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Quella italiana è una sanità frammentata e a macchia di leopardo, che migliora la sicurezza mentre il Sud si conferma fanalino di coda dell'Italia, vittima di inefficienze, della presenza di strutture mediocri, della "missione impossibile" rappresentata dalla cura del dolore. È la fotografia restituita dal VI Rapporto Audit Civico "Il Sistema Sanitario visto dai cittadini. La valutazione civica delle Aziende Sanitarie", presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. Il quadro generale è restituito da Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato: "Curare il dolore al Sud è una missione impossibile. Le liste di attesa sono un'area critica anche se qualcosa si sta muovendo. La burocrazia è il vero ostacolo per i diritti dei malati oncologici e degli affetti da patologie croniche. C'è fatiscenza e trascuratezza su un ospedale su due. Il Sud è fanalino di coda per la sicurezza. I cittadini sono considerati un ingombro, non una risorsa. Manca la certezza dell'attuazione in una situazione frammentata".

L'Audit è stato fatto su 87 fra Asl e Aziende Ospedaliere: 35 Aziende Ospedaliere, un terzo di quelle italiane, e 52 Asl su 195 totali. Per quanto riguarda la cura del dolore,"le Aziende peggiori dal punto di vista della gestione del dolore rappresentano circa il 7% del totale delle Aziende analizzate (12 su 82): si collocano soltanto al Centro, dove rappresentano il 23% delle Aziende, e al Sud, dove ben il 40% delle Aziende partecipanti ha riportato un valore pessimo o scadente. Tra le Asl peggiori, due siciliane e una Asl del Lazio".

Sul fronte sicurezza, ormai tutte le strutture adottano il documento di valutazione dei rischi. Se questo è il settore che registra valutazioni più positive, è anche vero che è quello dove non si possono ammettere eccezioni: "Sono infatti 16 gli ospedali nell'area di mediocrità e uno nella pessima. In queste strutture, che rappresentano il 20% del totale, si concentrano però tutti insieme gli aspetti più critici, come la mancata adozione di alcuni protocolli di aspirazione dei liquidi durante l'intervento chirurgico, in 6 si segnala la mancata adozione delle linee guida relative alla prevenzione della ritenzione di garze, strumenti o altro materiale all'interno del sito chirurgico". Qui il Sud va male, perché il 70% delle aziende del Nord e la metà di quelle del Centro si trovano nell'area dell'eccellenza mentre quelle mediocri riguardano solo il Sud.

Altro elemento critico è la burocrazia, soprattutto per i malati oncologici e i cittadini con patologie croniche: il 23% delle Aziende si posiziona su un livello critico o scadente; situazione critica al Sud dove sono il 66%, mentre solo il 33% raggiunge un livello discreto. Ancora: segni di fatiscenza sono presenti in oltre la metà degli ospedali visitati, anche se il comfort risulta in miglioramento. Per quanto riguarda il capitolo liste di attesa, nella maggioranza delle strutture osservate vengono rispettati i limiti stabiliti dalle norme in vigore nel momento della rilevazione, con il corollario che i cittadini devono spesso viaggiare nel territorio per trovare la sede di esami e visite. Il che non significa che il problema non sia presente: per una visita specialistica neurologica invece di 30 giorni in 12 Asl servono 90 giorni, e tanti altri sono gli esempi in cui i tempi di attesa "sforano".