OTT vs Telco, regolamentare senza soffocare il progresso

In una recente indagine conoscitiva condotta dall’AgCom sullo sviluppo delle piattaforme digitali e dei servizi di  comunicazione  elettronica è emerso che le app di comunicazione hanno notevoli divergenze sia rispetto ai servizi di telefonia e messaggistica tradizionali sia rispetto ai social network. Una delle caratteristiche che rende particolarmente attrattive le app di comunicazione è il fatto di essere pressoché gratuite, al contrario dei servizi tradizionali che prevedono la necessità per l’utente di sottoscrivere un contratto dietro il pagamento di un corrispettivo monetario prima di poter utilizzare  il  servizio.  Sotto  il  profilo consumeristico, sebbene l’utente non se ne rende conto perché offuscato dai vantaggi di una comunicazione rapida, semplice e soprattutto gratis, i fruitori dei servizi offerti dagli OTT non  godono  delle  medesime  tutele di cui beneficiano gli utilizzatori dei tradizionali servizi di comunicazione elettronica. Infatti, gli utenti finali dei servizi Telco godono di un’ampia protezione e trasparenza delle informazioni.  Tutto  ciò,  invece,  non è richiesto ai fornitori delle app di comunicazione sociale.

Pertanto, sulla base di quanto rappresentato, si prende atto della necessità di intraprendere iniziative volte a colmare il gap fra la normativa esistente e l’evoluzione del mercato. L’Autorità, pertanto, ha evidenziato la necessità di adottare un approccio in ambito regolatorio flessibile, ossia fondato su una valutazione caso per caso. Mario Staderini, direttore tutela consumatori dell’AGCOM, spiega che alla luce del nuovo contesto, l’Autorità sta cercando di “rivedere le vecchie regole, vigilare affinchè non ci siano riduzioni di tutele e nuove frodi per i consumatori. Al tempo stesso, resta fondamentale mantenere  il  pluralismo  e  la  libertà di informazione e circolazione delle idee”.

 



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