L'energia è un tema di politica internazionale poiché include non soltanto questioni economiche, ma anche ambientali e di sviluppo. Si inserisce dunque all'interno dei negoziati verso l'accordo delle Nazioni Unite per il post Kyoto. L'accordo internazionale dovrebbe concludersi in occasione della Conferenza sul clima che si terrà a Copenaghen il 7-8 dicembre 2009; l'ultima sessione preparatoria si svolgerà dal 2 al 6 novembre a Barcellona. Qual è la posizione dell'Unione Europea? E' ormai noto il Pacchetto 20-20-20, che punta a ridurre, entro il 2020, del 20% le proprie emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 e ad aumentare del 20% la quota di energie rinnovabili sul consumo energetico totale.
Dunque l'impegno dell'Unione Europea di fronte alla questione del cambiamento climatico è molto forte e lo ha documentato il libro di Carlo Corazza, dal titolo "Eco Europa", presentato a Roma presso il palazzo della Rappresentanza in Italia della Commissione Ue. Alla presentazione è intervenuto Alessandro Ortis, Presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, autore della prefazione del libro di Corazza.
Ortis ha parlato di "una scarsa dose di mercato" che è quella che poi ha causato la crisi internazionale, attraverso "prodotti tossici, scarsa trasparenza, asimmetria delle informazioni e assenza assoluta di controlli e di regole". "I guai - ha spiegato Alessandro Ortis - sono nati da un contesto di non mercato; infatti quello del petrolio non va chiamato mercato visto che esiste un cartello codificato, che è quello dell'Opec; i prezzi non sono prezzi veri ma sono legati alla speculazione e alla politica delle strategie internazionali; neanche i volumi sono veri e credo che sia proprio su questo che l'Europa deve intervenire, facendo sì che i 500 milioni di consumatori europei parlino ad un'unica voce".
L'altra questione fondamentale posta dal Presidente dell'Autorità è quella delle infrastrutture. "Dobbiamo svilupparle sempre di più - ha detto Ortis - perché le infrastrutture sono legate a soldi veri, che sono quelli che noi paghiamo con le bollette. Investire sulle infrastrutture è importante anche per le fonti rinnovabili, che hanno bisogno di linee elettriche innovative. Senza di esse mettiamo a rischio anche la sicurezza dell'approvvigionamento e la dinamica concorrenziale dei prezzi, favorendo le posizioni dominanti. In questo - ha concluso Ortis - l'Europa sta facendo molto e non deve fermarsi di fronte alla crisi".
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