Secondo una indagine dell'Osservatorio sulle Liberalizzazioni condotta dal Cermes-Bocconi per Federdistribuzione, i ritardi strutturali e la mancata apertura di commercio, assicurazioni, banche, farmaci e carburanti costano a famiglie e imprese l'1,4% del PIL.
23 miliardi di euro, pari al 2,5% dei consumi annuali delle famiglie e all'1,4% del Prodotto interno lordo: sono questi i costi dei ritardi strutturali del paese e delle mancate liberalizzazioni a livello complessivo, ovvero sommando i settori commercio, assicurazioni, banche, carburanti e farmaci, sull'intero sistema di famiglie e imprese. Liberalizzazioni mancate e ritardi strutturali si fanno dunque sempre più pesanti. In particolare, la maggiore apertura del mercato avrebbe un impatto notevole soprattutto su due voci: il settore del commercio alimentare e non alimentare (con ricadute stimate in quasi 11 miliardi di euro), e quello dei servizi bancari (poco più di 7 miliardi di euro) e dei servizi assicurativi (poco più di 4 miliardi di euro).
Non solo. "Minori impatti economici, ma tangibili effetti "psicologici" possono riscontrarsi anche nella distribuzione di carburanti e farmaci - rileva Federdistribuzione - Si tratta, infatti, di mercati molto sensibili per i consumatori, con prodotti di utilizzo regolare e sui quali l'effetto di una riduzione dei prezzi per maggiore liberalizzazione sarebbe immediatamente percepito".
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