Reine-Claude Mader
Membro del CESE (Comitato Europeo economico
e sociale), portavoce della categoria Consumatori

Massimiliano Dona
Segretario generale Unione Nazionale
Consumatori, Rappresentante italiano all’ECCG
(Gruppo Consultivo Europeo dei Consumatori)

“I consumatori europei vivono  un contesto di sfiducia generalizzata verso le Istituzioni, verso il mondo politico, verso le grandi aziende. Negli ultimi anni stanno facendo i conti con una riduzione del reddito che non ha fatto altro che aggravare la situazione. Un contesto difficile che, tuttavia, bisogna superare”. Sono le parole di Reine Claude Mader, membro del CESE, anche lei ospite della tavola di rotonda. “A Bruxelles stiamo lavorando molto per i consumatori, per dare loro una tutela degna di questo nome” ha aggiunto sottolineando che gli sforzi delle Istituzioni europee sono diretti ad armonizzare la legislazione “per far sì che la tutela dei consumatori sia sullo stesso piano in tutti i Paesi”. Sulle Associazioni dei Consumatori, la MAder ha affermato che “devono esistere e devono essere indipendenti come i sindacati: elemento essenziale affinchè la loro azione possa essere davvero incisiva”. Infine la necessità di dialogare, con i poteri pubblici, con le amministrazioni e con i capi d’impresa: “E’ utile sia per i consumatori che per i professionisti” ha detto la Mader.

Anche Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori e membro del Gruppo Consultivo Europeo dei Consumatori, ha individuato nel ‘dialogo’ un motivo di orgoglio del consumerismo italiano. Dal suo Osservatorio privilegiato, infatti, Dona ha fatto notare che non ci sono esperienze simili nel resto d’Europa: “I miei colleghi apprendono con sgomento che in Italia riusciamo a dialogare con le imprese” ha detto Dona sottolineando che l’esperienza italiana consente di “contaminare le imprese” mentre la “tutela ex post è destinata ad avere scarso successo”. Dona, infine, rivolgendosi al commissario Mimica ha precisato che “non convince l’approccio utilizzato per le collective redress. L’Europa deve essere madre e non matrigna dei consumatori”.

 



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