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"Privacy 2030": un manifesto per il nostro futuro

18 Settembre 2020
"Privacy 2030": un manifesto per il nostro futuro. Il manifesto del pensiero di Giovanni Buttarelli pubblicato dal Garante italiano insieme a IAPP"Privacy 2030. Una nuova visione per l'Europa" raccoglie le riflessioni e gli appunti di Giovanni Buttarelli, già segretario generale dell'autorità italiana, poi Garante europeo della protezione dei... [continua]

Relazione ARERA 2020

17 Settembre 2020
Presentata questa mattina la Relazione annuale dell'ARERA. Rifiuti, l’Autorità lancia l’allarme. Faro sui prezzi del mercato elettricoSmaltimento e riciclo dei rifiuti da rilanciare, gare al gas ancora al palo, maggiore spinta per liberalizzare definitivamente il mercato dell’energia: ecco i messaggi principali dell’ultima Relazione Annuale... [continua]

“Algorithmic Accountability”. Il 24 settembre il nuovo webinar della Fub

8 Settembre 2020
Il 24 settembre alle 17:00 nuovo webinar della Fondazione Ugo Bordoni dal titolo 'Algorithmic Accountability, Affidabilità e responsabilità degli algoritmi'. Scopri come partecipare. Possiamo fidarci delle decisioni prese da un algoritmo? Come funziona il processo decisionale dell’intelligenza artificiale? Le decisioni prese in... [continua]

Investire sul trasporto pubblico per la ripresa economica e la vita quotidiana di milioni di persone: lo chiedono l’Associazione Trasporti ASSTRA e Consumers' Forum

26 Giugno 2020
Si è tenuto oggi un webinar organizzato dall’Associazione Trasporti ASSTRA e Consumers’ Forum sul tema “Il trasporto pubblico locale nello stato di emergenza sanitaria: questioni aperte e prospettive future. Dialogo tra imprese ed utenti” al quale sono intervenuti i rappresentanti del mondo delle imprese del trasporto pubblico locale ed i... [continua]

Gaia-X non è un’infrastruttura cloud da realizzare ex novo in Europa per contrastare le multinazionali statunitensi o cinesi del settore. Al progetto possono partecipare non solo società di diritto europee, ma, ad oggi, di tutto il mondo a patto che vengano rispettate le regole ancora da definire dalla governance di Gaia-X per creare un framework federato. Dunque, anche una società cloud dell’Australia, ma anche Google, Amazon, Microsoft e Alibaba possono essere certificati con il “bollino” Gaia-X, perché l’obiettivo è dar vita a un ecosistema (con standard europei condivisi dai partecipanti: reversibilità, GDPR, trasparenza e sicurezza su come trasferire i dati da un provider e l’altro) in grado di creare un’interoperabilità tra i cloud delle società che prendono parte all’iniziativa, come ha spiegato René Büst che lavora al progetto Gaia-X.

Le sole regole di Gaia-X non garantiscono la sovranità digitale degli europei e quindi degli italiani. Dunque non bisogna fare confusione fra Gaia-X e la sovranità digitale degli europei e quindi degli italiani, come, invece, ogni giorno viene presentato il progetto. Soddisfare le regole definite da Gaia-X non è sufficiente a tutelare i dati strategici e sensibili di un Paese e l’interesse nazionale se poi non vengono approvate regole stringenti nei singoli Stati membri per garantire l’interesse nazionale sui dati e per non perdere la capacità di processare i dati: se la capacità di computing passa completamente nelle mani di Google, Amazon, Apple&Co., si perderà il controllo sull’economia del Paese.

L’obiettivo primario di Gaia-X è evitare il rischio di blocco o di lock-in. La volontà è spezzare la dipendenza strategica dai pochi fornitori globali. Ma se le big tech non sono e non possono essere esclusi allora la coperta è corta.

Questi sono alcuni punti iniziale per spiegare davvero cos’è Gaia-X, il progetto nato su un accordo di aziende private franco-tedesco che ha ottenuto da subito il sostegno dei rispettivi governi ed in particolare dei ministri dell’economia.

Il ministro dell’Economia Peter Altmeier a Berlino, prendendo il testimone della presidenza del Consiglio europeo: “l’obiettivo del semestre di presidenza Ue è di rendere Gaia X un progetto europeo e di portarlo a livello applicativo”.

Fra le società fondatrici coinvolte nel lancio di Gaia-X ci sono le tedesche SAP, Deutsche Telekom, Siemens e Bosch da un lato e dall’altro le francesi Atos, che in passato è stata guidata dal commissario Ue Thierry Breton, EDF, Dassault systèmes, OVHcloud, Scaleway (Iliad), Orange.

“Abbiamo aderito a Gaia X, perché riteniamo utile un framework tra Paesi e le relative aziende cloud che partecipano al progetto, tuttavia non sarà sufficiente definire regole federative per garantire la sovranità digitale dei singoli Stati”, ci ha detto Michele Zunino, amministratore delegato di Netalia.

Fabio Bassan (Roma Tre): “L’Italia dovrebbe partecipare con convinzione a questo progetto sin dalla sua fase iniziale”
“Mi sembra che il dibattito su Gaia-X s’incentri sul misurare quanto la piattaforma sia efficiente per estromettere le multinazionali statunitensi o cinesi (così viene spesso declinata la ‘sovranità tecnologica europea’) e se questo sia possibile o finanche desiderabile. Non è questo il punto. Per tradizione storica consolidata, il modello europeo di sviluppo non è mai stato escludente, ma inclusivo”, ci dice Fabio Bassan, professore ordinario di Diritto Internazionale all’Università Roma Tre.

“Gaia-X”, aggiunge, “utilizza software e sistemi di analisi dei dati basati sull’intelligenza artificiale, ha l’obiettivo di costituire una piattaforma cloud europea che sia conforme ai principi e alle regole dell’Unione e anzi contribuisca a formarle (via ‘circolo regolatorio’: gli standard dettano le regole che diventano atti esecutivi o legislativi europei)”.

“Il timing è giusto”, osserva Bassan,: “il numero di dati che circolerà nel prossimo futuro (anche grazie al 5G) aumenterà in modo esponenziale e consentirà la fornitura di nuovi servizi. Questa rivoluzione tecnologica non solo porterà la nascita di nuovi mercati, ma rivoluzionerà anche le modalità di fornitura dei servizi attuali (bancari, assicurativi, finanziari, energetici, della PA, ecc…)”.

“Il progetto Gaia-X non sembra velleitario e l’Unione vanta precedenti di successo. Ad esempio”, ricorda il docente, “quando si è sviluppata la tecnologia della telefonia mobile lo standard europeo (GSM, poi UMTS) si è imposto a livello globale, ha lanciato operatori europei che costruivano reti e terminali (Eriksson e Motorola, tra tutti) e ha generato un indotto eccezionale.

“Ora”, sottolinea Bassan, “gli standards e i protocolli per il cloud europeo saranno disciplinati dalle regole (anche di sicurezza) conformi al welfare europeo sui data, che gli stessi operatori contribuiranno a costituire. Le regole europee hanno ormai un effetto extraterritoriale: diventano un benchmark seguito da molti paesi nel mondo (si chiama ‘Brussels effect’). Nell’attuale fase di discontinuità tecnologica, equiparabile per molti versi a quella che ha visto l’avvio della telefonia mobile, le regole definiscono il modello di sviluppo e le tutele e portano con sé le tecnologie. La partita è da giocare, l’esito non è scontato, ma l’opportunità c’è”.

“L’Italia”, conclude Fabio Bassan, “dovrebbe partecipare con convinzione a questo progetto sin dalla sua fase iniziale. Le imprese italiane che hanno le capacità, il know how e le potenzialità per operare in quest’area sono numerose: alcune private, altre partecipate direttamente o indirettamente dallo Stato. Ritengo spetti al governo organizzare una prima compagine, cui possano poi aggregarsi altre imprese, in ragione dell’evoluzione che seguirà il progetto. Una partecipazione coordinata è essenziale per consentire alle imprese italiane sia di contribuire alla definizione degli standards alla base dei nuovi servizi e diventare così protagonisti della loro diffusione, sia per gestire la transizione tecnologica dei servizi tradizionali”.

https://www.key4biz.it/gaia-x-cose-veramente-anche-google-amazonco-possono-ricevere-il-bollino-del-progetto/320135/

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