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Da Bruxelles arrivano una serie di richiami su direttive comunitarie mal recepite, su misure correttive non comunicate e su standard europei non rispettati. Vediamo, in particolare, quelli che riguardano il nostro Paese. Si parte dalla sicurezza stradale: la Commissione europea ha chiesto all'Italia di recepire la direttiva sul controllo dei periodi di guida e di riposo (2009/4/CE) e di comunicare le misure adottate per recepire la direttiva sulla categorizzazione delle infrazioni alla normativa in materia sociale nel settore dei trasporti su strada (2009/5/CE). Entrambe le direttive sono strumenti importanti per garantire sia la sicurezza sulle strade che eque condizioni di concorrenza tra gli autotrasportatori. Se l'Italia non adempirà alle richieste entro 2 mesi, la Commissione potrà rinviare il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
La Commissione europea chiede all'Italia di ottemperare alla sentenza emessa dalla Corte di giustizia europea nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Nel 2007 la Corte ha accertato che non erano stati adottati i piani di gestione dei rifiuti previsti dalla direttiva quadro sui rifiuti e dalla direttiva sui rifiuti pericolosi, oppure che i piani esistenti non avevano attuato correttamente le direttive in alcune regioni e province italiane. Successivamente erano stati approvati i piani per il Friuli Venezia Giulia, la Puglia, Bolzano e Rimini. Tuttavia, il piano programmatico esistente nel Lazio non è ancora conforme alla legislazione dell'UE. La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora e se le autorità italiane non intraprenderanno le azioni necessarie, la Commissione potrà decidere di adire di nuovo la Corte nei confronti dell'Italia per chiedere che sia condannata a sanzioni pecuniarie.
E passiamo alla libera circolazione delle merci. La Commissione ha chiesto all'Italia di modificare la sua legislazione sulle acque in bottiglia, per conformarsi alle norme europee sulla libera circolazione delle merci. Secondo la Commissione Europea, infatti, la legge italiana impone restrizioni ingiustificate alla commercializzazione dell'acqua destinata al consumo umano non classificata né come acqua minerale naturale né come acqua di sorgente. Queste restrizioni ostacolano l'importazione in Italia di acqua potabile in bottiglia confezionata o commercializzata legalmente in altri paesi dell'Unione europea. Anche in questo caso l'Italia ha due mesi di tempo per comunicare le misure correttive.
Un'altra richiesta della Commissione riguarda l'applicazione corretta delle disposizioni legislative dell'UE sui grandi rischi industriali. Nel dettaglio, le autorità della provincia di Trieste non hanno fornito al pubblico informazioni sufficienti in merito alle misure di sicurezza e al comportamento da tenere in caso di incidente.
Ma c'è anche una buona notizia: oggi la Commissione europea ha chiuso il procedimento d'infrazione contro l'Italia per inesatto recepimento delle norme UE sulla parità di trattamento tra uomini e donne sul lavoro (direttiva 2006/54/CE). Il caso si è concluso dopo che l'Italia ha allineato la propria legislazione ai requisiti della direttiva a seguito dell'azione della Commissione.

L'Italia sembra essere ad un punto di non ritorno: la disoccupazione giovanile è schizzata ai massimi storici, il potere d'acquisto delle famiglie si riduce sempre di più e, dall'altro lato, le tariffe dei servizi pubblici continuano ad aumentare, le speculazioni sui prezzi delle materie prime agroalimentari ed energetiche si trasformano in un caro-vita che fa, inevitabilmente, contrarre i consumi. E tutto ciò non è soltanto il frutto di una crisi economica che hanno subito e stanno subendo tutti i Paesi; è soprattutto la conseguenza di scelte politiche sbagliate e di uno scarto tra quello che è il dibattito politico e quelli che sono le esigenze reali del Paese.
A tutto questo le Associazioni dei consumatori si oppongono con forza, fanno sentire la loro voce che è la voce dei cittadini, perché sono tanti i cittadini che si rivolgono a loro. Le Associazioni dei consumatori sono, in questo momento più che mai, un supporto immediato per la società civile: con i loro sportelli sparsi in tutta Italia sono a diretto contatto con i consumatori e sanno bene quali sono i loro problemi di tutti i giorni. Problemi che sembrano lontani anni luce da chi li sta rappresentando in Parlamento.
Sono stati numerosi i cittadini che hanno partecipato alla manifestazione di protesta organizzata oggi dalle Associazioni dei consumatori davanti al Senato. Un'iniziativa congiunta per dire al Governo: "Noi non ci stiamo!". Insieme Adiconsum, ADOC, Adusbef, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons , Confconsumatori, Federconsumatori, La Casa del consumatore, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale consumatori hanno firmato un documento in cui chiedono interventi contro il caro scuola, la malasanità, la distruzione del servizio universale di trasporto, il caro acqua e il caro rifiuti, l'evasione fiscale, le speculazioni, la scarsa chiarezza dei servizi bancari.

Gli italiani e la crisi: si continua a indagare un rapporto che a più riprese ha segnalato la preoccupazione dei cittadini per la situazione economica e occupazionale e per un disagio sociale diffuso. La conferma arriva dal IV Rapporto su "Gli italiani e la crisi" promosso da Confesercenti e Ispo, dal quale, informa l'associazione, "emerge ancora forte la preoccupazione per la situazione economica ed occupazionale ma soprattutto si segnala una forte e generalizzata caduta della fiducia degli italiani nei confronti dei principali attori della vita politica e sociale: Governo, opposizione, enti locali, sindacati, mondo bancario ma non escono indenni neanche le associazioni delle Pmi".
C'è scetticismo nei confronti sia dell'operato sia del Governo sia dell'opposizione: nell'ottobre 2009 il 31% del campione intervistato riteneva certamente positivo l'operato del Governo, a settembre di quest'anno si scende invece al 23% con una caduta dell'8%; per quanto riguarda l'opposizione, si è passati dal 12% che riteneva il suo operato positivo nel 2009 al 21% nel febbraio 2010 e di nuovo al livello minimo dell'11%. Anche le banche perdono fiducia e consensi.
L'andamento della preoccupazione per la crisi, analizzato secondo l'orientamento politico degli intervistati, evidenzia una discesa dovuta soprattutto al giudizio degli elettori di centro e centrodestra. Rileva Confesercenti: "Dopo il picco dell'88% di persone che a maggio negava che il peggio era passato ora si è giunti all'80% del campione. E dall'insieme dei dati raccolti si comprende che secondo gli italiani il culmine delle difficoltà è stato toccato proprio nella primavera del 2010. Ora l'allarme scende, gradino dopo gradino, e si riduce soprattutto grazie alla percezione degli elettori di centro (dal 95% di maggio 2010 al 73% di settembre) e di centrodestra (dall'84% al 74%). Naviga invece ancora al 91% il pessimismo degli elettori di sinistra e di centrosinistra. Un po' più ottimisti anche gli "apolitici" che passano da un tetto negativo del 91% all'82%.Del resto che il disagio sociale sia consistente lo dimostra anche la risposta che chiama in causa la preoccupazione per la situazione economica italiana: il 93% resta molto o abbastanza preoccupato".
Da considerare che una famiglia su cinque è direttamente coinvolta dalla crisi, con una percentuale in leggera discesa (dal 23% di maggio al 21% di settembre). Il numero di famiglie coinvolte dalla crisi diminuisce progressivamente in tutte le aree geografiche tranne al Centro. La priorità continua a essere il lavoro: "Quanto sono preoccupati gli italiani per il loro posto di lavoro? Il 61% si dichiara molto o abbastanza preoccupato. Cresce leggermente in particolare il numero di coloro che si dicono molto allarmati (dal 28 al 31%)".

Il “post” del mese di settembre della newsletter dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria è dedicato all’intervento di Sergio Veroli, presidente di Consumers’ Forum, che traccia il quadro della pubblicità, dell’evoluzione della disciplina dalla tutela delle imprese alla tutela dei consumatori, e sottolinea l’importanza del ruolo svolto dall’Istituto.
Esordisce Veroli: “La pubblicità dovrebbe essere lo strumento attraverso il quale le aziende dialogano con i consumatori, promuovendo le qualità del prodotto e del servizio che offrono sul mercato”. Ricorda come i consumatori siano diventati più esigenti e come “attualmente si assiste a un ribaltamento di prospettiva e l’interesse del consumatore ha assunto un’importanza centrale” nella disciplina giuridica della pubblicità. E per quanto riguarda il ruolo dell’IAP, sottolinea: “Ho apprezzato la forte volontà di migliorare il rapporto di conoscenza e di comprensione fra l’Istituto e le associazioni dei consumatori e le imprese”.

È dedicato alle “Città intelligenti per uno sviluppo sostenibile” il seminario della Fondazione Ugo Bordoni che si svolgerà a Roma, presso il Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi, giovedì 30 settembre. L’evento si aprirà con una relazione di Norbert Streitz, esperto internazionale del settore delle città intelligenti. Di cosa si tratta? Il termine città intelligente qualifica la vivibilità di ambienti urbani caratterizzati da tre aspetti: la presenza di infrastrutture di comunicazione con le più avanzate tecnologie cablate, soluzioni avanzate di gestione della mobilità, efficienza energetica derivante anche dalla progettazione di edifici a basso impatto ambientale. Alla relazione, seguiranno interventi di esperti italiani e una tavola rotonda con esponenti del mondo della ricerca, dell’industria ICT e di gestori di telecomunicazioni, fra i quali Wind, H3G, Atelier Studio Association, TlLab, Ericsson e Università di Milano Bicocca. L'evento inizierà alle 10.30.

Nel 2009 il sistema bancario italiano ha intermediato un volume complessivo di rimesse pari a 210,05 milioni, per un totale di 92.020 operazioni. È quanto emerge dal Rapporto Abi-Cespi 2010, la periodica indagine sull'offerta di servizi e prodotti bancari per la clientela immigrata riferita al 2009 ed effettuata su un campione di istituti italiani aderenti all'Abi che rappresentano il 63% degli sportelli complessivi del sistema (75% del totale attivo). Oggetto della rilevazione sono gli stranieri appartenenti alle prime 21 nazionalità, ovvero l'88% dei 3,891 milioni di immigrati presenti in Italia al 31 dicembre scorso.
Secondo l'indagine, i migranti ricorrono alla banca italiana per trasferimenti di ammontare elevato, generalmente oltre mille euro. I paesi verso cui gli istituti canalizzano i maggiori flussi di rimesse dall'Italia sono Marocco e Romania, seguiti da Moldova, Brasile e Albania.
Aumentano anche i conti correnti intestati agli immigrati, passati da 1,404 milioni a 1,514 (+7,9%). Nel frattempo gli immigrati residenti nel nostro Paese sono divenuti 3,891 milioni (+32,4% rispetto al 2007). Il marcato aumento della popolazione straniera, cresciuta con un tasso quattro volte superiore al numero dei conti correnti intestati ai migranti, ha leggermente abbassato il tasso di bancarizzazione: dal 67% del 2007 al 61% di fine 2009. Va tuttavia rimarcato che il processo di bancarizzazione è strettamente connesso al tempo di permanenza in Italia: è dunque ragionevole ipotizzare che il processo non avvenga immediatamente all'ingresso nel nostro paese, ma richieda un arco temporale minimo - stimato in almeno cinque anni - per acquisire una prima, pur se ancora precaria, stabilità economica e lavorativa, perché si avverta il bisogno di un rapporto bancario e si abbiano i documenti necessari per l'accesso in banca.
L'immigrato si rivolge alla banca in prevalenza con l'obiettivo di aprire un conto corrente per esigenze familiari. Aumentano costantemente, tuttavia, gli imprenditori stranieri bancarizzati. A fine 2009 i titolari di un conto corrente erano 52.924, ovvero il 3,5% del totale dei correntisti immigrati. Si tratta di clienti consolidati, visto che il 20% ha un c/c da più di cinque anni, con un indice di fedeltà peraltro superiore rispetto a quello osservato nel segmento di clientela 'retail' (dove il 18% ha un c/c da più di cinque anni), cui è riconducibile il 96% dei conti correnti intestati a stranieri residenti in Italia. Per quanto riguarda i finanziamenti, un correntista su tre ha avviato un rapporto di credito con la banca. E i prestiti (34% del totale) prevalgono sul credito immobiliare (28%).

Individuati 166 milioni di euro di incentivi indebitamente percepiti da impianti a fonti assimilate o rinnovabili; le somme recuperate andranno a favore delle bollette dei consumatori. E' questo il bilancio dell'attività di controllo svolta negli ultimi cinque anni dall'Autorità per l'energia con la collaborazione della Cassa conguaglio per il settore elettrico (CCSE).
"A seguito di queste verifiche - ha sottolineato il Presidente dell'Autorità Ortis, nel corso del seminario presso il GSE sul bilancio dei risultati ottenuti - è stato possibile avviare azioni di recupero amministrativo di incentivi, indebitamente percepiti, per circa 166 milioni di euro; di questi, più di 110 milioni sono già stati versati. Il tutto si è sviluppato con efficienza, perché il costo per i controlli effettuati è stato inferiore a 1,5 milioni di euro. I recuperi vanno a vantaggio diretto dei consumatori, a contenimento delle bollette".

Gli italiani sono sempre più consumatori di integratori alimentari e di prodotti salutistici. Si tratta di una nuova moda o di un cambiamento nello stile di vita? Alla domanda ha cercato di dare una risposta FederSalus, la Federazione Nazionale Produttori di Prodotti Salutistici, che ha coinvolto l'Università degli Studi di Milano e l'Università Iulm nel convegno "Integratori e Consumatore - Scenario competitivo e Processi di acquisto" svoltosi oggi a Milano.
Il dubbio sembra sciolto: il consumatore oggi sembra essere diventato protagonista di un nuovo modo di intendere un sano stile di vita, attento a ciò che compra, soprattutto nel campo dell'alimentazione e della salute. "Non solo sono in aumento i consumi nel campo dei prodotti salutistici, naturali e degli integratori alimentali, ma anche il livello di consapevolezza appare crescente - afferma Gabriella Pravettoni, docente del Centro Interdipartimentale di Ricerca e Intervento sui Processi Decisionali dell'Università di Milano - Se fino a qualche anno fa il consumatore salutistico poteva essere inserito in precise categorie, tutto sommato limitate, ora è più difficile tracciare un profilo preciso. Uomini e donne si fanno più simili nell'atteggiamento verso la salute, mentre con l'innalzarsi del livello culturale medio, i ceti sociali si avvicinano e gli stili di consumo si configurano in modo trasversale ad essi".

I due milioni di euro messi a disposizione dall'ENAC (Ente nazionale per l'aviazione civile) per i security scanner saranno usati per acquistare i macchinari solo a sperimentazione conclusa, "solo se verranno ritenuti idonei alle necessità nazionali". È quanto affermato dall'ENAC in una nota stampa nella quale si annuncia che la prossima riunione "si terrà, indicativamente, nella seconda metà di ottobre".
Scrive l'ENAC: "Decisioni in merito all'installazione e alla tipologia di security scanner maggiormente rispondente ai requisiti di sicurezza e di privacy per la rilevazione di quegli oggetti e di quelle sostanze che i tradizionali metal detector non possono individuare, verranno assunte in ambito CISA - Comitato Interministeriale per la Sicurezza del Trasporto Aereo e degli Aeroporti, di cui l'ENAC ha la presidenza. La prossima riunione del CISA si terrà indicativamente nella seconda metà di ottobre. In questa sede si valuteranno i risultati ottenuti nei 4 aeroporti oggetto di sperimentazione (Fiumicino, Malpensa, Venezia e Palermo) in termini di sicurezza, di efficienza e di effettivo risparmio di tempo nell'operatività aeroportuale rispetto alle procedure tradizionali di controllo". La sperimentazione si è conclusa negli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Venezia, mentre è tuttora in corso, e si concluderà a fine mese, presso l'aeroporto di Palermo.

Un esposto contro le speculazioni, a simboleggiare un'alleanza tra tutela della concorrenza e tutela dei consumatori. Un'azione non contro il mercato ma a favore dell'efficienza di un'economia, quella italiana, che è sempre più vittima degli speculatori. E' questo il significato della pomodorata di protesta organizzata oggi, davanti alla sede dell'Antitrust, da Casper, il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio costituito da Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori.
I presidenti delle Associazioni e della Coldiretti hanno letteralmente lanciato pomodori contro i responsabili della speculazione che negli ultimi otto anni sono costate decine di migliaia di euro ai cittadini. "I cittadini non ne possono più - ha detto Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino - La speculazione è dovunque, non soltanto lungo la filiera agroalimentare e noi, con questo Comitato, cercheremo di metterle a nudo".
Il pomodoro è sicuramente uno dei prodotti che subisce una grande speculazione. In più c'è un nuovo fenomeno venuto allo scoperto in questi giorni e denunciato dalla Coldiretti: una nuova truffa da parte dei produttori. In cosa consiste? Nei campi di tutto il Centro-Sud d'Italia i pomodori, pur essendo già sotto contratto con l'industria ad 8 centesimi al chilo, non vengono raccolti. Si crea così un ricatto nei confronti degli agricoltori: i pomodori non vengono raccolti finché il prezzo non scende. E così il prezzo si dimezza e il danno pesa tutto sull'agricoltura.
E il Made in Italy ne risente, rischiando di diventare sempre meno Made in Italy. Il pomodoro, ad esempio, simbolo della dieta mediterranea, diventa sempre più cinese. La materia prima, in Italia, costa molto meno rispetto al costo della produzione e questo, evidentemente, è frutto di pratiche speculative che si annidano lungo i vari passaggi: il prezzo del pane passa dai 22 centesimi del costo del grano ai 2,70 euro del costo al dettaglio, con un aumento del 1127%. Questo succede anche per la frutta, gli ortaggi e tutto l'agroalimentare.
"Il 60% del prezzo di tutti i prodotti è dato non dal costo delle materie prime, ma dalla speculazione - ha denunciato il Presidente del Codacons Carlo Rienzi ribadendo il fatto che Casper sarà un vero e proprio Osservatorio che puntualmente denuncerà questi fenomeni. E Rienzi, nel presentare l'esposto all'Antitrust, ha chiesto all'Autorità di sollecitare un decreto interministeriale che fissi un limite di incremento del costo da un passaggio ad un altro.
Le Associazioni dei Consumatori chiedono all'Antitrust "di adottare tutte le misure ritenute più efficaci, al fine di contrastare in via definitiva le speculazioni, soprattutto nei due settori agroalimentari del pane e del pomodoro, che hanno cagionato e continuano a cagionare fravissimi danni all'economia nazionale e ai consumatori".
"L'Antitrust è con i consumatori su questi temi e su altri - ha dichiarato il segretario generale dell'Antitrust, Luigi Fiorentini - Noi operiamo su tutti i settori dell'economia, dal credito alle comunicazioni, dall'energia all'agroalimentare. Ogni giorno riceviamo denunce e segnalazioni da parte dei cittadini su varie disfunzioni del mercato e le nostre azioni sono altamente simboliche e servono principalmente a persuadere chi vuol violare la normativa a tutela dei consumatori". Alcune aziende però calcolano già a priori un'eventuale multa dell'Antitrust. C'è così il rischio che a pagarle sia sempre il consumatore? "E' vero, ma di sicuro le aziende quando ricevono una nostra sanzione, anche se è minima, sono molto preoccupate perché c'è una questione di reputazione. Io credo - ha precisato Fiorentini - che qualcosa stia cambiando nel profondo della nostra cultura generale e la nostra azione serve proprio a questo, a cambiare la cultura delle imprese oltre che a riparare il singolo danno subito dal consumatore".

L'attività di vigilanza della Consob sulle agenzie di rating si è svolta sin qui nell'ambito della più generale attività di vigilanza sull'informativa societaria e finanziaria diffusa quotidianamente sugli emittenti e sui titoli quotati. Non esistevano, infatti, nell'ordinamento interno norme specifiche in materia di regolamentazione e vigilanza sulle agenzie di rating. Salvo che nel caso di indagini in materia di abusi di mercato (manipolazione del mercato e/o insider trading), gli interventi effettuati dalla Consob nei confronti delle agenzie di rating hanno avuto, pressoché esclusivamente, la forma di azioni di moral suasion". E' quanto affermato oggi dal presidente vicario della Consob Vittorio Conti nel corso dell'audizione alla commissione Finanze della Camera sulla proposta di regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1060/2009 relativo alle agenzie di rating.
"La Consob è pertanto intervenuta in quei casi in cui l'emissione di giudizi di rating è apparsa - per il loro contenuto e/o per la loro tempistica - turbare il regolare andamento del mercato o di singoli titoli; tali interventi si sono normalmente caratterizzati nella segnalazione alle agenzie di rating coinvolte, in un'ottica come detto di moral suasion, delle criticità riscontrate nell'attività di elaborazione dei rating (in primis relative alla tempistica della produzione e diffusione degli stessi) o delle carenze organizzative rilevate in tali circostanze. In taluni casi, la Consob ha svolto anche accertamenti in materia di abusi di mercato, che non hanno tuttavia fatto emergere elementi tali da ritenere opportuno il proseguimento delle indagini" ha detto il presidente vicario che ha aggiunto: "Una volta adottato il nuovo regime, il ruolo e le funzioni della Consob nei confronti delle agenzie di rating cambieranno, nuovamente, in modo radicale. Infatti, la Consob eserciterà, essenzialmente, le proprie funzioni all'interno dell' Autorità Europea per gli Strumenti e i Mercati finanziari (ESMA), partecipando al relativo processo decisionale, riferito sia alle future richieste di registrazione, sia alle azioni di vigilanza, sia alle misure di enforcement e sanzionatorie. Inoltre, la nuova proposta di Regolamento prevede, per le Autorità nazionali, un obbligo di segnalazione all'ESMA di eventuali infrazioni al Regolamento, commesse sia all'interno della propria giurisdizione sia in altre giurisdizioni. L'ESMA deve, al riguardo, adottare le opportune azioni di vigilanza e tenere informata l'Autorità nazionale dell'esito delle stesse. Inoltre, l'Autorità nazionale può anche richiedere all'ESMA, ove dovesse riscontrarne i presupposti, la sospensione dell'utilizzo per scopi regolamentari dei rating emessi dalla specifica agenzia e, anche in questo caso, l'ESMA deve informare l'Autorità nazionale dell'esito di tale richiesta. Di conseguenza, anche con il nuovo Regolamento la Consob sarà chiamata a svolgere un'attività di vigilanza nei confronti delle agenzie di rating, finalizzata, come detto, all'adozione di decisioni consapevoli e motivate all'interno dell'organo decisionale dell'ESMA - cui partecipano i Presidenti delle varie Autorità nazionali - nonché alla segnalazione alla stessa di eventuali criticità nell'attività di rating".

In futuro i succhi di frutta saranno senza zucchero e potranno contenere pomodori. Oggi, infatti, la Commissione Europea ha adottato un emendamento alla Direttiva comunitaria sui succhi di frutta che propone di rimuovere lo zucchero dalla lista degli ingredienti autorizzati per la produzione di succhi di frutta. La proposta è in linea con la politica di riduzione degli zuccheri aggiunti negli alimenti e di promozione di una dieta equilibrata, sostenuta dalla Commissione.
L'emendamento prevede, inoltre, di includere i pomodori nella lista degli ingredienti utilizzati per la produzione di succhi di frutta. Infine, l'etichetta dovrà fornire al consumatore tutte le informazioni sul prodotto, riportando i nomi dei succhi di frutta, specificando che si tratta di succhi di frutta ottenuti da succo concentrato o di una miscela dei due. L'emendamento attende l'esame del Consiglio e del Parlamento europeo.

Domani le associazioni dei consumatori aderenti a Casper - Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) saranno davanti la sede dell'Antitrust (Piazza G. Verdi, 6/a) per dare vita ad una "pomodorata": i responsabili delle speculazioni sui listini, diverranno oggetto di lancio di pomodori da parte dei consumatori, e chi centrerà il bersaglio verrà premiato con una bruschetta, ovviamente al pomodoro.
Il primo lancio verrà effettuato dal Presidente di Coldiretti, Sergio Marini. Anche il Presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, interverrà incontrando alle ore 11:30 i vertici delle 4 associazioni, che gli consegneranno un esposto relativo alle speculazioni sui prezzi dei principali prodotti alimentari.
La manifestazione si svolgerà in contemporanea anche a Salerno, Foggia e Catania.

Comunicazioni "captate" sulle reti wi-fi da Street View: il Garante Privacy ha imposto a Google Street View di bloccare qualsiasi trattamento sui cosiddetti "payload data", i frammenti di comunicazioni elettroniche captati dalle vetture di Street View, e ha inviato gli atti all'autorità giudiziaria perché valuti gli eventuali profili penali derivanti dalla raccolta di questo tipo di dati.
Il Garante aveva avviato nei confronti della società un'istruttoria lo scorso maggio, quando era venuta a conoscenza che le Google car avevano catturato, da aprile 2008, non solo immagini ma anche frammenti di comunicazioni elettroniche trasmessi da utenti che utilizzavano reti wi-fi non protette.
Spiega in una nota il Garante: "Nel corso del procedimento Google, fornendo i riscontri richiesti dal Garante, ha confermato la raccolta dei dati durante il passaggio delle vetture di Street View, specificando tuttavia che essa era avvenuta erroneamente e che i dati raccolti erano comunque talmente frammentati da non per poter essere considerate informazioni personali. Secondo le dichiarazioni delle società, i dati sono attualmente conservati su server negli Stati Uniti e non sono mai stati utilizzati, né comunicati a terzi. Ad avviso dell'Autorità italiana, invece, una tale raccolta di informazioni, essendo stata effettuata in modo sistematico e per un considerevole periodo di tempo (fino al maggio 2010), comporta la concreta possibilità che alcune delle informazioni "catturate" abbiano natura di dati personali: consentano cioè di risalire a persone identificate o identificabili".
Google potrebbe quindi aver violato non solo il Codice della Privacy ma anche alcune norme del Codice penale. Per questo il Garante ha trasmesso gli atti all'autorità giudiziaria e ha imposto a Google di sospendere qualunque trattamento dei dati, senza cancellarli dai server, perché potrebbero diventare prova di eventuali violazioni.