dall'acquisto etico a quello che guarda alla tradizione o al prodotto decisamente innovativo. È la riflessione che offre il Censis nel diario della crisi relativo al mese di aprile.

Si tratta intanto di una crisi che sembra essere soprattutto del ceto medio. Prevale l'incertezza - gli italiani che dichiarano di non sapere cosa fare davanti alla crisi sono aumentati dall'8,1% di gennaio al 16% di aprile - e aumentano coloro che taglieranno i consumi, passati dal 22,2% al 35,6%. Significativa è la crescita di chi guarda al maggiore impegno lavorativo come reazione alla crisi.

Sul 47,6% degli italiani la crisi ha avuto ripercussioni significative: quasi il 40% ha subito perdite nei propri investimenti, mentre il 30 % ha subito una riduzione del reddito. Circa il 60% ha cercato di ridurre i consumi e, rileva il Censis, "ancor più dei consumi, si è contratta la tendenza, già assai modesta in Italia, ad indebitarsi: nei primi tre mesi dell'anno il ricorso al credito al consumo è diminuito del 10% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, in modo particolare sono calate le richieste di finanziamento per l'acquisto di autoveicoli e motoveicoli (meno 22,9%), nonché per gli elettrodomestici (meno 9,1%)".

Sono i prodotti con un "valore aggiunto" che trainano un po' di ripresa e vedono un certo aumento degli acquisti. Fra questi, si segnala "la spesa che dà soddisfazione" e dunque permette di sfuggire il senso di impoverimento (come l'acquisto di un oggetto di design per la casa), aumentata dell'1,4%; la spesa del discount che permette di "comprare molto spendendo poco"; la spesa etica, a basso impatto ambientale; i prodotti ortofrutticoli di "quinta gamma", lavati e tagliati, che offrono praticità (più 5% di vendite); i prodotti locali, DOP e IGP. Nei consumi viene inoltre valorizzato il prodotto tecnologico che ha un contenuto di "innovazione" e dunque soddisfa il bisogno di essere all'avanguardia.