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Si è ridotto a meno di 2 mesi il tempo necessario per risolvere una conciliazione in Italia; nei primi 6 mesi del 2010 le Camere di Commercio hanno gestito 10.143 domande di conciliazione. Durante il convegno, organizzato oggi a Roma da Unioncamere, si è parlato della riforma della mediazione, che entrerà in vigore a marzo 2011.

I tempi, intanto. Meno di due mesi, per la precisione 57 giorni, è il tempo necessario per risolvere una conciliazione in Italia. Ed è proprio quello dei tempi brevi il motivo principale per cui si ricorre sempre di più alla conciliazione: nel 2009 le domande di conciliazione gestite dalle Camere di Commercio sono state più di 18.600 e nei primi 6 mesi del 2010 si è già raggiunto il numero di 10.143. Gran parte delle conciliazioni riguarda le controversie tra imprese e consumatori (quasi 8mila nei primi 6 mesi di quest'anno), che hanno di media un valore di 10.405 euro e una durata di 53 giorni.

Sono alcuni dei dati dell'attività di conciliazione condotta dalle Camere di Commercio, resi noti oggi nell'ambito del convegno "Dalla conciliazione alla mediazione. Esperienze a confronto" organizzato da Unioncamere nell'ambito della 7° Settimana della Conciliazione che si tiene in tutte le Camere di Commercio dal 18 al 24 ottobre.

L'iniziativa è stata un'occasione di confronto sulla riforma della conciliazione, prevista dal decreto legislativo del 4 marzo 2010, che è in questi giorni alla firma del Ministro della Giustizia Angelino Alfano, e che rende la mediazione obbligatoria per alcuni settori. "La riforma, che entrerà in vigore a marzo 2011, avrà sicuramente un effetto dirompente - ha detto Tiziana Pompei, Vice Segretario generale Unioncamere - L'impatto principale sarà culturale e crediamo che i consumatori ricorreranno sempre di più alla conciliazione".

Ha commentato il segretario dell'Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona: "Senz'altro risolvere bonariamente le liti è una grande opportunità per i consumatori. Dal nostro punto di vista però non è una grande novità perché ce ne occupiamo concretamente da diversi anni e le Associazioni dei consumatori sanno che la maggior parte delle vertenze che riguardano i consumatori sono risolte in via stragiudiziale, rinunciando all'accesso alla giustizia che è esageratamente costoso e implica tempi per lo più incompatibili con i bisogni dei consumatori. Ho quindi un po' la sensazione - ha detto Dona - che si stia facendo molto rumore per nulla nel senso che i nuovi strumenti si adatteranno soltanto a certe controversie di consumo mentre la maggior parte continueranno ad essere risolte senza bisogno di una procedura formale quale è questa della mediazione che sarà obbligatoria da marzo".

Ha commentato Sergio Veroli, Segretario Generale di Consumers' Forum: "Noi rispetto alla mediazione siamo molto favorevoli. Della riforma vogliamo capire ancora alcune cose, a cominciare dal problema dei costi. Dopodiché noi siamo affezionati al nostro sistema di conciliazione, la cosiddetta negoziazione paritetica, in cui non c'è un terzo mediatore, ma le due parti si incontrano, da una parte l'azienda e dall'altra il cittadino rappresentato dalle Associazioni dei consumatori, per trovare un accordo. Qui c'è il massimo della garanzia per il cittadino che se non è d'accordo non dà il suo assenso". "In Europa - ha aggiunto Veroli - ci sono 750 tipi diversi di sistemi alternativi di conciliazione. L'obiettivo di fondo deve restare quello della risoluzione dei problemi dei cittadini in tempi rapidi: oggi fare una causa civile, in Italia, può voler dire impiegarci 10 anni. Sarebbe quindi opportuno che tutte le forme di risoluzione alternativa delle controversie potessero essere utilizzate dal cittadino. Quella paritetica è, secondo noi, la più affermata visto che ci sono migliaia e migliaia di conciliazioni fatte in questo modo dalle più grandi aziende italiane, di energia, di tlc, dalle banche e dalle Associazioni dei consumatori".