NEWS

Telemarketing selvaggio: Garante privacy, per i consumatori in arrivo novità importanti

18 Gennaio 2022
Gli utenti potranno opporsi anche alle telefonate effettuate con sistemi automatizzati.  Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole al nuovo schema di regolamento sul registro pubblico degli utenti che si oppongono all'utilizzo dei propri dati personali e del proprio numero telefonico per vendite o... [continua]

Alfabetizzazione finanziaria: la Commissione e l'OCSE-INFE pubblicano un quadro comune per migliorare le competenze finanziarie individuali

13 Gennaio 2022
La Commissione europea e la Rete internazionale sull'educazione finanziaria dell'OCSE (OCSE-INFE) hanno pubblicato oggi il quadro comune UE/OCSE-INFE sulle competenze finanziarie degli adulti. Il quadro comune, che ha l'obiettivo di migliorare le competenze finanziarie dei singoli, affinché possano operare scelte con cognizione di causa in... [continua]

Consob, nel 2021 tasso di risparmio delle famiglie resta superiore ai livelli pre pandemia

12 Gennaio 2022
Nel 2021 il tasso di risparmio rimane su livelli superiori a quelli precrisi, sia nell’area euro sia in Italia, dopo aver registrato un incremento di circa sette punti percentuali rispetto all’anno precedente. È quanto è emerso dal report famiglie pubblicato da Consob. In tutta l’Eurozona persiste una forte preferenza per la liquidità, che... [continua]

Luciano Floridi: "Finita l'era in cui le Big Tech possono farsi da sole le regole"

22 Dicembre 2021
Il filosofo di Internet: "L’autoregolamentazione, come strategia principale per risolvere i problemi posti dal digitale, si è conclusa. Va ripensata in termini di etica soft" [continua]

Presentata lunedì 26 luglio alle ore 11, presso la Sala della Regina di Montecitorio, la Relazione annuale Agcom, illustrata dal Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Giacomo Lasorella. 

Così la prefazione del Presidente Lasorella "Siamo abituati a collocare convenzionalmente all’inizio del millennio – più o meno il momento in cui internet diventa veloce e ubiquo e le tecnologie e gli apparati digitali si sviluppano su vasta scala – l’avvio di ciò che altrettanto convenzionalmente definiamo rivoluzione digitale, ossia quel fenomeno che una prevalente narrazione ama ormai definire quale “quarta” rivoluzione industriale.
Il tratto distintivo della rivoluzione digitale – ce lo ricorda una ormai copiosa letteratura – è il progressivo e tumultuoso passaggio dalla millenaria dimensione materiale del mondo, ad una inedita e per larga parte ancora ineffabile dimensione immateriale.

Questa transizione si candida – come ben vediamo da un anno a questa parte attraverso la lente malauguratamente fornitaci dalla pandemia globale, che sta fungendo da acceleratore di processo – a trasformare radicalmente le nostre vite. Il lavoro e la scuola; l’economia e la finanza; il tempo libero e la comunicazione; e poi la mobilità, i consumi, finanche le indagini investigative e l’amministrazione della giustizia: non c’è ambito del nostro habitus socio-antropologico che non sia esposto a un radicale cambio di parametro.
In questi ultimissimi anni il fenomeno della smaterializzazione ha assunto una ancora nuova fisionomia, finendo per espandersi dagli ambiti sociali ed economici, ai più minuti aspetti delle nostre vite individuali. Inoltre, il processo è mutato verso qualcosa di diverso rispetto alle utopistiche attese
iniziali della rete, verso una transizione che alla digitalizzazione ha aggiunto un connotato di “datizzazione”, ossia di trasformazione delle nostre vite in dati.

Potremmo dire che non c’è ormai un tratto delle nostre esistenze che non sia toccato, in misura più o meno ampia in ragione delle nostre soggettive inclinazioni, da questo fenomeno. I processi di formazione e conoscenza; la maturazione di opinioni e convincimenti; la definizione delle nostre
tavole valoriali; conseguentemente, la formazione dell’opinione pubblica e i processi di costruzione del consenso; e poi le relazioni umane, le attitudini di consumo, le propensioni all’acquisto, le preferenze di gusto; persino la strutturazione delle nostre reti amicali e dei nostri affetti.

Questo gigantesco fenomeno della progressiva smaterializzazione delle nostre società e delle nostre esistenze individuali; questo progressivo costruirsi di un nostro “io digitale” entro la cornice di una nuova società sempre connessa, nella quale i dati orientano, più o meno consapevolmente, le nostre scelte, richiede innanzitutto una risposta di ordine politico, nel senso più ampio e più nobile del termine.

Abbiamo dinanzi a noi una grande sfida dai tratti inediti: come riformare le nostre secolari democrazie, come conferire loro nuova efficienza, trasparenza e affidabilità; come consolidarne i fondamenti di libertà, eguaglianza e giustizia su cui le abbiamo costruite, di fronte all’avanzata di nuovi processi di concentrazione del potere culturale, economico e sociale. La rivoluzione in atto non è, dunque, questione che possa riguardare esclusivamente gli ambiti professionali e specialistici di volta in volta più coinvolti. Essa pone innanzitutto un problema politico che interroga la forma e l’evoluzione dei nostri regimi democratici. È un dato che la Comunicazione della Commissione UE del 3 dicembre 2020 (Piano d’azione per la democrazia europea) coglie in pieno. Non si tratta soltanto di ripensare il quadro normativo, modernizzare il contesto tecnologico, aggiornare analisi e strumenti di intervento sui mercati, compiti in sé già molto sfidanti. Si tratta soprattutto di rimodellare l’agire delle istituzioni per adattarlo ai ritmi e alle forme della seconda rivoluzione digitale. Si tratta di guidare tecnologia e innovazione nell’interesse della collettività.

L’Autorità, istituzione di garanzia di nomina parlamentare preposta alla regolamentazione e alla vigilanza di tutto il settore della comunicazione, per la sua parte, sente forte questa necessità ed è consapevole di costituire uno snodo istituzionale essenziale sul fronte dei grandi temi evocati.
Basta scorrere l’indice di questa Relazione annuale per averne piena contezza. Tutela del pluralismo informativo; garanzia della parità di accesso ai mezzi di informazione; tutela della dignità delle persone; tutela dei minori; vigilanza sul servizio pubblico radiotelevisivo; disciplina dello spettro
radio in funzione di efficienza e pluralismo nell’utilizzo di una risorsa pubblica strategica; tutela degli utenti dei servizi di comunicazione elettronica e dei servizi postali; disciplina dell’accesso alle infrastrutture e neutralità delle reti. Sono solo alcuni dei settori in cui si esplica l’azione di regolamentazione e vigilanza dell’Autorità. A queste competenze si sono aggiunte quelle, connesse con l’evoluzione della legislazione europea, relative al monitoraggio e alla regolamentazione dei nuovi mercati digitali, prevalentemente offerti da piattaforme globali (in tal senso il Regolamento Platform to business le cui competenze nel nostro Paese sono state recentemente attribuite dal legislatore all’Autorità). Queste
rappresentano oramai uno snodo fondamentale non solo per l’offerta di nuovi servizi digitali ma anche per l’intermediazione di ambiti tradizionali. Il loro presidio va dalle piattaforme sociali di condivisione al settore postale, dai mercati pubblicitari al commercio al dettaglio, dalla diffusione di buona e cattiva informazione ai nuovi servizi di comunicazione, videoconferenza e e-learning. Trasparenza dei contratti e delle condizioni di accesso, vigilanza sugli algoritmi di raccomandazione, non discriminazione tra servizi verticalmente integrati e quelli offerti dagli utenti commerciali, tutela dei diritti in rete, sono tutti ambiti su cui la nuova regolamentazione europea si sta dotando di adeguati strumenti di intervento. Il legislatore nazionale è chiamato ad attuare e ad integrare le norme comunitarie e l’Autorità, per la sua parte, a darne applicazione.

Le linee strategiche e i programmi di lavoro che presentiamo in conclusione di Relazione – frutto anche di una intensa attività di studio e analisi dei fenomeni, in costante interlocuzione con altre istituzioni pubbliche e con i nostri principali stakeholder – costituiscono il nostro contributo a queste
sfide.

C’è una linea di pensiero secondo cui l’evoluzione tecnologica fornirebbe da sé nuovi strumenti per un effettivo empowerment dell’utente finale, nelle sue diverse vesti di cittadino, utente e consumatore. Si tratta tuttavia di una ricetta semplicistica, parziale, sostanzialmente inadeguata e, soprattutto, smentita dalla recente evoluzione. La tutela dell’universalità dei servizi e, al tempo stesso, la valorizzazione delle differenze e il discernimento che deve discenderne; e dunque, per tale via, la tutela delle disabilità, dei minori, della diversità culturale, del pluralismo, della dignità di ogni persona, della libertà di impresa, richiederanno sempre, in ogni ambito, regole specifiche a cura dei poteri pubblici, con le garanzie di universalità, trasparenza, opponibilità, reversibilità di cui solo quel tipo di regole può dotarsi. L’autoregolamentazione costituisce un ausilio essenziale, ma le regole servono, non meno che in passato, anche nel nuovo contesto tecnologico. Anzi sono proprio le regole – se ben
scritte, e applicate con proporzionalità, buon senso, efficacia, e consistenza dinamica – che costituiranno un volano della rivoluzione digitale, perché daranno maggiore fiducia al cittadino e favoriranno mercati più aperti e competitivi. È questa la strada imboccata con rinnovato vigore dalla UE con l’avvio a fine 2020, su impulso della Commissione, delle tre proposte di legge Data Governance Act, Digital market Act e Digital Service Act che hanno da poco iniziato il loro iter. È l’Europa, infatti, la cornice geografica minima in cui le nostre regole devono trovare cittadinanza, un’Europa non unicamente comunità di interessi, ma davvero comunità di destino.

Intelligenza artificiale, big data, machine learning, profilazione algoritmica. Sono i nuovi codici dell’economia digitale. L’innovazione investe letteralmente la regolamentazione, in tutte le sue articolazioni, e la espone al rischio dell’inadeguatezza e dell’obsolescenza, nonché alla costante rincorsa di uno scenario in perenne divenire. Con l’obiettivo di mettere in campo un nuovo contesto regolamentare, adatto al nuovo scenario, l’Europa, il legislatore nazionale e con essi l’Autorità, si stanno muovendo nella direzione di un approccio olistico, fondato su una sapiente combinazione di saperi e di strumenti. Si tratta di un processo complesso, inevitabilmente soggetto a tentativi ed errori, che è chiamato ad attingere al patrimonio dei valori della civiltà europea.

Lucio Anneo Seneca, nel VII libro (25, 4-5) delle Naturales quaestiones, scriveva: “Verrà un giorno in cui il passare del tempo e l’esplorazione assidua dei secoli porterà alla luce ciò che ora ci sfugge. (…) Verrà un giorno in cui i nostri posteri si meraviglieranno che noi ignorassimo cose tanto evidenti”.

Dovremo forse imparare ad avere la stessa modestia e la stessa misura nel guardare al futuro che ci attende. Consapevoli al tempo stesso delle opportunità e dei rischi intrinseci ai cambiamenti epocali che stiamo vivendo, e dunque capaci di orientarci con equilibrio, anche in un difficile periodo quale quello dell’emergenza epidemica che sta sconvolgendo la nostra società.  È con questo spirito che sottoponiamo all’attenzione del Parlamento, delle altre istituzioni e dei lettori tutti, le risultanze del nostro lavoro di quest’ultimo anno."
Giacomo Lasorella
Presidente dell’AGCOM

Scarica la Relazione

www.agcom.it 

DIALOGO APERTO
LA NEWSLETTER
Archivio