L’economia della condivisione e la sfida (mondiale) della privacy

La  sharing  economy  esige  scelte. E le scelte coinvolgono il tema della privacy e il legame fra economia della condivisione - nella sua declinazione da sharing a social economy - e tutela dei dati personali.

Che ruolo ha la tutela della privacy nel mercato digitalizzato? È anche a questa domanda che l’evento di Consumers’ Forum ha cercato di dare risposta. Si legge nel rapporto Consumerism 2016: “Superata la super- stizione della gratuità della condivisione, nuovi soggetti operano su mercati anch’essi parzialmente  nuovi, ottengono  ricavi  significativi,  gestiscono dati che riguardano la sfera non solo economica di centinaia di milioni di persone. Nonostante il fatto che i set- tori in cui operano siano fortemente regolati, lo spazio in cui si muovono è sostanzialmente privo di regole. Uno spazio, l’economia social, insidioso; tutto sembra accada alla luce del sole, ma quella che si vede è la punta dell’iceberg”.

La difesa della privacy - a fronte di pochi gruppi che detengono e scambiano dati - presuppone un’azione globale. All’evento di Consumers’ Forum il presidente dell’Autorità della Privacy Antonello Soro ha posto l’accento sul fatto che la social economy fonda il suo business sul possesso dei dati personali degli utenti grazie ai quali le varie piattaforme possono profilare al meglio la loro offerta. Questo si traduce in una maggiore vulnerabilità della sfera privata dei cittadini, che molto spesso cedono porzioni della loro privacy  senza  esserne  pienamente coscienti.  “Ecco  perché”,  ha  detto Soro, “come Autorità abbiamo chiesto che vi sia più trasparenza nelle modalità di raccolta, conservazione e utilizzo dei dati”.

Nella social economy la partita della sicurezza e della tutela si gioca in un campo che non è solo quello nazionale o comunitario. “Delle 11 principali piattaforme che operano attivamente in Italia, ad esempio, nessuna ha un ufficio nel nostro Paese”, ha evidenziato Soro, “perché quindi le regole funzionino in maniera efficace servi- rebbe una convergenza a livello mon- diale. Un’utopia verso la quale sareb- be utile muoversi”.

 



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