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Arriva oggi la sentenza della Corte di Giustizia Europea che condanna l'Italia sul caso dei rifiuti in Campania. Su ricorso presentato dalla Commissione Ue, la Corte ha constatato che l'Italia non ha adottato tutte le misure necessarie allo smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania, mettendo così in pericolo la salute dei cittadini e recando pregiudizio all'ambiente.
Il caso risale al 2007 quando in Campania si è verificata una situazione di crisi nello smaltimento dei rifiuti, per cui per un certo periodo sulle strade urbane si sono riversate ingenti quantità di spazzatura : 55.000 tonnellate di rifiuti riempivano le strade, e c'erano circa 120.000 tonnellate di rifiuti in attesa di trattamento presso i siti comunali di stoccaggio. In tali circostanze i rifiuti hanno provocato inconvenienti da odori ed hanno danneggiato il paesaggio, rappresentando così un pericolo per l'ambiente. L'Italia stessa ha ammesso la pericolosità della situazione per la salute umana, esposta ad un rischio certo.
La Corte oggi ha concluso che l'Italia, non avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti nelle vicinanze del luogo di produzione e non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e di danneggiare l'ambiente nella regione Campania, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva rifiuti.

I bilanci di banche e società finanziarie devono essere più chiari e trasparenti. Questo il richiamo che viene da Isvap, Banca d'Italia e Consob che, in un documento congiunto, ribadiscono "la necessità che i componenti gli organi di amministrazione e di controllo di società quotate, imprese di assicurazione, banche e società finanziarie nonché i dirigenti preposti si adoperino affinché le relazioni finanziarie risultino idonee a rappresentare in maniera chiara, completa e tempestiva i rischi e le incertezze cui le società sono esposte, il patrimonio di cui dispongono per fronteggiarli, la loro effettiva capacità di generare reddito".
In una nota congiunta delle tre istituzioni, si legge che "dalla lettura dei bilanci riferiti al 31 dicembre 2008 e delle altre relazioni finanziarie pubblicate nel corso del 2009 emerge, infatti, che, nonostante alcuni miglioramenti, sussistono ancora talune carenze nelle aree informative che risultano più sensibili all'impatto della crisi. Pur in presenza di segnali di miglioramento della situazione economica, le previsioni sono ancora caratterizzate da notevole incertezza. Ciò potrebbe influire sui fondamentali delle società e di conseguenza sulle principali voci di bilancio".

Le famiglie confermano un atteggiamento prudente e incerto sul versante dei consumi. L'Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala infatti a gennaio un aumento dell'1,4% in termini tendenziali ed una flessione dello 0,3% rispetto a dicembre. I prezzi dei beni e servizi che compongono l'ICC risultano in aumento dello 0,6%. Per la domanda delle famiglie, bene auto, trasporti e comunicazioni, mentre continua la flessione degli acquisti in volume di prodotti alimentari, bevande e tabacchi.
Diminuisce dello 0,3% la domanda per beni e servizi ricreativi; in flessione dello 0,7% la domanda per servizi di ristorazione e alloggio. La componente più dinamica risulta quella di beni e servizi per la mobilità, che rispetto allo scorso anno è aumentata del 21,4%: l'andamento, afferma Confcommercio, è determinato dalla domanda per auto e motocicli, anche se le prospettive a breve sembrano negative, e dalla ripresa della spesa per i trasporti aerei.
In aumento a gennaio anche la domanda di beni e servizi per le comunicazioni e per l'ICT domestico (più 2,4% tendenziale). In flessione beni e servizi per la cura della persona (meno 0,3%), abbigliamento e calzature (meno 4,2%) e beni e servizi per la casa (meno 1,4%) anche se in quest'ultimo comparto la dinamica rimane positiva per elettrodomestici e TV. Prodotti alimentari, bevande e tabacchi segnalano a gennaio 2010 una diminuzione dello 2,9% dei volumi acquistati.

Si chiama Europa 2020 ed è la strategia lanciata oggi dalla Commissione Europea per uscire dalla crisi e preparare l'economia per il prossimo decennio. Crescita intelligente, crescita sostenibile e crescita inclusiva sono le tre strade da seguire e 5 gli obiettivi da raggiungere entro il 2020: il 75% delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni deve avere un lavoro; il 3% del PIL dell'UE deve essere investito in R&S (ricerca e sviluppo); i traguardi "20/20/20" in materia di clima/energia devono essere raggiunti; il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10% e almeno il 40% dei giovani deve avere una laurea o un diploma; 20 milioni di persone in meno devono essere a rischio di povertà.
"Europa 2020 illustra le misure che dobbiamo adottare ora e in futuro per rilanciare l'economia dell'UE - ha dichiarato il Presidente della Commissione Barroso - La crisi ha messo in luce questioni fondamentali e tendenze non sostenibili che non possiamo più ignorare. Il disavanzo di crescita dell'Europa sta compromettendo il nostro futuro. Dobbiamo agire con decisione per ovviare alle nostre carenze e sfruttare i nostri numerosi punti di forza. Dobbiamo costruire un nuovo modello economico basato su conoscenza, economia a basse emissioni di carbonio e alti livelli di occupazione. Questa battaglia impone di mobilitare tutte le forze presenti in Europa."

Nel 2009 sono state quasi 30.000 le domande di conciliazione avanzate dai consumatori nei settori delle tlc, banche, trasporti, energia, assicurazioni eccetera. Consumers' Forum ha presentato oggi il 1° Rapporto sulle conciliazioni paritetiche.
Quella delle small claims, ossia delle piccole liti tra consumatore e azienda, è un tema attualissimo, ma che, in Italia, affonda la sue radici nei primi anni '90, quando qualche grande impresa, nello specifico la Sip nel 1991, ha iniziato a porsi l'obiettivo di migliorare il servizio all'utente, dandogli la possibilità di risolvere eventuali disservizi. Questo accadeva appunto nel 1991 e nell'arco di 19 anni la pratica della conciliazione, come risoluzione alternativa a quella ordinaria delle controversie, si è diffusa in Italia, come in Europa, ed è uno strumento sempre più utilizzato dai consumatori che lo preferiscono di gran lunga alla soluzione giudiziaria.
Nel 2008 il 41% di tutte le domande di conciliazione registrate in Italia si è svolta in conciliazione paritetica, cioè il cittadino si è rivolto ad un'Associazione dei consumatori e nel 2009 i cittadini rappresentati dalle Associazioni dei consumatori hanno avanzato ben 29.938 domande di conciliazione paritetica. Il settore più interessato è stato quello delle telecomunicazioni (55%), a seguire quello bancario (38%), e i servizi postali, di energia e trasporti.
Il 77% dei procedimenti aperti, si è concluso a favore del consumatore, con una durata media delle controversie di 60 giorni. E quella della durata rappresenta un grande traguardo, a fronte di una media italiana di 1200 giorni necessari per ottenere un qualsiasi recupero credito.
Questo è in sintesi il quadro delineato dal 1° Rapporto sulla Conciliazione presentato oggi al Cnel da Consumers' Forum. E sono 23 i protocolli nazionali sottoscritti tra Associazioni dei consumatori e aziende, e 18 locali in 9 regioni nei diversi settori (tlc, banche, servizi postali, assicurazioni) con recenti e importanti sviluppi nel settore energetico e nei trasporti.
In merito all'oggetto delle controversie, le questioni più ricorrenti nel settore Tlc riguardano il disconoscimento del traffico (fonia-internet), il ritardo nell'attivazione o disattivazione di un servizio, l'attivazione servizi non richiesti, il ritardo per la riparazione dei guasti, il rimborso per l'anticipo di conversazione, la tariffazione applicata. Le liti più frequenti nel settore delle Poste insorgono per disservizi sulla consegna di pacchi o di raccomandate. Nel comparto energetico, le contestazioni contro le aziende riguardano soprattutto la doppia fatturazione, la ricostruzione dei consumi, la gestione delle morosità, la contestazione delle fatture. Per quanto riguarda il comparto bancario, sebbene la maggior parte delle conciliazioni più recenti abbia riguardato la gestione dei titoli Parmalat, le altre controversie riguardano i conti correnti e le carte (credito, bancomat, ecc.).
"Il Rapporto conferma l'importanza della conciliazione paritetica come strumento di difesa dei diritti dei consumatori e come sistema di giustizia alternativa per la soluzione delle controversie minori ed è per molte controversie l'unica forma di tutela", ha spiegato Sergio Veroli, presidente di Consumers' Forum, sottolineando il fatto che "quella delle small claims è una materia che o si risolve in sede conciliativa o non si risolve per niente". "Se il cittadino si rivolgesse ad un giudice per queste - ha aggiunto Veroli - non riuscirebbe ad ottenere una tutela e dunque subirebbe un'ingiustizia. La conciliazione paritetica, invece, risolve l'asimmetria tra cittadino e impresa, dando al consumatore l'ultima parola".
Gratuità e semplicità della procedura, tempi rapidi per la definizione delle liti, presenza di contraddittorio, trasparenza e informazione riguardo il funzionamento della procedura, libertà di scelta sono solo alcuni dei vantaggi che offre il modello di conciliazione paritetica, con evidente alleggerimento della giustizia ordinaria. Veroli ha poi sottolineato l'importanza della formazione che per le Associazioni dei consumatori e per le imprese avviene in concomitanza, permettendo quindi un reale scambio tra le due parti e un'analisi di casi concreti, visto che "il fine non è la conciliazione ma la soluzione dei problemi che emergono nel rapporto tra azienda e consumatore".

Verso bollette più semplici e trasparenti, con uno schema unico per elettricità e gas, per facilitare i controlli e la lettura. È quanto deciso dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas: per facilitare il controllo dei consumi, della spesa e la lettura, verrà infatti introdotto uno schema di bolletta più semplice e più chiaro, corredato di spiegazioni e uguale per energia elettrica e gas. Le nuove bollette conterranno informazioni aggiuntive per agevolare i clienti nei rapporti con i fornitori - ad esempio, come presentare un reclamo o la procedura per tardivo pagamento - e informazioni sulle fonti usate per la produzione di elettricità (centrali idroelettriche, a carbone, a olio combustibile o a gas).
"La nuova bolletta trasparente vuole rafforzare le garanzie per i clienti finali - ha sottolineato il Presidente dell'Autorità Alessandro Ortis - contribuendo a rendere le scelte dei consumatori sempre più informate e le voci della spesa energetica sempre più chiare".
Le misure sono previste dalla Direttiva per l'armonizzazione e la trasparenza dei documenti di fatturazione dell'Autorità per l'energia, che si propone di rendere le bollette sempre più comprensibili e trasparenti, agevolando il confronto fra quelle per la fornitura di energia elettrica e quelle del gas. Il nuovo schema di bolletta sarà usato infatti sia per l'elettricità che per il gas che per le forniture congiunte, i cosiddetti contratti dual fuel. La novità riguarda sia le famiglie che i clienti non domestici di piccole dimensioni. Il nuovo schema dovrà essere adottato dalle imprese entro la fine di quest'anno e comunque per tutte le bollette da emettersi dal 1° gennaio 2011.
Sul sito internet dell'Autorità e delle imprese di vendita ci sarà inoltre un glossario per spiegare in linguaggio semplice i termini tecnici usati nelle bollette. La bolletta sarà invece composta da un quadro sintetico, con le principali informazioni (caratteristiche della fornitura, riepilogo dei consumi del periodo e dell'importo da pagare, scadenza del pagamento, numeri per i reclami e il servizio guasti) e da un secondo quadro con la spiegazione nel dettaglio della spesa per i consumi e la distinzione fra servizi di vendita liberalizzati e servizi di rete tariffati.

"Conciliazioni: l'esperienza delle associazioni dei consumatori e delle imprese nel quadro normativo italiano": questo il tema del convegno organizzato da Consumers' Forum presso il Cnel domani mattina, quando sarà presentato il primo Rapporto sulla conciliazione paritetica, curato dall'associazione, che raccoglie per la prima volta tutti i dati relativi alla procedura extragiudiziale per la soluzione dei contrasti tra consumatori e imprese. Una risposta dunque a domande quali il numero di liti fra consumatori e aziende risolte con successo grazie alla conciliazione, su comparti e aziende che più si sono affidate alla libera contrattazione, sulla durata media delle controversie.
Nel corso del convegno, che verrà aperto dal presidente di Consumers' Forum, Sergio Veroli, gli esperti si confronteranno sugli aspetti giuridici, legislativi ed economico-sociali della procedura. Interverranno fra gli altri Liliana Ceccarelli, responsabile ufficio conciliazioni di Cittadinanzattiva; Pierfrancesco Bartolomucci dell'Università Roma Tre; rappresentanti del Ministero dello Sviluppo economico, dell'Agcom, dell'Aeeg, del Ministero della Giustizia e di Confindustria, del CNCU e di Unioncamere.

No alla conservazione illimitata e oltre il tempo consentito dei dati di traffico di telecomunicazioni e internet. È quanto ribadito dal Garante per la Privacy che, nell'ambito di un'azione comune deliberata dalle Autorità di protezione dati europee, ha messo sotto la lente di ingrandimento i gestori telefonici e gli internet provider e "ha vietato - informa l'odierna newsletter - a tre società che operano nel settore della telefonia e Internet l'uso di dati trattati in modo illecito e ne ha ordinato la cancellazione". In particolare, le violazioni emerse nell'ambito dei controlli sono state tempi di conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico superiori al consentito e conservazione di informazioni sui siti visitati dagli utenti.
I dati di traffico telefonico, come il numero chiamato, la data e l'ora, e quelli internet, come indirizzi e-mail e accessi alla rete, sono delicati perché, anche se non riguardano il contenuto delle comunicazioni, permettono di ricostruire abitudini e informazioni di una persona.
Le società dovranno cancellare i dati di traffico telefonico e telematico conservati oltre i tempi previsti dalla normativa italiana per finalità di accertamento e repressione dei reati (24 mesi per i dati di traffico telefonico; 12 mesi per i dati telematici). E dovranno cancellare tutte le informazioni che possono rivelare gusti, opinioni, tendenze degli utenti, che non avrebbero mai dovuto essere archiviate nei data base. A una società è stato prescritto di innalzare i livelli di sicurezza dei flussi informativi con l'autorità giudiziaria e di garantire in modo più adeguato la riservatezza delle informazioni.

Si parla di class action e nuove normative nell'appuntamento organizzato da Adiconsum e Federmobilità per lunedì 1° marzo: "Mobilità. Class action e le recenti novità normative". Il convegno si svolgerà presso il Centro Congressi di via Cavour a Roma a partire dalle 10.30. Sono previsti gli interventi di Sergio Marchi, assessore alla mobilità e trasporti del Comune di Roma e di Paolo Landi, segretario generale Adiconsum, insieme a interventi di esperti. La conclusione sarà affidata all'assessore ai Trasporti della Provincia di Milano Giovanni De Nicola.

Il progetto Occhi Aperti! finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e promosso da 6 Associazioni dei Consumatori promuove una campagna di sensibilizzazione sui diritti del cittadino-consumatore rivolta ai ragazzi dai 14 ai 18 anni. Il progetto è finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e promosso da Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori.
Si tratta di una campagna nelle scuole secondarie superiori, caratterizzata da un percorso educativo e un concorso, per sensibilizzare i ragazzi sui diritti del cittadino-consumatore in tema di pratiche commerciali scorrette, garanzie post-vendita e strumenti creditizi. Dal sito di Occhi Aperti! (www.occhi-aperti.it) e dalle pagine web delle 6 associazioni coinvolte, insegnanti e alunni potranno accedere al kit multimediale, dinamico e "giovane", caratterizzato da un percorso educativo on line attraverso 3 diverse unità didattiche, una per ogni tematica del progetto, con quiz finale di verifica delle conoscenze apprese: Pratiche commerciali scorrette (come difendersi dalle pubblicità ingannevoli e aggressive), Garanzie post-vendita (come tutelarsi in caso di acquisto di beni difettosi o non conformi al contratto di vendita) e Strumenti creditizi (come gestire al meglio i propri risparmi, investimenti e spese). I lavori più simpatici verranno prodotti e diffusi su Internet.

Enel ha chiuso in anticipo l'offerta paneuropea delle due nuove obbligazioni a tasso fisso e variabile riservate ai piccoli risparmiatori. Enel è stato il primo emittente italiano a proporre al pubblico obbligazioni corporate anche al di fuori dei confini nazionali. L'azienda fa sapere che dai risparmiatori sono arrivate richieste per 14,66 miliardi di euro, quasi 5 volte l'offerta messa a disposizione da Enel che è stata di 3 miliardi. La scadenza delle obbligazioni è il 26 febbraio 2016.
Quelle a tasso fisso pagano un tasso di interesse nominale annuo lordo pari al 3,50% e saranno emesse a un prezzo pari al 99,89% del loro valore nominale. Le obbligazioni a tasso variabile sono fruttifere di interessi che saranno corrisposti agli investitori semestralmente in via posticipata e calcolati al tasso variabile nominale annuo pari all'Euribor a 6 mesi maggiorato di un margine pari a 73 punti base; tali obbligazioni saranno emesse a un prezzo pari al 100% del loro valore nominale. A seguito della fissazione in data odierna dell'Euribor a 6 mesi a 0,963%, il tasso nominale annuo della prima cedola in pagamento il 26 agosto 2010 risulta pari a 1,693%.

Da Torino alla Toscana alla Sardegna sono numerose le operazioni messe a segno dall'Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari e repressione frodi (ICQRF) nei primi mesi dell'anno, soprattutto nel settore vitivinicolo.
L'Ufficio di Torino ha sequestrato 14 ettolitri di vino che non avevano ancora ottenuto la certificazione per diventare Cinque Terre Sciacchetrà DOC 2008. Il vino risultava annacquato, l'alcool derivava da zuccheri estranei all'uva. L'8 febbraio è stato disposto il sequestro amministrativo per 9.900 bottiglie di Salento IGT rosso privo delle caratteristiche per fregiarsi di tale designazione.
In Sardegna sono stati sequestrate circa 7.100 bottiglie di vino Cannonau di Sardegna DOC privo della idonea certificazione e oltre 330 ettolitri di vino Cannonau di Sardegna DOC con parametri analitici non rispondenti a quelli legali. Funzionari dell'Ufficio di Conegliano (TV), il 9 febbraio, hanno invece sequestrato 14.400 bottiglie di vino denominato in etichetta Rosecco, con evidente richiamo alla denominazione di origine controllata Prosecco, in violazione delle norme e prescrizioni sull'etichettatura dei prodotti vitivinicoli. Il vino era destinato al mercato inglese. Controlli anche in Toscana sui vini IGT: sono stati sequestrati 45.000 litri di vino toscano IGT che non trovavano nessuna giustificazione nei documenti di cantina. E in provincia di Firenze è stato sequestrato un intero stabilimento vitivinicolo.

Le vendite del commercio fisso al dettaglio nel 2009 sono diminuite dell'1,6% rispetto al 2008, con una flessione dell'1,5% per i prodotti alimentari e una calo dell'1,6% per i prodotti non alimentari. Le vendite alimentari diminuiscono dello 0,4% nella grande distribuzione e del 3,2% nelle imprese che operano su piccole superfici, mentre i prodotti non alimentari subiscono un calo del 2,5% nelle piccole imprese e un aumento dello 0,4% nella grande distribuzione. Complessivamente, le vendite nella grande distribuzione restano stabili mentre quelle nelle imprese più piccole sono in flessione del 2,7%. Sono i dati resi noti oggi dall'Istat relativi al valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio.
Rispetto al mese di novembre, le vendite hanno registrato una variazione nulla mentre il confronto tendenziale fra dicembre 2009 e dicembre 2008 segnala un aumento dello 0,7%.
Sul precedente mese di novembre, le vendite di prodotti alimentari hanno subito una flessione dello 0,5%, mentre le vendite di prodotti non alimentari hanno segnato una variazione positiva dello 0,3%. Rispetto a dicembre 2008, vi è stata una flessione dello 0,5% per le vendite di prodotti alimentari e un incremento dell'1,1% per quelle di prodotti non alimentari.

In Italia oltre il 58% dei capi di abbigliamento immessi sul mercato è privo di indicazione di origine. Un dato sostanzialmente allineato a quello europeo. È quanto ha detto oggi il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello intervenendo al convegno di Symbola e Farefuturo "Il futuro Made in Italy" e sottolineando dunque il ruolo fondamentale della tutela e della qualificazione dei prodotti.
"Da una indagine svolta dalla Associazione delle Camere di commercio che si occupa del Sistema Moda su cinque città europee (Amsterdam, Barcellona, Francoforte, Parigi e Stoccolma) - ha detto Dardanello - è emerso come il 40% dei campioni di prodotti di abbigliamento raccolti non riportasse alcuna dichiarazione d'origine, il 57% non fosse conforme alla composizione merceologica dichiarata, e circa il 10% presentasse persino elementi cancerogeni. Dati, peraltro confermati per il nostro Paese, dove il 58,5% dei capi di abbigliamento immessi sul mercato risulta senza indicazione di origine".