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La maggior parte dei consumatori sa che conservare lo scontrino serve per fare valere la garanzia nel caso di acquisto di un prodotto difettoso. Ma qui sembra finire la consapevolezza riguardo ai diritti in merito alle cosiddette garanzie post-vendita, che tutelano il consumatore da acquisti inutili, truffe, raggiri. C'è ancora tanta disinformazione sulla tutela dei consumatori e ripetute violazioni delle norme da parte dei venditori. Per richiamare l'attenzione su questa importante misura di tutela degli interessi dei consumatori, il Movimento difesa del Cittadino, in collaborazione con l'Università Roma Tre, ha organizzato il seminario "Le Garanzie post-vendita. Tutela dei consumatori e obblighi di produttori e commercianti". L'incontro si inserisce nella serie di attività di informazione e comunicazione che le sei associazioni dei consumatori (Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) hanno portato avanti nel corso dell'ultimo anno attraverso il progetto Occhi Aperti! (www.occhi-aperti.it ).
Dalle segnalazioni dei cittadini giunte nell'ultimo anno al Movimento Difesa del Cittadino, capofila del progetto Occhi Aperti!, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato con altre 5 associazioni, emerge che sebbene quasi il 90% di coloro che effettuano un acquisto conservi lo scontrino, la maggior parte non sa cosa fare per far valere la garanzia su un prodotto difettoso. L'80% dei consumatori dichiara infatti di aver ricevuto informazioni sbagliate dal venditore, che propone di rivolgersi al produttore per la sostituzione o riparazione del bene e non fornisce informazioni sulla differenza tra garanzia legale e convenzionale.
La riunione verrà aperta dal Presidente Movimento Difesa del Cittadino, Antonio Longo, cui seguiranno gli interventi di esperti nelle materie consumeriste, tra cui Liliana Rossi Carleo, Professore ordinario Diritto privato Università degli Studi Roma Tre e Francesca Ferri, vice segretario generale dell'Antitrust.
L'appuntamento è per Lunedì 29 marzo ore 14.30 - Università degli Studi Roma Tre Facoltà di economia (Aula 5 - Roma, Via Silvio d'Amico 77).

Diversificare le fonti di energia e valorizzare il ciclo di vita delle materie prime attraverso opportune azioni di riciclo su carta, plastica e prodotti per la stampa come cartucce e toner, tutela la salute e l'ambiente e consente il risparmio ragionato. E' questo l'obiettivo che Poste Italiane intende raggiungere attraverso la nuova iniziativa di raccolta differenziata dei rifiuti realizzata all'interno dell'Azienda.
Da marzo 2008 presso la sede centrale dell'EUR, con l'impegno di estenderla a tutte le sedi dislocate sul territorio, è iniziata la raccolta differenziata della carta, della plastica e delle cartucce del toner con il posizionamento di specifici contenitori dislocati in ogni piano, presso punti sensibili di tutti gli edifici della sede centrale.
I risultati della raccolta differenziata in questi ultimi due anni hanno registrato un riciclo di 211.480 kg di carta, pari a 84.795 risme formato A4 ed a più di 700 alberi di pino salvati ed a un riciclo di 38.720 kg di plastica corrispondenti ad una mancata emissione di 77.440 kg di anidride carbonica nell'aria.
Inoltre, a partire dal 2010, il contenitore già esistente in ogni ambiente di lavoro sarà destinato alla raccolta dei soli rifiuti cartacei e verrà affiancato da un ulteriore cestino che servirà alla raccolta di ogni tipo di rifiuto non appartenente alle categorie oggetto di raccolta differenziata. Sarà quindi possibile smaltire in maniera separata ogni tipo di rifiuto prodotto in ufficio.

E' stata inaugurata ieri, a Milano, la prima filiale di Extrabanca, il nuovo istituto di credito dedicato agli extracomunitari e agli immigrati residenti in Italia. Tra gli azionisti di Extrabanca figurano Generali con oltre il 12% e la Fondazione Cariplo, con oltre il 4%. Ad essi si aggiungono circa 35 soci privati di estrazione soprattutto industriale, come il gruppo Giglio di Piacenza o il gruppo Amenduni di Vicenza con quote tra il 4% e l'8%. Il presidente Orlandini detiene circa il 3%. Il 55% dei dipendenti della prima filiale di Extrabanca sono di origine extracomunitaria, di undici nazionalità diverse.
Extrabanca prevede di estendere la propria rete a 25-40 sportelli entro il 2015: le prossime aperture saranno ancora a Milano e a Roma, ma il focus è sulle 15 province italiane dove maggiore è la concentrazione del reddito extracomunitario. Il requisito del permesso di soggiorno resta fondamentale per l'accesso ai servizi dell'istituto e le procedure di valutazione del credito sono quelle comuni a tutto il sistema bancario.

I quarantenni ritrovano più facilmente lavoro e il 55% dei disoccupati ha trovato un nuovo lavoro dipendente nel corso del 2009. Il mercato del lavoro dunque "ha dato segnali di vitalità, di dinamismo e di flessibilità forse inattesi". È quanto comunica il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua: "Se sottraiamo coloro che sono andati in pensione durante il periodo di disoccupazione e coloro che hanno aperto una partita Iva, la percentuale di rioccupazione sale oltre il 57%".
Lo studio sui tempi di reimpiego condotto dall'Inps ha utilizzato un campione composto da 397.414 soggetti beneficiari di assegno di disoccupazione ordinaria non agricola a partire da gennaio 2009. A fine 2009 risultavano reimpiegati 217.343 disoccupati (circa il 55%) cui si devono aggiungere oltre 7.500 lavoratori che nel frattempo hanno raggiunto i requisiti per la pensione e almeno altre 10mila persone che hanno aperto una partita Iva.
In totale, il 51% dei reimpieghi avviene nei primi tre mesi. La percentuale di chi ritrova lavoro è maggiore fra gli uomini (57%) che fra le donne (43%). Il maggiore dinamismo si presenta nella fascia d'età compresa fra 40 e 49 anni, nella quale la percentuale di reimpiego supera il 58%. Si ferma invece al 56,1% per gli under 39 anni e scende al 46,8% per gli over 50.

Negli ultimi anni quote sempre maggiori della spesa per le famiglie sono state dirottate verso i consumi obbligati, quali affitti, sanità, assicurazioni, restringendo dunque la possibilità di acquistare beni e servizi. Tanto è vero che negli ultimi tre anni la domanda di beni da parte delle famiglie ha mostrato un andamento molto negativo, con una riduzione dei volumi acquistati del 5,6%. La riduzione è più contenuta per gli alimentari, ma l'evoluzione "spiega come in un momento di difficoltà e con un reddito in diminuzione, le famiglie, nell'impossibilità di comprimere le spese obbligate, siano state costrette a ridurre ulteriormente l'area relativa ai consumi di beni commercializzabili, tendenza destinata a permanere anche nel biennio 2010-2011, con gli inevitabili effetti negativi sul sistema distributivo". È quanto rileva oggi Confcommercio. Dati che vengono accolti dai Consumatori come una prova della bontà delle previsioni fatta dalle associazioni ma anche come spunto per ritenere del tutto insufficienti e inadeguati gli incentivi decisi nei giorni scorsi dal Governo.

Una nuova cartella di pagamento Equitalia, semplificata e più facile da leggere, con meno pagine, più spiegazioni e indicazioni più chiare per capire come, dove e quando pagare il debito: è quanto lanciato dall'Agenzia delle Entrate che, afferma una nota, "battezza così il nuovo modello semplificato di cartella, che sarà obbligatoriamente adottato per i ruoli consegnati agli agenti della riscossione dopo il 30 settembre 2010".
La nuova cartella è il frutto anche del confronto di Equitalia con le associazioni dei consumatori all'interno del tavolo del Cncu (Consiglio nazionale consumatori e utenti). "L'intento - afferma l'Agenzia - è coniugare semplicità, chiarezza e brevità, per agevolare i destinatari del messaggio di pagamento semplificato, che sono i cittadini tenuti a versare somme da riscuotere tramite Equitalia, come ad esempio tributi, contributi previdenziali, ma anche sanzioni amministrative e diritti doganali".
Quali dunque le novità? Ci sarà un quadro di sintesi del debito già in prima pagina, con il riassunto delle somme da versare, l'elenco degli enti creditori e le modalità di pagamento, e l'indicazione del termine di 60 giorni dalla notifica della cartella quale limite entro cui si deve saldare il debito. Il secondo foglio indicherà in alto a destra il nome e l'indirizzo dell'Ente che ha emesso il ruolo, rendendolo così immediatamente visibile. Inoltre, c'è una grafica nuova per la sezione chiamata "Dettaglio degli importi dovuti", che descrive nello specifico ogni singola iscrizione a ruolo elencata nella consueta area dedicata agli addebiti.
Nel nuovo modello le istruzioni dettagliano come e dove pagare, fornendo anche le informazioni relative alla possibilità di accedere alla rateazione del pagamento, ora raccolte nella nuova sezione "Dilazioni di pagamento". Più spazio infine alle avvertenze e una sezione con le "Informazioni utili".

Domani, 20 marzo, entra in vigore il Decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 recante "Attuazione dell'articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali". Il Dlgs 28/2010 introduce nell'ordinamento giuridico italiano il nuovo istituto della mediazione civile e commerciale come metodo di risoluzione delle controversie alternativo rispetto al processo ordinario. L'obiettivo del provvedimento è risolvere le eventuali controversie in tempi ragionevoli o mediate un accordo amichevole o alla formulazione di una proposta per la risoluzione di una controversia civile e commerciale, fatta eccezione per quelle inerenti diritti indisponibili (ossia diritti della personalità, diritti non patrimoniali sui beni immateriali, molti diritti nascenti da rapporti familiari), attraverso un mediatore professionista con caratteristiche di imparzialità e idoneità al corretto e sollecito espletamento dell'incarico.
I soggetti, che intendono esercitare in giudizio un'azione relativa a diritti disponibili (condominio, successioni ereditarie, locazione, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica, contratti assicurativi, bancari e finanziari) devono preliminarmente ricorrere alla mediazione che diventa, dunque, condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Lo svolgimento della mediazione non preclude in ogni caso la concessione dei provvedimenti urgenti e cautelari, né la trascrizione della domanda giudiziale.
Per accedere alla mediazione è sufficiente presentare una semplice domanda scritta, senza particolari formalità, che va depositata presso l'organismo di mediazione scelto. I consigli degli ordini degli avvocati possono istituire organismi di mediazione presso ciascun tribunale, avvalendosi di proprio personale e utilizzando i locali loro messi a disposizione dal presidente del tribunale.
Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a quattro mesi che decorre dalla data di deposito della domanda di mediazione stessa all'organismo di mediazione.
Il provvedimento non ha riscontrato il parere favorevole delle Associazioni dei Consumatori: queste, infatti, che avevano presentato un emendamento che non è stato preso in considerazione. La proposta era di inserire un comma nel quale si impegnava e si delegava al Ministero dello Sviluppo economico di attuare una normativa per il riconoscimento degli accordi di conciliazione diretta che le Associazioni hanno stipulato con le imprese e che hanno ottenuto, finora, meritevoli successi.

Il Governo si ravvede e approva un decreto legge contenente una disposizione che elimina la retroattività della norma: la disciplina sulle polizze dormienti si applicherà, dunque, solo ai contratti nei quali la prescrizione non era ancora maturata al 28 ottobre 2008.
La notizia è stata diffusa con un comunicato stampa del ministro Giulio Tremonti. Il Decreto Legge oggi approvato dal Consiglio dei Ministri contiene, tra gli adempimenti comunitari, una disposizione relativa al fondo polizze dormienti. Con tale disposizione viene eliminata la retroattività della norma. In tal modo la disciplina sulle polizze dormienti si applicherà esclusivamente ai contratti nei quali la prescrizione non era ancora maturata alla data del 28 ottobre 2008, quando cioè era stata introdotta la normativa sulle polizze dormienti.

Mentre è in corso la manifestazione di protesta, a Piazza Montecitorio, delle vittime della Legge 166/2008, quella che sta letteralmente scippando i risparmi di una vita ai cittadini, mentre i cittadini stanno ancora cercando di capire come sia possibile una legge del genere, in un paese civile e mentre si sta ancora sperando in un "rimedio", il Governo perde "l'ultima occasione per salvarsi la faccia totalmente compromessa nella vicenda delle polizze dormienti".
Era l'ultima occasione, quella del decreto incentivi; si sperava che nel decreto ci fosse, come promesso, l'emendamento alla Legge 166/2008 che ne eliminava la retroattività, salvaguardando il diritto delle famiglie dei risparmiatori deceduti, che avevano sottoscritto le cosiddette polizze dormienti, di recuperare i soldi. Ma il Consiglio del Ministri ha approvato il decreto incentivi senza l'emendamento.
A dare la notizia sono Adiconsum, Adusbef, Federconsumatori e Movimento Difesa del Cittadino, le Associazioni dei consumatori che dalle 10 stanno manifestando accanto alle famiglie truffate. "In questo modo, - spiegano le quattro Associazioni dei consumatori - Tremonti mette le mani nelle tasche di famiglie spesso povere, ma che comunque avevano affidato allo Stato attraverso Poste i risparmi di una vita. Questi soldi non si sa neppure dove andranno a finire, perché questo Governo sta pensando soltanto a raccattare soldi da tutte le parti per un fantomatico Fondo per il risparmio tradito, che in realtà non sta dando nulla a nessuno".
"Stiamo studiando tutti i modi per vincere questa battaglia contro questo decreto e ci riusciremo - ha detto Antonio Lirosi, responsabile Commercio e Consumatori del Pd, anche lui, da stamattina, al fianco dei manifestanti. "Prima di tutto la retroattività non è così scontata - spiega Lirosi - perché fino ad ottobre 2008 valeva la regola dei dieci anni. Questo ha spinto ieri sera Poste a fare pressione sul Ministero dell'Economia e so che hanno riaperto il caso durante il Consiglio dei Ministri".
"Ma è una cosa incivile, da terzo mondo far partire una legge due anni prima" dice una voce dal gruppo dei manifestanti. "Anche uno studente al primo anno di giurisprudenza, infatti, può vedere che c'è un difetto di incostituzionalità - risponde Lirosi - perché c'è un danno di tipo patrimoniale rispetto ad un diritto acquisito; e poi ci sono tre normative che si contrastano: il regolamento fatto dal Governo Prodi nel 2007 che disciplina le modalità di versamento al Tesoro dei dormienti, sia per le assicurazioni sia per le polizze di poste, e che dice che la prescrizione arriva dieci anni dopo e questa norma non è stata abrogata ed è valida fino ad ottobre 2008; poi arriva il Decreto Alitalia che obbliga le compagnie a versare tutte le polizze non riscosse dal 2006 in poi, cambiando il termine di prescrizione; e poi c'è anche il Codice Civile che dà 10 anni di tempo agli eredi per accettare l'eredità".
"Quindi i giudici si divertiranno con questa che è un'ingiustizia che lede i principi costituzionali, attacca le persone negli affetti più cari e crea un danno anche a Poste che da sempre è considerato un posto sicuro dove mettere i soldi."

No alla profilazione occulta che permette di creare profili dei clienti in base a gusti o abitudini e di usare i dati personali per il marketing: le aziende devono chiedere un consenso specifico. È quanto ribadito dall'Autorità Garante per la Privacy in un provvedimento nel quale ha vietato alla società ASM Energia e Ambiente Srl, che opera nel settore dell'energia elettrica e del gas in alcune province del Nord Italia, l'ulteriore trattamento dei dati personali della clientela raccolti illecitamente.
Dalle ispezioni è emerso infatti che la società sottoponeva alla clientela un modello di richiesta di consenso unico sia per fornire il servizio - consenso non necessario quando si tratta di obblighi contrattuali, precisa il Garante - sia in ordine a diversi obiettivi per i quali i dati venivano raccolti e utilizzati, dalle analisi delle abitudini e delle scelte di consumo alle ricerche di mercato.
"La normativa sulla privacy stabilisce, invece, che la richiesta di consenso - informa l'Autorità nella newsletter - non può avere carattere generico: gli interessati devono essere messi in grado di esprimere consapevolmente e liberamente le proprie scelte in ordine al trattamento dei propri dati personali, manifestando un consenso specifico per ciascuna distinta finalità perseguita dal titolare". Alla società, che ha provveduto tempestivamente a non trattare i dati in modo illecito, è stato inoltre imposto di riformulare il modello di informativa e di trasmetterne esemplare al Garante.

La Commissione attività produttive della Camera ha approvato in sede deliberante il disegno di legge sul Made in Italy. Il via libera è stato dato all'unanimità ; la norma ora è legge. Cosa prevede il provvedimento? Innanzitutto saranno "Made in Italy" solo le scarpe, i vestiti e gli articoli in pelle prodotti prevalentemente in Italia.
La denominazione "Made in Italy" potrà essere usata esclusivamente per prodotti finiti le cui fasi di lavorazione abbiano avuto luogo prevalentemente nel territorio italiano; in particolare, se almeno due delle fasi di lavorazione sono state eseguite nel territorio italiano e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità. I prodotti che non potranno essere marchiati come "Made in Italy" dovranno essere obbligatoriamente etichettati con l'indicazione dello Stato di provenienza.
L'etichetta obbligatoria consentirà la tracciabilità, nel senso che indicherà non dove il prodotto è stato finito ma dove sono state eseguite le lavorazioni. Dovrà essere apposta su tutti i prodotti finiti e intermedi, evidenziando il luogo di origine di ciascuna delle fasi di produzione. Dovrà, poi, contenere indicazioni sulla conformità dei processi di lavorazione alle norme vigenti in materia di lavoro, la certificazione di igiene e di sicurezza dei prodotti; l'esclusione dell'impiego di minori nella produzione; il rispetto della normativa europea e degli accordi internazionali in materia ambientale. Il Senato ha stabilito che sarà un decreto del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell'Economia e delle Politiche europee, da emanare entro quattro mesi dall'entrata in vigore della legge, previa notifica all'Ue, a stabilire le caratteristiche dell'etichettatura obbligatoria e di impiego dell'indicazione "Made in Italy", nonché le modalità per l'esecuzione dei relativi controlli, anche attraverso il sistema delle Camere di commercio.
Il provvedimento dovrebbe entrare in vigore il primo ottobre.

Il consumatore 'intelligente' riesce a trarre insegnamenti positivi anche dalla crisi economica. Tra gli esperti di tendenze dei consumi, si sta facendo strada infatti la convinzione che - a causa della cattiva congiuntura - i consumatori abbiano iniziato ad apprezzare stili di vita improntati alla condanna degli sprechi, alla sostenibilità ambientale e a privilegiare i marchi che si distinguono per una maggiore attenzione alla dimensione etica.
Dal libro "La società post-crescita. Consumi e stili di vita" (Egea, 2010, 430 pagine, 26,50 euro) di Giampaolo Fabris, docente di sociologia dei consumi all'Universita' Iulm, emerge che nella società italiana, e non più solo in nicchie elitarie, si fa strada la convinzione che siano possibili e apprezzabili stili di vita contraddistinti inoltre "dal disagio per le forti sperequazioni sociali, dalla maggiore oculatezza nello spendere, dalla presa di distanza da processi di accumulazione di beni e servizi scissi da una loro effettiva fruizione, da uno shift di attenzione dai beni identitari a quelli relazionali, da un diffuso goodwill verso le marche che si caratterizzano per una maggiore attenzione alla dimensione etica".
Insomma, sotto i colpi della crisi anche il mito della crescita economica sembra cominciare a vacillare e a non essere più considerato un valore assoluto, da inseguire a ogni costo. Costretto a spendere meno, il consumatore si è accorto che può spendere meglio, rispettando gli altri e l'ambiente senza rinunciare alla qualità, è quanto rivela in pratica il libro di Giampaolo Fabris.
Per il sociologo, i più recenti sviluppi dei consumi - in tendenza complessivamente negativa a causa della cattiva congiuntura - dimostrano chiaramente che comparti come l'alimentazione biologica e il benessere sembrano andare invece controcorrente, a discapito della bulimia consumista ante crisi. Così, mentre a tavola la qualità prevale nettamente sulla quantità, si allungano invece i tempi di sostituzione di beni come automobili ed elettrodomestici.
"Gli italiani che dichiarano di consumare regolarmente cibi biologici - scrive Fabris nel libro - passano dal 22% del 2008 al 26% del 2009 (circa il 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane), in linea con quanto segnalato da Nielsen che, nella prima metà del 2009, ha registrato nella grande distribuzione un aumento del biologico dell'8,5% in Italia, che con circa 50mila produttori che adottano tecniche di coltivazione rispettose dell'ambiente è il primo produttore al mondo nell'agroalimentare biologico".
Anche in economia, viene messo in discussione il mito del Pil come indicatore assoluto di sviluppo e vacilla il potere delle marche come inarrivabile segno di 'esclusività': il consumatore, costretto dalla crisi a spendere meno, ha scoperto che può usare meglio le sempre più risicate risorse economiche, senza necessariamente pagare cifre spropositate per comprare 'firmato'. Il sociologo ammette di individuare una tendenza ancora nella sua fase iniziale, ma scommette sul potere della Rete come moltiplicatore di informazioni per il consumatore.
"Il più forte ostacolo alla diffusione di queste nuove tendenze -scrive Fabris- è rappresentato dalla mancanza di un' elaborazione collettiva, di paradigmi a cui fare riferimento, dall'assenza di modelli proposti dai media".
Il web però si sta rivelando un elemento decisivo per il superamento della passività del consumatore a causa delle antiche carenze informative e il libro di Fabris potrebbe rappresentare un importante strumento di elaborazione teorica per l'affermazione di queste nuove tendenze.

Anche se in Italia gli affitti continuano a salire, prendere un appartamento in locazione a Roma o a Milano conviene rispetto alle altre principali metropoli europee. Di sicuro a Milano conviene di più che a Roma, come si evince dai dati della Camera di Commercio di Milano, elaborati sugli ultimi disponibili dell'Economist Intelligence Unit relativi a dicembre 2009. Infatti, su 32 centri europei Milano si posiziona al 20° posto, 2 posti più in alto rispetto all'anno precedente, mentre Roma è nella prima metà della classifica, cioè al 10° posto.
Londra è la città europea dove affittare un appartamento è quasi proibitivo, con costi che sono circa quattro volte quelli di Milano. Al secondo e terzo posto ci sono Parigi e Zurigo; seguono Copenaghen, Vienna e Ginevra. Le ultime due posizioni sono, invece, occupate da Sofia e Lione.
E se lo sguardo si allarga agli altri continenti, le cose non è che cambino di molto. Londra, infatti, resta al primo posto su 136 città. A seguire la città del Tamigi ci sono Tokio, Hong Kong, Mosca e New York. Milano si posiziona a metà classifica, al 67° posto e Roma 16 posizione più in alto, al 41°. Tra le prime dieci classificate ce n'è qualcuna che non ci si aspetta di trovare: al 7° posto c'è Almaty in Kazakistan, seguita dalla capitale del Qatar Doha, dalla nigeriana Lagos e da Teheran. La città più conveniente è invece la capitale del Nepal Kathmandu, seguita da Tunisi.

Un capo d'abbigliamento per bambini su dieci non rispetta gli standard europei di sicurezza. Il problema sono le corde e i lacci che possono strangolare i bambini, soprattutto quelli al di sotto dei 7 anni. E' quanto risulta dai controlli effettuati dalle autorità di vigilanza di 11 Stati membri dell'Unione europea, su 16.000 capi d'abbigliamento, tra l'agosto del 2008 e il febbraio del 2010.
I casi più diffusi, notificati al RAPEX, il sistema europeo di allarme rapido per i prodotti non sicuri, sono quelli di lacci impigliati negli ingranaggi delle biciclette, nelle porte e nelle portiere delle automobili. Le statistiche nazionali sugli incidenti si dividono in due grandi gruppi, a seconda dell'età della vittima: gli incidenti mortali per i bambini più piccoli a causa dell'intrappolamento, ad esempio, della corda del cappuccio nelle strutture dei parchi gioco, come gli scivoli; gli incidenti in cui i bambini più grandi restano gravemente lesi, dopo che i lacci degli indumenti sono rimasti incastrati in veicoli in movimento, come le porte degli autobus, gli impianti di risalita delle piste da sci e le biciclette.
"Spetta ad ogni genitore o accompagnatore giudicare il miglior modo per gestire la sicurezza del bambino. Il nostro compito è quello di dare loro la possibilità di scegliere gli indumenti per i loro figli, senza doversi preoccupare della sicurezza - ha dichiarato il Commissario europeo alla Salute e alla Tutela dei consumatori, John Dalli - Dobbiamo vigilare, a nome dei consumatori più vulnerabili, affinché i prodotti che raggiungono il nostro mercato, rispettino i requisiti di sicurezza". E Dalli ha mandato due messaggi: ai genitori ha detto "siate consapevoli"; alle aziende "siate responsabili della sicurezza dei prodotti che immettete sul mercato".
La Commissione Europea raccomanda ai produttori, ai distributori, agli importatori e ai dettaglianti, di garantire che le corde e i lacci dei capi d'abbigliamenti per i bambini rispettino la norma europea EN 14682:2007 o che forniscano un livello di sicurezza equivalente. Per i genitori, invece, ci sono alcuni consigli: i vestiti per i bambini fino a 7 anni non dovrebbero avere corde o lacci nei cappucci o nelle parti vicine al collo; i vestiti per i bambini più grandi non dovrebbero avere corde o lacci più lunghe dei 75 cm. Chi ha acquistato un capo che non rispetta dunque i requisiti di sicurezza può segnalarlo all'autorità di sorveglianza del proprio paese.