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Il reddito disponibile della famiglie nel 2009 ha registrato l'andamento più negativo dagli anni Novanta. Lo comunica l'Istat, segnalando che per il reddito disponibile delle famiglie il calo è stato del 2,8% su anno. Secondo i dati Istat, il reddito disponibile della famiglie è sceso, nel quarto trimestre 2009, dello 0,2% congiunturale in valori correnti; la spesa delle famiglie è diminuita dello 0,1% sul trimestre e dell'1,9% nel 2009; il potere di acquisto è calato dello 0,2% sul trimestre e del 2,6% tendenziale. La propensione al risparmio è diminuita di 0,7 punti percentuali sul 2008, ancora un record negativo dal 1990, ed è rimasta invariata sul trimestre. Infine, il tasso d'investimento si è ridotto di 0,2 punti percentuali sul trimestre e di 0,7 su anno.

I consumi cercano di tornare su, ma non ce la fanno. Nel mese di febbraio 2010, infatti, l'Indice dei Consumi Confcommercio registra un calo dello 0,5% rispetto al mese precedente. Su base annua c'è un miglioramento dell'1,4%, ma è dovuto principalmente al fattore mobilità e quindi al settore dei trasporti: la domanda relativa a beni e servizi per la mobilità è cresciuta del 14,3% rispetto a febbraio 2009. Aumenta soprattutto la domanda per le autovetture e la spesa per i trasporti aerei.
Il comportamento delle famiglie italiane, invece, continua ad essere caratterizzato dall'incertezza legata soprattutto al mercato del lavoro. In positivo la domanda per beni e servizi ricreativi, soprattutto per la componente relativa ai concorsi a pronostico e per i prodotti audiovisivi.
In calo, invece, la domanda per i servizi di ristorazione e d'alloggio (-0,6% rispetto a febbraio 2009) e per gli articoli di abbigliamento e calzature (-1,5%). Quest'ultimo settore ha avuto difficoltà a recuperare livelli di domanda anche nel periodo dei saldi. Ma la grande contrazione la registrano i consumi alimentari, le bevande e i tabacchi (-2,5%).

Pubblicare le inserzioni di corsi professionali, inserendole nello spazio dedicato alle offerte di lavoro, è pubblicità ingannevole, in quanto si crea confusione tra i giovani lettori in cerca di impiego. Lo ha deciso il Tar di Roma che, con una sentenza, ha respinto il ricorso presentato dalla Zenith S.r.l. un'azienda che svolge attività di formazione nel campo dell'advertising e della comunicazione di impresa, contro l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Ad ottobre 2009 l'Antitrust, su segnalazione del Codacons e della Federconsumatori, ha ritenuto che la condotta tenuta da Zenith S.r.l., con riferimento ad una serie di inserzioni pubblicitarie comparse su vari periodici locali nel periodo dall'ottobre 2007 al febbraio 2009, "costituisce una pratica commerciale scorretta, ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo". Ad esempio l'inserzione "Il mestiere creativo opportunità per giovani...anche inesperti ma creativi previo training Libera Professione - freelance Tecnico Pubblicitario..." è stata pubblicata tra le offerte di lavoro, nonostante fosse diretta a pubblicizzare corsi di formazione a pagamento. L'Autorità ha considerato questa idonea ad indurre in errore i consumatori sull'effettivo contenuto dell'offerta, celando sotto l'apparente veste di proposta di lavoro la frequenza di corsi a pagamento, influenzando indebitamente le scelte economiche del consumatore medio; l'Autorità ha multato la società per 35.000 euro e questa ha presentato ricorso al Tar che ha confermato la posizione dell'Antitrust.

Portali web: sono 233 le imprese attive in Italia al quarto trimestre 2009. In circa la metà dei casi si tratta di piccole imprese, ditte individuali con titolare giovane (il 68,1% ha meno di 40 anni) ed in circa un caso su cinque donna (17,8%). La sola Lombardia possiede circa un quinto del totale nazionale, seguita da Veneto (11,2%), Emilia Romagna, Piemonte e Toscana (9,9%).
Tra le province, ai primi posti Milano dove ha sede oltre un decimo delle imprese italiane attive nel settore (10,7%), seguita da Torino (9%), Roma (6,4%), Firenze (3,9%) e Venezia (3,4%). E se Milano è la sede dei social network più famosi, tra le altre proposte italiane, portali dedicati a consigli turistici su dove soggiornare in vacanza, sui luoghi da visitare, dove mangiare e fare shopping. La guida del "tutto fare" con suggerimenti utili per superare i piccoli problemi quotidiani, il portale di viaggi guidati in pullman e il motore di ricerca di eventi e locali per il tempo libero. Emerge da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati Registro Imprese al quarto trimestre 2009 e a marzo 2010.

E' stato pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo del provvedimento sugli incentivi per ciclomotori, cucine, elettrodomestici, abbonamenti a internet veloce, case ecologiche, motori marini e prodotti industriali. I consumatori e le imprese potranno cominciare ad acquistare i prodotti con gli incentivi a partire da giovedì 15 aprile.
A partire da oggi, invece, i rivenditori dovranno registrarsi in un apposito elenco prima di poter attivare l'effettiva erogazione degli incentivi ai consumatori: ciò al fine di garantire la massima trasparenza a tutela dei consumatori. La registrazione all'elenco sarà possibile contattando l'apposito call center gestito da Poste Italiane, al numero verde 800.556.670.
Venendo incontro alle richieste delle principali associazioni della distribuzione, nonché di diversi operatori delle telecomunicazioni, al fine di evitare rischi di congestione, i primi giorni saranno dedicati esclusivamente alle registrazioni dei venditori. Per gli abbonamenti ad internet veloce, invece, sempre da martedì 6 aprile, dovranno registrarsi solo gli operatori delle telecomunicazioni (e non i rivenditori), utilizzando esclusivamente l'indirizzo email

Circa mille controversie risolte nell'arco di un anno. E' questo il risultato che consegue alla firma del Protocollo di conciliazione Enel - Associazioni dei Consumatori a dimostrazione del successo sempre crescente delle conciliazioni paritetiche Aziende - Consumatori. I numeri sono stati illustrati nel corso del "2° Workshop Nazionale sulla Conciliazione", organizzato da Enel, cui hanno partecipato oltre cento conciliatori.
Alla conciliazione possono ricorrere tutti i clienti domestici Enel. Ad oggi mille i casi risolti attraverso una rete di 560 punti di contatto e 100 conciliatori delle sedi territoriali delle Associazioni Consumatori che lavorano con i 50 conciliatori di Enel.
Ogni cliente di Enel Servizio Elettrico o Enel Energia, infatti, dopo aver inviato un reclamo scritto, se non si ritiene soddisfatto della risposta, per risolvere il problema può rivolgersi a una delle 17 Associazioni dei Consumatori che hanno aderito all'accordo con Enel.
La procedura di conciliazione si può utilizzare nella maggior parte delle controversie di natura economica legate alla fatturazione, nei casi di riduzione della potenza o sospensione della fornitura per morosità, di fatture con importi elevati o anomali rispetto alla media, e nei casi di doppia fatturazione e permette di risolvere le controversie in modo gratuito, semplice e rapido.
Hanno partecipato al Workshop la Direzione Consumatori e Qualità del Servizio dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas e le 17 Associazioni Consumatori del CNCU firmatarie dell'accordo con Enel: Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori, Verbraucherzentrale Sudtirol - Centro Tutela Consumatori Utenti.

L'8% dei campioni di alimenti e mangimi analizzati dall'EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, presenta risultati superiori ai livelli massimi di diossina disposti dalla legislazione dell'Unione europea, anche se, precisa l'Autorità, "alcuni dei campioni provenivano chiaramente da un prelievo mirato durante episodi di contaminazione specifici". Sono alcuni dei risultati dell'analisi sui livelli di diossine e sostanze affini presenti negli alimenti e nei mangimi pubblicata dall'EFSA. La relazione si basa su oltre 7 mila campioni raccolti da 21 Paesi europei fra il 1999 e il 2008. La Commissione europea aveva infatti chiesto all'Autorità di valutare i livelli di contaminazione da diossine in relazione ai livelli massimi stabiliti per diverse categorie di alimenti e mangimi nell'Unione europea, per la tutela dei consumatori.
Le diossine e simili, come i difenili policlorurati (PCB) diossina-simili, comprendono una serie di sostanze tossiche che si formano mediante combustione e processi industriali. A livelli contenuti si trovano negli alimenti, ma l'esposizione di lungo periodo ad alti livello di diossina ha ripercussioni negative sulla salute come l'insorgenza di tumori. Nella catena alimentare si accumulano soprattutto nel grasso animali. Secondo l'EFSA, "i più elevati livelli medi di diossine e PCB diossina-simili in rapporto al contenuto di grasso sono stati rilevati per fegato e prodotti a base di fegato di origine animale. In relazione al peso totale del prodotto, i livelli medi più alti sono stati osservati nel fegato di pesce e nei relativi derivati. Per quanto riguarda i mangimi, i livelli medi più elevati sono stati riscontrati nell'olio di pesce".
L'Agenzia ha dunque raccomandato di continuare a condurre controlli casuali su sufficienti campioni di alimenti e mangimi per assicurare una valutazione adeguata della presenza di tali sostanze.

Dal 1° aprile caleranno le bollette elettriche ma aumenteranno quelle del gas. In particolare, le bollette della luce segneranno un meno 3,1%, con una riduzione della spesa media per le famiglie di circa 13 euro annui, mentre quelle del gas aumenteranno del 3,6%, pari a circa 34 euro in più. In totale, un aumento della spesa annua complessiva per una famiglia tipo di 21 euro l'anno. È quanto emerge dall'Aggiornamento trimestrale dei prezzi fatto dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas.
Gli aumenti del gas che scatteranno dal 1° aprile, sottolinea l'Autorità, sono legati all'effetto ''dell'elevato livello delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e soprattutto delle costose asimmetrie ancora evidenti rispetto al settore elettrico'', poiché "i mercati internazionale e nazionale del gas sono ancora caratterizzati da livelli insoddisfacenti di concorrenza ed efficienza". L'Autorità sottolinea però che ''le forti riduzioni dei prezzi gas registrate nel corso del 2009 (meno 16,4%) consentono di mantenere la spesa annua ancora inferiore, di 32 euro, rispetto a quella del 1° aprile 2009''.

Dal 5 aprile 2010 le norme sui visti rilasciati dagli Stati dello spazio Schengen ai cittadini dei paesi terzi saranno più trasparenti, rapide ed eque, grazie all'applicazione del codice Ue dei visti. Adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel giugno 2009, il codice dei visti introduce norme comuni sulle condizioni e sulle procedure di rilascio, sulla determinazione dello Stato membro che deve esaminare le domande di visto e armonizza le disposizioni sul trattamento delle domande e sulle decisioni.
Il modulo uniforme di domanda di visto è stato snellito, il contenuto delle singole caselle è stato chiarito, a vantaggio sia dei richiedenti che del personale consolare. Possono beneficiare della concessione gratuita del visto ulteriori categorie di persone e i diritti per i visti dei minori tra i sei e i dodici anni sono stati ridotti a 35 euro (l'importo generale dei diritti rimane di 60 euro).
Il codice aumenta la trasparenza e la certezza del diritto; viene imposto l'obbligo di motivare il rifiuto del visto e riconosce il diritto di ricorso contro le decisioni negative. Infine, il codice rafforza il ruolo delle delegazioni dell'Unione nel coordinamento della cooperazione tra gli Stati membri nell'ambito della "cooperazione locale Schengen" nei paesi terzi.

Quando compriamo un prodotto, qualsiasi esso sia, quasi tutti sappiamo che per due anni c'è una garanzia che ci tutela dai suoi difetti e dai suoi malfunzionamenti. Ma sono in pochi a sapere che non finisce qui. Sui beni che acquistiamo, infatti, ci sono diversi tipi di garanzia: c'è la garanzia convenzionale, c'è quella legale e c'è poi quella proposta dal commerciante.
Purtroppo le garanzie post-vendita sono ancora un terreno sconosciuto alla maggior parte dei consumatori. Eppure ci sono leggi che tutelano chi acquista rispetto a chi vende, perché anche il legislatore si è reso conto che l'acquirente ha bisogno di una tutela maggiore perché è la parte contrattuale più debole. E, infatti, nel 2002, oltre a quanto stabilito già dal Codice Civile, si è introdotto un nuovo concetto che garantisce maggiormente il consumatore: il difetto di conformità. Con questo concetto si tutela il consumatore, oltre che dai vizi che rendono il prodotto non idoneo all'uso, anche da tutto quello che lo rende diverso da quanto previsto dalla pattuizione originaria. Insomma il consumatore dovrebbe essere consapevole dei suoi diritti quando acquista qualcosa e dovrebbe sapere che far valere questi diritti "non è un vezzo" ma un dovere civico.
E' di questo che si è parlato nell'interessante seminario "Le garanzie post-vendita. Tutela dei consumatori e obblighi di produttori e commercianti", organizzato dal Movimento Difesa del Cittadino in collaborazione con l'Università Roma Tre, che si è tenuto ieri presso la Facoltà di Economia di Roma Tre. L'incontro si inserisce in una serie di attività di informazione e comunicazione che sei Associazioni dei consumatori (Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa dei Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) hanno portato avanti nel corso dell'ultimo anno attraverso il progetto Occhi Aperti!, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Dall'incontro sono emersi tanti spunti di riflessione, ma su tutti aleggia una certezza: è la disinformazione il peggior nemico, non solo del consumatore, ma anche del venditore che spesso dà informazioni sbagliate, senza saperlo. E senza sapere che se il consumatore vorrebbe far valere i suoi diritti potrebbe farlo perché è tutelato dalla legge. Ma il consumatore, nella maggior parte dei casi, non lo fa perché non vuole perder tempo e fatica dietro a qualcosa che ha acquistato. A volte preferisce semplicemente sostituirlo. Certo dipende dal prodotto in questione. Se il costo del prodotto è notevole, allora si che si va fino in fondo, ma se si tratta di un telefonino o forse anche di un pc di poche migliaia di euro, allora si lascia correre.

Sono ancora troppi gli ostacoli per il consumatore che vuole acquistare beni o servizi da un altro Paese europeo. Cresce sempre di più, infatti, il divario tra il commercio elettronico transfrontaliero e quello domestico e, di conseguenza, è in declino la fiducia dei consumatori verso gli scambi transfrontalieri e verso l'efficacia delle risoluzioni delle controversie. E' quanto risulta dall'edizione di primavera del Quadro di valutazione dei mercati dei beni di consumo pubblicata oggi dalla Commissione europea. Il quadro di valutazione fornisce dati e indicazioni sul modo in cui il mercato interno funziona per i consumatori in termini di scelta, competitività dei prezzi e soddisfazione. Il numero e il valore delle transazioni transfrontaliere è un indice dell'integrazione effettiva del mercato europeo al dettaglio.
Nel 2009 il commercio transfrontaliero è cresciuto pochissimo: soltanto il 29% dei consumatori ha effettuato acquisti in un altro paese dell'UE (25% nel 2008) e soltanto il 25% dei dettaglianti ha venduto in un altro paese dell'UE (20% nel 2008). Cresce il divario tra gli acquisti on line domestici e quelli transfrontalieri: nel 2009 il 34% dei consumatori dell'UE ha acquistato on line beni o servizi da rivenditori nazionali (28% nel 2008), ma soltanto l'8% ha ordinato beni o servizi in altri paesi dell'UE (6% nel 2008).
Da altri studi effettuati dalla Commissione europea emerge che gli acquisti transfrontalieri possono offrire ai consumatori un'effettiva possibilità di risparmiare e una maggiore scelta. Ma continuano a sussistere degli ostacoli e molti commercianti rifiutano di consegnare i loro prodotti in un altro paese.
Precedenti relazioni hanno evidenziato che più del 60% delle ordinazioni transfrontaliere non ha esito. La Commissione ha deciso quindi di abbattere questi ostacoli prendendo le mosse da un catalogo di misure messo a punto nel mese di ottobre 2009. Tali misure comprendono l'armonizzazione delle regole finora frammentate, il potenziamento dei meccanismi per la risoluzione delle controversie e la semplificazione delle regole che si applicano ai dettaglianti.
Sicuramente la crisi economica ha avuto un impatto negativo sui mercati nazionali e sulla fiducia dei consumatori, ma c'è un dato positivo: otto Stati membri, Portogallo, Lussemburgo, Irlanda, Italia, Austria, Francia, Slovacchia e Regno Unito, hanno migliorato la loro posizione rispetto al 2008.
Varia di molto, da un paese all'altro, anche la capacità che i consumatori hanno di fare acquisti di beni e servizi: in sei Stati membri questa risulta essere meno della metà della media europea, tenendo conto sia dei redditi medi sia dei livelli dei prezzi. Colpisce il fatto che il costo della vita sia più abbordabile per i consumatori dei paesi più ricchi, nonostante i prezzi elevati: il Lussemburgo è di gran lunga il paese più abbordabile, seguito da Regno Unito, Cipro, Paesi Bassi e Austria.
"Per i consumatori il mercato unico europeo rappresenta la promessa di una più ampia scelta e di prezzi più bassi - ha commentato il Commissario Ue alla salute e alla tutela dei consumatori, John Dalli - Questa promessa spesso rimane irrealizzata poiché i commercianti e i negozianti si trovano bloccati entro i loro confini nazionali a causa di ostacoli rilevanti. Sono deciso ad adoperarmi, assieme ai miei colleghi commissari, per abbattere questi ostacoli. Intendo lodare - ha concluso Dalli - gli Stati membri che, nonostante le pressioni cui sono sottoposti i bilanci nazionali, continuano a investire per creare un ambiente in cui si nutre fiducia negli organismi a tutela dei consumatori e si risolvono celermente le controversie".

Liliana Ciccarelli è stata eletta Segretario Generale di Consumers' Forum. Liliana Ciccarelli, già responsabile delle Politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, subentra a Giustino Trincia che ha assunto per Abi la responsabilità dell'Ufficio Rapporti con le Organizzazioni dei Consumatori - Area Retail. Cittadinanzattiva è tra i soci storici del Consumers' Forum e conferma, attraverso la disponibilità della propria rappresentante a ricoprire tale carica, l'investimento nelle politiche consumeriste in particolare sul versante della formazione, della conciliazione e della promozione e diffusione della cultura del consumo responsabile.
"L'esperienza di Consumers' Forum - commenta Ciccarelli - rappresenta una novità a livello europeo: uno spazio di dialogo e confronto continuo su temi molto concreti e operativi, come può essere ad esempio quello del credito al consumo, che sono di attualità anche in un contesto europeo. E proprio sul tema del credito al consumo a breve sarà organizzato un grande evento pubblico. Comunque quello dell'Europa è un percorso che non è più eludibile. Consumers' Forum è un esempio di metodo di lavoro che sta funzionando e che sentiamo di poter proporre all'Europa per trovare anche noi stessi degli spazi di miglioramento e di confronto". Per il neo segretario, l'attuale contesto di crisi "sollecita ad un confronto davvero serio, ad esempio sulla responsabilità sociale delle imprese, sulla sostenibilità, sull'uso attento delle risorse e sulla scelta dei consumi".

L'87% dei consumatori predilige il supermercato e l'ipermercato, il 24% acquista presso il mercato rionale o comunale, il 23% nei negozi e il 22% nelle catene di discount. Particolarmente interessanti sono i dati relativi alla percentuale dei consumatori che acquistano direttamente dal produttore in azienda (10%), abitudine che si sta affermando sempre più e che vince nettamente sull'acquisto nei Farmers' market (2%), che rappresentano una nicchia più comunicata che utilizzata. E' il quadro che emerge da un'indagine realizzata da ISPO per Confagricoltura.
Il 46% degli intervistati acquista da solo; il 28% lo fa con il partner e 16% con altri parenti e amici. Coloro che dichiarano di fare acquisti da soli sono per lo più donne (63%) e casalinghe (69%), mentre tra il 28% di coloro che sono soliti acquistare insieme al partner, gli uomini, indipendente dalla classe sociale e dal livello di istruzione, si rivelano i più disponibili a fare acquisti in compagnia (36%).
Dall'indagine emerge anche una completa assenza della modalità di acquisto via internet, telefono o catalogo, indice del bisogno dei consumatori di verificare direttamente la provenienza dei prodotti acquistati. In futuro i consumatori si rivolgeranno sempre più direttamente alle aziende agricole produttrici, come dimostrano le percentuali in merito agli interessi dei consumatori nei confronti dei nuovi canali di acquisto, dati tra cui è preponderante il 64% relativo agli acquisti diretti dal produttore.
Il rapporto dei consumatori con le aziende produttrici rappresenta un aspetto centrale dell'indagine elaborata da ISPO. Tra gli intervistati coloro che si dichiarano più interessati ad effettuare i propri acquisti direttamente presso le aziende agricole sono per il 70% coloro che fanno la spesa con altri, soprattutto maschi (68%) e giovani (25-34enni: 72%; 35-44enni: 67%), trasversalmente alle diverse classi sociali. Emerge inoltre che la disponibilità a comprare direttamente in azienda è alta (tra il 61% e il 66%) tra tutti gli utilizzatori di altri canali. La "resistenza" nei confronti di questa tendenza è rappresentata per il 43% da donne, per il 48% da anziani, per il 44% da pensionati e per il 46% da meno istruiti. Il motivo principale della resistenza è l'eccessiva lontananza da casa delle aziende produttrici, fattore ostacolante per il 65% degli intervistati e soprattutto per le casalinghe (70%). Le ragioni che spingono invece a rivolgersi direttamente al produttore sono, da un lato, la possibilità di risparmiare pur comprando prodotti di qualità (38%), determinante soprattutto per laureati, abitanti del Nord-ovest e di città metropolitane. Un altro elemento incentivante, soprattutto per gli uomini, è l'opportunità di coniugare esigenze pratiche e bisogni ludici: andare a fare acquisti in fattoria offre l'occasione di fare una piacevole gita fuori città, fattore rilevante per anziani e pensionati e per chi risiede nel centro Italia e in piccoli centri, che formano quel gruppo del 15% che ama fare gli acquisti in compagnia degli amici.

Sono tre le nuove famiglie di investitori che emergono dalle anticipazioni qualitative dell'indagine Associazione Bancaria Italiana (Abi) - GfK Eurisko: l'esploratore, l'amministratore e l'affettivo. L'analisi è focalizzata sui clienti "affluent", che sono circa il 20% del totale, considerando fra questi chi ha un patrimonio tra i 50 e i 300mila euro e con un portafoglio diversificato in attività gestite e amministrate.
L'esploratore è l'investitore per cui una parte del patrimonio può essere destinata all'emozione. In questo caso il cliente non tralascia la dimensione della responsabilità, ma punta anche alla ricerca continua del miglior rendimento possibile. Messa, quindi, al sicuro la parte più rilevante del patrimonio, l'esploratore ne destina una piccola parte, in genere un 10 - 15%, a un rendimento più alto. Questa figura ha una buona cultura finanziaria, segue i mercati e i titoli con un aggiornamento quasi quotidiano. Non solo decide in piena autonomia quando acquista in filiale, ma spesso fa anche trading online. L'esploratore ha un profilo di rischio tra il medio e l'alto ed è in genere uomo.
La seconda figura è l'amministratore, per cui il patrimonio mobiliare richiede gestione e manutenzione come quello immobiliare: il patrimonio viene gestito con prudenza, controllato, richiede "manutenzione" per evitare che venga intaccato. L'amministratore sente che occorre essere preparati, che ci vuole competenza e informazione. Raggiunge dunque una certa cultura finanziaria, segue e si informa, matura una certa autonomia decisionale, anche se la banca o il promotore continuano ad essere un riferimento importante. L'obiettivo di non mettere a rischio il patrimonio, lo porta ad agire con prudenza. La conseguenza è un livello di rischio generalmente basso o medio.
Il paradigma dell'affettivo ha come punto nodale la condivisione. In questo caso il cliente cerca una guida per la gestione del suo patrimonio, tende a rendere affettivo il rapporto con il gestore/promotore, che diventa una figura cruciale. Il rapporto ha una forte componente di fiducia costruita nel tempo. L'affettivo oscilla tra la decisione in autonomia e la delega al referente, la cui opinione ha comunque un valore elevato. L'investitore ha una cultura finanziaria più basica, ma possiede pochi e chiari criteri guida per orientarsi, anche se è poco propenso ad aggiornarsi costantemente. L'affettivo ha un profilo di rischio basso o medio ed è caratterizzato da una forte presenza femminile.