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Gli italiani preferiscono il pane fresco artigianale, ma fanno fatica a riconoscerlo al momento dell'acquisto. Un consumatore su quattro infatti - secondo i dati di un'indagine Swg per la Federazione Italiana Panificatori - dichiara di non sapersi districare nei meandri della variegata offerta presente. Pane conservato, precongelato, pane in cassetta, baguette appena sfornate ma non per questo fresche e artigianali, rappresentano motivo di confusione per i consumatori che ora chiedono maggior trasparenze e certificazioni sulla qualità. Non solo: secondo l'indagine, i consumatori sarebbero pronti a spendere di più pur di riconoscere con certezza il pane fresco artigianale al momento dell'acquisto. Nove su dieci infatti giudicano importante l'introduzione di un marchio che permetta di distinguere la qualità, al punto di essere disposti a spendere il 5,6% in più del budget per l'acquisto di pane artigianale certificato.

La Federazione Panificatori si sta battendo per far applicare per il pane quanto accade già per il latte, denominando pane fresco il prodotto che non ha subito congelazione o altri metodi di conservazione e pane conservato gli altri tipi di pane, riportando in etichetta anche il metodo di produzione e le modalità di conservazione e consumo. Una distinzione che doveva essere applicata già dal 2007 dopo le liberalizzazioni del Decreto Bersani, ma il regolamento attuativo previsto dalla Legge n. 248 del 2006, non è stato mai emanato.