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L'Europa va avanti nel suo obiettivo: quello di rendere più semplice per i cittadini il rapporto tra vita lavorativa e vita familiare. Ieri, infatti, il Parlamento Europeo ha approvato, con 390 voti a favore e 192 contro, l'allungamento del congedo di maternità minimo, portandolo da 14 a 20 settimane, tutte remunerate al 100% dell'ultimo stipendio mensile o della retribuzione mensile media.
L'Aula ha approvato anche l'introduzione di un congedo di paternità remunerato di almeno due settimane. Per i Paesi che hanno già un congedo parentale, cioè per entrambi i genitori, è stato approvato un emendamento secondo il quale le ultime 4 settimane vengono considerate come congedo di maternità, remunerate almeno al 75%. Come sempre, gli Stati membri sono liberi di introdurre misure di congedo ancora più favorevoli a quelle previste dalla direttiva. Il testo approvato dal Parlamento va comunque oltre le proposte della Commissione Europea che prevedevano un congedo minimo di 18 settimane, a stipendio pieno per le prime 6.
Sono stati, infine, approvati emendamenti che proibiscono il licenziamento delle donne dall'inizio della gravidanza fino ad almeno il sesto mese dopo la fine del congedo di maternità. E quando il congedo finisce le donne devono tornare al loro impiego precedente o ad un posto equivalente, con la stessa retribuzione, categoria professionale e responsabilità di prima del congedo.

Si è ridotto a meno di 2 mesi il tempo necessario per risolvere una conciliazione in Italia; nei primi 6 mesi del 2010 le Camere di Commercio hanno gestito 10.143 domande di conciliazione. Durante il convegno, organizzato oggi a Roma da Unioncamere, si è parlato della riforma della mediazione, che entrerà in vigore a marzo 2011.
I tempi, intanto. Meno di due mesi, per la precisione 57 giorni, è il tempo necessario per risolvere una conciliazione in Italia. Ed è proprio quello dei tempi brevi il motivo principale per cui si ricorre sempre di più alla conciliazione: nel 2009 le domande di conciliazione gestite dalle Camere di Commercio sono state più di 18.600 e nei primi 6 mesi del 2010 si è già raggiunto il numero di 10.143. Gran parte delle conciliazioni riguarda le controversie tra imprese e consumatori (quasi 8mila nei primi 6 mesi di quest'anno), che hanno di media un valore di 10.405 euro e una durata di 53 giorni.
Sono alcuni dei dati dell'attività di conciliazione condotta dalle Camere di Commercio, resi noti oggi nell'ambito del convegno "Dalla conciliazione alla mediazione. Esperienze a confronto" organizzato da Unioncamere nell'ambito della 7° Settimana della Conciliazione che si tiene in tutte le Camere di Commercio dal 18 al 24 ottobre.
L'iniziativa è stata un'occasione di confronto sulla riforma della conciliazione, prevista dal decreto legislativo del 4 marzo 2010, che è in questi giorni alla firma del Ministro della Giustizia Angelino Alfano, e che rende la mediazione obbligatoria per alcuni settori. "La riforma, che entrerà in vigore a marzo 2011, avrà sicuramente un effetto dirompente - ha detto Tiziana Pompei, Vice Segretario generale Unioncamere - L'impatto principale sarà culturale e crediamo che i consumatori ricorreranno sempre di più alla conciliazione".
Ha commentato il segretario dell'Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona: "Senz'altro risolvere bonariamente le liti è una grande opportunità per i consumatori. Dal nostro punto di vista però non è una grande novità perché ce ne occupiamo concretamente da diversi anni e le Associazioni dei consumatori sanno che la maggior parte delle vertenze che riguardano i consumatori sono risolte in via stragiudiziale, rinunciando all'accesso alla giustizia che è esageratamente costoso e implica tempi per lo più incompatibili con i bisogni dei consumatori. Ho quindi un po' la sensazione - ha detto Dona - che si stia facendo molto rumore per nulla nel senso che i nuovi strumenti si adatteranno soltanto a certe controversie di consumo mentre la maggior parte continueranno ad essere risolte senza bisogno di una procedura formale quale è questa della mediazione che sarà obbligatoria da marzo".
Ha commentato Sergio Veroli, Segretario Generale di Consumers' Forum: "Noi rispetto alla mediazione siamo molto favorevoli. Della riforma vogliamo capire ancora alcune cose, a cominciare dal problema dei costi. Dopodiché noi siamo affezionati al nostro sistema di conciliazione, la cosiddetta negoziazione paritetica, in cui non c'è un terzo mediatore, ma le due parti si incontrano, da una parte l'azienda e dall'altra il cittadino rappresentato dalle Associazioni dei consumatori, per trovare un accordo. Qui c'è il massimo della garanzia per il cittadino che se non è d'accordo non dà il suo assenso". "In Europa - ha aggiunto Veroli - ci sono 750 tipi diversi di sistemi alternativi di conciliazione. L'obiettivo di fondo deve restare quello della risoluzione dei problemi dei cittadini in tempi rapidi: oggi fare una causa civile, in Italia, può voler dire impiegarci 10 anni. Sarebbe quindi opportuno che tutte le forme di risoluzione alternativa delle controversie potessero essere utilizzate dal cittadino. Quella paritetica è, secondo noi, la più affermata visto che ci sono migliaia e migliaia di conciliazioni fatte in questo modo dalle più grandi aziende italiane, di energia, di tlc, dalle banche e dalle Associazioni dei consumatori".

Gli italiani non mollano il contante. Meglio avere qualche euro in tasca - in media, 65 euro - per le spese di tutti i giorni e per eventuali acquisti non programmati, a meno che non si debba ricorrere a spese più elevate. Il ricorso alla moneta elettronica è in crescita soprattutto fra i giovani e nei grandi centri urbani. Comunque, un dato è certo: il 60% degli italiani non uscirebbe mai di casa senza almeno qualche euro in tasca, contro un 39% che invece non riuscirebbe a lasciare a casa carta di credito o bancomat. I dati emergono dalla ricerca Wincor Nixdorf (società che si occupa di consulenza e sviluppo di tecnologie innovative per il settore bancario e per il retail) realizzata in collaborazione con Doxa, che "evidenzia l'esistenza di un legame inscindibile tra gli italiani e il denaro contante".
L'Italia raccoglie, evidenzia la ricerca, circa il 20% delle banconote circolanti in Europa. E molte "sono conservate direttamente nelle tasche e nei portafogli dei cittadini del Bel Paese, che in media dichiarano di avere sempre con sé almeno 65 euro. Considerando la popolazione nazionale rappresentata dal campione di circa 44 milioni di abitanti, il dato suggerisce come ogni giorno una cifra attorno ai tre miliardi di euro sia costantemente "a spasso" lungo tutta la penisola".
La "soglia psicologica" per decidere di ricorrere a bancomat o carta di credito si assesta attorno ai 143 euro, anche se aumenta al crescere dell'età e spostandosi al Sud. Le situazioni in cui si utilizza di più la moneta elettronica sono lo shopping (54%) e la spesa al supermercato (47%), mentre al ristorante, ai caselli autostradali o alle stazioni di servizio 2 italiani su 3 preferiscono utilizzare il contante.
Nel prelievo al bancomat, resiste la figura del "cassiere di fiducia": il 32% della popolazione - si arriva però al 43% nei piccoli paesi - preferisce prelevare contante direttamente dal cassiere. Gli altri ricorrono agli sportelli bancomat, con una frequenza media di prelievo che sta diventando più frequente (due volte a settimana, tre fra i più giovani) e prelevano in media 135 euro. Dove vorrebbero nuovi sportelli bancomat gli italiani? I giovani votano per discoteche e cinema, mentre in generale vengono segnalati uffici pubblici e piccoli punti vendita.

Da Bruxelles arriva uno stop di 5 anni alla clonazione animale a scopo alimentare nell'Ue. La Commissione Europea ha deciso di sospendere anche l'utilizzo di animali d'allevamento clonati e la commercializzazione di alimenti provenienti da animali clonati. Il motivo di questa decisione non sta tanto nella sicurezza alimentare per l'uomo, quanto nel benessere degli animali e nell'elemento etico legato alla clonazione.
La clonazione viene sospesa soltanto per gli utilizzi alimentari e non per altri scopi, come la ricerca relativa alla conservazione di specie in via di estinzione o l'utilizzo di animali per la produzione di prodotti farmaceutici. Lo ha sottolineato anche il Commissario Ue alla salute e alla tutela dei consumatori, John Dalli, secondo il quale "con l'adozione di questa relazione il Consiglio, il Parlamento europeo e la Commissione avanzeranno sulla proposta relativa ai nuovi prodotti alimentari che costituisce un importante contributo per la protezione dei consumatori e l'innovazione". Attualmente, infatti, è in discussione il regolamento comunitario sui nuovi prodotti alimentari: oggi sono considerati tali soltanto gli alimenti prodotti da cloni, che non sono prodotti cioè secondo le tecniche di allevamento tradizionali.

In occasione della VII Settimana nazionale del servizio di conciliazione delle Camere di Commercio, si svolgerà domani mattina presso la sede Unioncamere di Roma (piazza Sallustio 21 a partire dalle 9.30) il convegno “Dalla conciliazione alla mediazione. Esperienze a confronto”, che fa il punto sulle iniziative previste per la settimana e sulle novità legislative. Come informa il lancio del convegno, “in caso di controversia civile o commerciale, grazie alla mediazione delle Camere di Commercio, le parti coinvolte possono risolvere la loro lite con l’aiuto del mediatore, una figura super partes che ha il compito di facilitare il dialogo e aiutare le parti a trovare un accordo soddisfacente e condiviso. La nuova normativa rende la mediazione obbligatoria, a partire da marzo 2011, in numerosi settori e offre grandi possibilità di sviluppo del servizio”. Al convegno parteciperanno Unioncamere, docenti universitari, e in una tavola rotonda, rappresentanti del Consiglio nazionale forense, del Consiglio nazionale dottori commercialisti, del Consiglio nazionale del notariato e di Consumers’ Forum.

Poste Italiane e l'Università Campus Bio Medico (CBM) di Roma hanno siglato un accordo di collaborazione grazie al quale i pazienti avranno la possibilità di ritirare presso la rete "Sportello Amico" la refertazione per prestazioni sanitarie effettuate presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico.
In secondo luogo, attraverso l'accordo si punta a concentrare su una Carta "co-branded" servizi telematici dedicati ai pazienti del Policlinico Universitario, che potranno utilizzarla anche come carta prepagata, avvalendosi delle offerte del Gruppo Poste Italiane, leader europeo del settore. In base all'accordo, infine, il Gruppo Poste Italiane offrirà inoltre all'Università Campus Bio-Medico di Roma la possibilità di utilizzare un sistema di posta elettronica certificata, per comunicazioni anche con studenti e pazienti.


Il Commissario europeo all'agricoltura e allo sviluppo rurale, Dacian Cioloş, sarà al Salone del Gusto, la manifestazione che si svolgerà a Torino dal 21 al 25 ottobre. Molti gli eventi organizzati allo stand della Commissione (padiglione 5 del Lingotto Fiere) che saranno incentrati sullo sviluppo rurale e sulle possibilità di finanziamento europeo per la produzione locale di qualità e sulla presentazione del nuovo logo europeo per i prodotti biologici. Nello stand, inoltre, saranno presenti funzionari della Commissione europea che risponderanno a domande di carattere generale sulla politica agricola e più in particolare sulla qualità, l'agricoltura biologica e lo sviluppo rurale.
Programma dello stand dell'UE:
Giovedì 21 ottobre 2010
Quale futuro per i giovani agricoltori nella politica agricola comune dopo il 2013?"
Venerdì 22 ottobre 2010
Alle 12:00: presentazione della politica europea per i prodotti di qualità (DOP, IGP, STG), a cura di Fabienne Segers e Michele Ceccarelli, dell'unità Politica di qualità dei prodotti agricoli presso la Direzione.

Operazione internazionale anticontraffazione sui farmaci: sono stati bloccati 10 mila medicinali fra compresse, capsule e fiale illegalmente importati in Italia e ispezionate più di 140 spedizioni postali a Roma e Milano. Sono i risultati dell'operazione "PANGEA III: International Internet week of action" per contrastare la contraffazione farmaceutica, coordinata da INTERPOOL, IMPACT (la task-force anticontraffazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità) e World Customs Organization (Organizzazione Mondiale delle Dogane). L'iniziativa di monitoraggio si è svolta dal 5 al 12 ottobre. A livello nazionale l'attività è stata realizzata, attraverso la task-force nazionale IMPACT Italia coordinata dall'Agenzia Italiana del Farmaco, dalla stessa AIFA insieme all'Agenzia delle Dogane e ai Carabinieri del NAS.
All'iniziativa hanno preso parte 43 paesi in tutto. PANGEA nasce dall'aumento del commercio online di farmaci illegali e pericolosi. E infatti, informa una nota dell'AIFA, "nel corso dell'operazione, che ha consentito di ispezionare più di 140 spedizioni postali, contenenti farmaci o altri prodotti riportanti in etichetta indicazioni terapeutiche, sono state bloccate complessivamente 10.000 unità tra compresse, capsule e fiale importate illegalmente in Italia, i cui campioni sono stati inviati all'Istituto Superiore di Sanità, membro di IMPACT Italia, per le necessarie analisi". I risultati hanno confermato che cresce la richiesta in Internet di farmaci per il trattamento delle disfunzioni sessuali maschili, di farmaci anoressizzanti, antidepressivi e di medicinali acquistati per fini diversi rispetto alle indicazioni terapeutiche riportate in etichetta.

In un anno i fritti sono rincarati del 9%, la birra dell'8%, e il classico menù a base di pizza del 5,1%. I soli fiori di zucca sono aumentati del 20% rispetto al 2009. È quanto rileva un'indagine dell'Adoc per la quale un menù medio composto da una pizza, un fritto e una birra costa 13,30 euro, il 5,1% in più dello scorso anno.
Commenta Carlo Pileri, presidente dell'associazione: "Nell'ultimo anno mangiare in pizzeria è diventato più costoso, in media, del 5,1%. Per un menù composto da una pizza, un fritto e una birra si spendono difatti 13,30 euro contro i 12,65 euro dello scorso anno. Non è tanto la pizza a registrare i rincari maggiori, dato che in media il prezzo è cresciuto dell'1,5%, quanto i fritti e la birra. Tra i fritti, a farla da padrone è il fiore di zucca, il cui costo medio è aumentato di 25 centesimi, il 20% in più del 2009. Anche il filetto di baccalà (+13,6%), le patatine fritte (+12,9%) e il supplì (+10%) segnano rincari record. Per quanto riguarda le birre, il prezzo medio è cresciuto dell'8%, una chiara media costo il 6,3% in più dello scorso anno, attestandosi sui 5 euro, mentre una birra nazionale in bottiglia ha subito un aumento dell'8,3%".
Il confronto diventa impietoso se il paragone viene fatto con il 2001, a prezzi espressi ancora in lire: da allora il costo di una pizza margherita è più che raddoppiato passando dagli equivalenti 2,60 euro agli attuali 5,30, con un aumento del 103,8%. La birra chiara media è rincarata del 49,2% passando da 3,35 a 5 euro, e un supplì è volato a più 115,6% passando dall'equivalente di 51 cent agli attuali 1,10 euro.
Ma, prosegue Pileri, "nonostante i rincari, le pizzerie stanno resistendo all'impatto della crisi, tanto che, insieme ai pub, hanno segnato un aumento della clientela pari al 2%. In controtendenza con l'afflusso di clientela nei ristoranti classici". Per l'Adoc, infatti, l'aumento dei prezzi ha portato a una riduzione dei consumi nel settore della ristorazione, ma le pizzerie, trainate anche dal turismo, registrano una crescita della clientela. "Le pizzerie vedono incrementate del 2% le presenze, grazie ai prezzi più vantaggiosi rispetto alle alternative e al flusso dei turisti - afferma Pileri - risentendo meno della crisi dei consumi che ha colpito la ristorazione".

Costretti a rinunciare, i consumatori italiani diventano responsabili, ma anche più esigenti. Gli italiani in tempo di crisi chiedono al mercato più qualità, prezzi più equi e più informazione. Hanno anche imparato ad attribuire un valore ai prodotti di aziende attenti all’etica e alla sostenibilità. Lo rivela la III edizione dell’Osservatorio Consumers’ Forum che attraverso un’indagine affidata a Ipsos (metodo CATI, campione rappresentativo 1000 persone), analizza ogni anno gli stili di vita e le tendenze di consumo degli italiani.
Occupazione e crisi economica sono ancora in cima alle preoccupazioni degli italiani, tanto è vero che oltre il 50% degli intervistati conosce qualcuno che in questo periodo ha perduto il lavoro. In questo contesto il consumatore, quando è in difficoltà, diventa selettivo: rinuncia a beni come abbigliamento (79%) e vacanze (64%), ma ritiene irrinunciabili prodotti che riguardano la salute, come la frutta e la verdura (85%) e la prevenzione (68%).
“E’ un consumatore in difficoltà, che deve sapere scegliere per riuscire a rinunciare”, commenta Sergio Veroli, presidente di Consumers’ Forum, che oggi a Milano ha presentato i risultati della ricerca. “Un consumatore che inizia a pretendere di essere soddisfatto da ciò che acquista e chiede che le informazioni sui prodotti siano più trasparenti”.
Dall’indagine emerge che molti italiani, pur restando affezionati ai prodotti di marca (50% ha le proprie marche cui non rinuncia e il 61% si sente rassicurato dalle marche note), non ritengono che la pubblicità sia un mezzo attendibile per orientare la spesa. L’83% degli intervistati ritiene infatti che debba dare più informazioni, ma soprattutto mantenere le promesse: dal punto di vista pubblicitario, i settori meno sinceri sono considerati quelli bancari e assicurativi (32%), i cosmetici (22%) e la telefonia (18%). In caso di insoddisfazione, il consumatore italiano non esita a rivolgersi alle associazioni dei consumatori (35%).
Dall'indagine emerge che gli italiani sarebbero mediamente disposti a pagare il 9% in più (il 20% di essi si spingerebbe anche oltre il 10% in più) un prodotto di un’azienda che adottasse comportamenti etici e ecosostenibili; il 57% se deve scegliere tra due marche dichiara di orientarsi verso quella che tiene alla difesa dell’ambiente.

Portare la Tv digitale nelle case e aiutare i cittadini a familiarizzare con la nuova tecnologia. È l'obiettivo dei dodici incontri itineranti, nelle nuove cinque Regioni coinvolte dallo switch off, per comunicare i vantaggi della transizione dall'analogico al digitale e informare sulle semplici operazioni da seguire per non farsi trovare impreparati. Il tour del 'road show' sul passaggio alla tv digitale è partito ieri da Verbania, in Piemonte, e proseguirà in Lombardia e Emilia-Romagna per poi passare in Veneto e Friuli-Venezia Giulia. La campagna di comunicazione avviene sotto l'egida del Ministero dello Sviluppo Economico ed il coordinamento è affidato alla Fondazione Ugo Bordoni.
In particolare il road show prevede, in tutti i capoluoghi di provincia delle regioni coinvolte nella transizione di sistema, la presenza di un furgone dotato di personale specializzato e delle necessarie apparecchiature per la dimostrazione pratica della sintonizzazione dei programmi. Gli stessi tecnici forniranno ai cittadini informazioni sui requisiti per ottenere il contributo statale per l'acquisto dei decoder e provvederanno alla distribuzione di materiale informativo.
Nel 2010 la transizione al digitale avverrà secondo il seguente calendario: dal 25 ottobre al 26 novembre passeranno alla televisione digitale il Piemonte orientale, la Lombardia (esclusa la provincia di Mantova) e le province di Parma e Piacenza; dal 27 novembre al 2 dicembre l'Emilia-Romagna; dal 30 novembre al 10 dicembre il Veneto e le province di Mantova e Pordenone; dal 3 dicembre al 15 dicembre il Friuli-Venezia Giulia.
A partire da tali date, tutti i programmi delle emittenti nazionali e locali saranno, quindi, trasmessi solo in tecnologia digitale e il loro segnale potrà essere ricevuto esclusivamente attraverso un decoder o un televisore con sintonizzatore digitale integrato.
Queste le prime date del Tour: 12 ottobre Verbania; 13 ottobre Varese; 14 ottobre Como; 18 ottobre Sondrio; 19 ottobre Bergamo; 20 ottobre Lecco; 21 ottobre Brescia; 25 ottobre Alessandria; 26 ottobre Biella; 27 ottobre Asti; 28 ottobre Vercelli; 29 ottobre Novara.

Gli acquisti transfrontalieri sono il principale argomento dei reclami che giungono ai Centri Europei dei Consumatori. Il settore dei trasporti, in particolare il trasporto aereo, è quello che registra il maggior numero di denunce. La rete dei CEC, che compie 5 anni di attività, ha gestito dal 2005 al 2009 circa 270.000 contatti.
Il commercio transfrontaliero non ha ancora raggiunto un sufficiente grado di efficienza. Tra il 2005 e il 2009 sono stati ben 270.000 i contatti gestiti dalla rete dei Centri Europei dei Consumatori, per fornire agli utenti assistenza sugli acquisti transfrontalieri. E' il quadro che emerge dal rapporto pubblicato dalla Commissione Europea proprio per celebrare i 5 anni di attività della rete CEC.
Ogni anno il numero di contatti registrati dalla rete è cresciuto sempre di più, passando dai 43.000 del 2005 ai 60.000 del 2009. Nel 2008 il valore delle risoluzioni delle controversie tra consumatore e commerciante è stato di circa 3,5 milioni di euro, tra rimborsi e compensazioni. E sono le transazioni on line il soggetto di oltre la metà dei reclami: nel 2009 il 55,9% dei reclami ricevuti dai CEC ha riguardato gli acquisti transfrontalieri; il settore più colpito è quello dei trasporti (il 30,6% dei reclami del 2009), soprattutto del trasporto aereo. Oltre il 75% dei reclami relativi ai servizi di trasporto ha coinvolto il trasporto aereo, dai rimborsi alle compensazioni per annullamento del volo, alla perdita dei bagagli. Gli altri settori interessati dai reclami sono quelli del tempo libero e cultura e dei ristoranti e alberghi.
I consumatori si lamentano soprattutto della qualità o delle caratteristiche dei beni o dei servizi (il 29% dei reclami del 2009), dei ritardi nella consegna o nella fornitura (il 21%) e delle disposizioni contrattuali (il 18%), ad esempio le modalità di cessione del contratto. Un dato positivo, da non sottovalutare, è la diminuzione negli anni del numero di denunce di problemi con pratiche commerciali scorrette o pratiche di vendita sleali.
Il rapporto è stato presentato ai membri del Parlamento Europeo a Bruxelles, in occasione di una mostra dedicata alla rete dei Centri Europei dei Consumatori, che sono presenti in 29 Paesi (i 27 Stati membri più Norvegia e Islanda) I CEC, oltre ad informare i consumatori sui loro diritti, li aiuta concretamente quando si trovano di fronte a reali problemi.
Nel 2009 il 48% dei reclami è giunto a risoluzione; negli altri casi il Centro si occupa di trasferire il reclamo ad altri organi competenti, come gli organismi di risoluzione extragiudiziale delle controversie. Dal lavoro congiunto dei CEC è nato Howard, un assistente virtuale che aiuta i consumatori negli acquisti transfrontalieri.

E' giunto alla terza edizione l'Osservatorio sugli stili e sulle tendenze di consumo degli italiani, a cura di Consumers' Forum. Come spendono gli italiani? Quali priorità orientano gli acquisti? Quali sono i nuovi stili di consumo? Cosa chiedono alle aziende e alla pubblicità? Quali sono i trend di consumo negli ultimi 3 anni? Lo svela la terza edizione dell'Osservatorio di Consumers' Forum, nato dall'esigenza di monitorare gli atteggiamenti dei consumatori italiani, i valori che guidano gli acquisti e il cambiamento degli stili di vita e gli orientamenti di consumo. I dati della ricerca curata dall'Ipsos saranno illustrati il 13 ottobre a Milano, presso la Sala Besana in Piazza Belgioioso 1.