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Se c'è risparmio non c'è fedeltà che tenga: la compagna assicurativa viene cambiata. E se questa vuole che i clienti le rimangano fedeli, deve offrire una garanzia sopra tutte le altre: prezzi competitivi. Negli ultimi tre anni, il 32% degli automobilisti ha cambiato compagnia assicurativa per l'Rc auto almeno una volta, e il motivo principale sta nella possibilità di risparmiare. Non ci sono pentiti: il 97% di chi ha cambiato compagnia ritiene di aver fatto una scelta corretta.
È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Facile.it - comparatore di polizze RC, prestiti, mutui e conti correnti - che ha indagato su come si sia evoluto il comportamento degli automobilisti nei confronti della propria compagnia assicurativa, dopo tre anni dall'ingresso massiccio dei comparatori sul mercato italiano. Il fattore determinante per il 75% di chi ha cambiato assicurazione è stato il prezzo più competitivo offerto da una compagnia concorrente. Per la quasi totalità, la scelta è stata corretta perché il cambiamento ha portato ad un risparmio (44%), o perché comunque il confronto di diverse offerte è sempre vantaggioso (53%).
E chi invece è rimasto fedele alla propria compagnia? Lo ha fatto, nel 40% dei casi, perché si fida del proprio assicuratore; nel 21% dei casi perché è scettico su promozioni online; il 16% invece non si muove per pigrizia. Un 22% di persone rimane invece con la stessa compagnia perché offre particolare vantaggi per la propria categoria professionale. In ogni caso, il fattore principale per non perdere clienti è garantire prezzi competitivi - risposta segnalata dal 53% degli intervistati.

Ormai per acquistare i biglietti per concerti o eventi sportivi non si può prescindere da Internet: sono tantissimi i siti che vendono ticket di tutti i tipi e a tutti i prezzi. Questi siti, però, non si sono rivelati particolarmente corretti né trasparenti: alcuni hanno venduto biglietti per eventi inesistenti, altri non hanno fornito tutte le informazioni all'utente (ad esempio su cosa fare in caso di eventuale rimborso o di cancellazione dell'evento).
Attraverso un'operazione di "pulizia" coordinata a livello europeo, partita a settembre 2010, le autorità nazionali di tutti gli Stati membri hanno condotto indagini sulla maggior parte dei siti ed hanno riscontrato una serie di criticità: informazioni incomplete o fuorvianti sul prezzo dei biglietti, clausole inique, informazioni incomplete o fuorvianti sul venditore.
L'operazione ha condotto a risultati più che positivi: oggi il rischio di cadere in qualche trappola e pentirsi amaramente di questo tipo di acquisti è molto ridotto. L'88% dei 414 siti analizzati tra quelli che vendono biglietti per eventi sportivi o culturali è risultato in regola con le norme UE di tutela dei consumatori, mentre nel 2010 erano solo il 40%.
Per quanto riguarda le informazioni sui costi totali, oggi il 94% è in regola e fornisce informazioni chiare e precise anche su eventuali spese di spedizione e costi aggiuntivi (nel 2010 lo faceva solo il 55%). Rispetto alle clausole inique, dalla mancata garanzia di consegna in tempo del biglietto all'omissione di informazioni sul rimborso in caso di annullamento dell'evento, il 92% dei siti controllati pratica ora condizioni eque, contro il 57% nel 2010. Infine, il 93% dei siti controllati oggi fornisce le dovute informazioni sul venditore (nome, indirizzo, e-mail) contro il 72% nel 2010.
E si prevedono ulteriori miglioramenti conseguenti alle sentenze pronunciate dai tribunali. Le autorità nazionali continueranno ad occuparsi dei casi non ancora risolti; per quelli transfrontalieri, sono in contatto con le rispettive controparti di altri paesi. Le indagini condotte in tutta l'UE continueranno, una nuova operazione "pulizia" è in preparazione e ulteriori azioni congiunte sono previste per il 2012. I siti si sono messi in regola con la normativa, in genere volontariamente, ma in alcuni casi sono state inflitte sanzioni.

Si chiama "Ore7" il nuovo servizio di Poste Italiane realizzato in collaborazione con MoneyGram International, che consente di inviare denaro con commissioni scontate fino a quasi il 50% con la consegna dalle ore 7 del giorno successivo all'invio.
Al momento il servizio Ore7 sarà attivo solo per gli invii di denaro verso la Romania e solo da alcune province Italiane selezionate quali Roma, Bologna, Brescia, Brianza, Caserta, Latina, Milano, Monza, Napoli, Padova, Reggio Calabria, Torino, Venezia, Verona, Vicenza e in tutta la regione Sicilia.
Questo tipo di servizio è interessante per tutti coloro che non hanno una particolare urgenza nel fare arrivare il denaro, ma che possono aspettare fino alla mattina del giorno successivo. Con questo servizio riescono a risparmiare fino a quasi il 50% sulle commissioni di invio .
Il servizio Ore7 si affianca alle altre innovazioni nel servizio di trasferimento di denaro, quale il money transfer via cellulare che Poste Italiane e MoneyGram hanno lanciato per primi sul mercato italiano. Grazie alla tecnologia di PosteMobile e agli strumenti di pagamento BancoPosta è infatti possibile trasferire denaro dal proprio telefonino rendendolo disponibile cash, in tempo reale (circa 10 minuti), presso la capillare rete MoneyGram presente in 191 Paese del Mondo.

Più di 50 mila farmaci fra capsule, compresse e fiale contraffatte o importate illegalmente in Italia: questo il bilancio dell'operazione di contrasto ai farmaci falsi o illegali, svolta in Italia nell'ambito della più ampia iniziativa Pangea IV, il monitoraggio coordinato da Interpol, Impact (la task-force anticontraffazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità) e World Customs Organization (Organizzazione Mondiale delle Dogane), cui hanno partecipato 84 paesi dal 20 al 27 settembre.
In Italia, l'attività di controllo è stata effettuata in collaborazione tra le amministrazioni che fanno parte della task-force nazionale Impact Italia: Agenzia Italiana del Farmaco, Agenzia delle Dogane, Carabinieri del NAS, con il supporto di alcuni Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (USMAF) del Ministero della Salute.
L'attività ha portato all'ispezione, negli spazi doganali, delle spedizioni contenenti farmaci e altri prodotti riportanti in etichetta indicazioni terapeutiche provenienti da paesi a rischio. In tutto sono state bloccate più di 50.000 unità tra compresse, capsule e fiale contraffatte o importate illegalmente in Italia, ha reso noto l'Aifa, e i campioni sono stati inviati per le analisi all'Istituto Superiore di Sanità.
Spiega l'Agenzia del farmaco: "I risultati, oltre a confermare la crescente richiesta in rete di alcune tipologie di farmaci come quelli per il trattamento delle disfunzioni sessuali maschili o acquistati per fini diversi rispetto alle indicazioni terapeutiche riportate in etichetta, hanno evidenziato una diffusa tendenza ad acquistare in rete prodotti anoressizzanti come il Rimonabant, ritirato dal commercio nel 2007 in quanto considerato pericoloso per i gravi effetti a livello psichiatrico e neurologico".

Un Numero Verde (800 864754 ) e dodici Sportelli in altrettanti città (Aosta, Gorizia, Genova, Milano, Parma, Siena, Perugia, Ascoli Piceno, Roma, Matera, Oristano, Ragusa) per assistere famiglie e anziani nella prevenzione al sovraindebitamento e nella gestione corretta delle proprie finanze. E' il nuovo progetto, che partirà ad ottobre, del Movimento Difesa del Cittadino e Adiconsum, "Linea terza Età - Insieme contro la povertà" promossa da Movimento Difesa del Cittadino e Adiconsum, con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
La situazione di crescente difficoltà economica, che sta coinvolgendo sempre più larghi strati della popolazione (8 milioni 272mila le persone povere in Italia nel 2010, secondo i dati Istat), comporta inevitabilmente una crescita del sovraindebitamento, soprattutto tra gli anziani. Proprio i nuclei familiari con capifamiglia over 55 costituiscono circa il 26% della popolazione con debito per beni di consumo più elevato (dati Banca d'Italia).
Presso gli sportelli, sarà disponibile la "Guida al bilancio familiare. Difendiamoci dal sovraindebitamento" per imparare a programmare i flussi di denaro in entrata e in uscita, consentendo di valutare le risorse domestiche e le spese sostenute. Per approfondire la conoscenza su questi temi, saranno organizzati dalle due associazioni anche 12 corsi gratuiti curati da esperti del settore.

I cittadini aspettano, perché le liste di attesa sono sempre infinite e le regioni tardano a mettersi in regola. Se ci si ammala, ci si deve scontrare con differenti organizzazioni della salute a seconda della regione in cui si risiede. Se si aspetta un figlio, bisogna considerare che l'incidenza dei parti cesarei segue una logica anche regionale: in alcune aree del paese è nettamente più elevata. In sintesi: Regione che vai, sanità che trovi. Il tutto è frutto di un federalismo in sanità che restituisce un paese a tante facce molto frammentato. E produce una diversa tutela dei diritti, tanto da poter dire che i malati non sono tutti uguali. È quanto evidenzia il Rapporto 2011 dell'Osservatorio civico sul federalismo in sanità, nato quest'anno su spinta del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.
La frammentazione del sistema sanitario è evidente in aree quali le liste di attesa, la rete oncologica, il percorso nascita. Se si guarda alle lista d'attesa, spiega il Tribunale per i diritti del malato, si evidenzia che "i cittadini aspettano, come pure la legge. Un fronte in cui le nostre regioni tardano a mettersi in regola con quanto prevedono le normative nazionali è quello della lotta alle liste di attesa".
Così accade che sette regioni siano ancora inadempienti sull'istituzione dei Cup regionali (Abruzzo, Campania, Calabria, Liguria, Piemonte, Sicilia e Veneto). Undici regioni su 21 hanno attivato, nella maggior parte delle aziende (superiore al 90%), un servizio di prenotazione delle prestazioni che distingue il canale pubblico-istituzionale da quello intramurario, attraverso numeri e/o orari differenti. Si tratta di Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto e P.A. Trento. In Abruzzo, Liguria, Piemonte e Sardegna, la percentuale delle aziende che hanno attivato questo tipo di servizio è tra il 50 e il 90%. Calabria, Campania, Lazio e Valle d'Aosta rispondono con una percentuale di aziende inferiore al 50%. I Piani regionali di contenimento dei tempi di attesa sono ancora in standby in numerose regioni, e a oggi Calabria, Lazio, Basilicata, Piemonte e Sicilia sono inadempienti, nonostante le ultime tre ne avessero anche annunciato la pubblicazione
L'articolazione della rete oncologica evidenzia che "non tutti i cittadini hanno uguali diritti" perché "prevenzione, lotta al dolore, farmaci e tecnologia sono le aree in cui si registrano le maggiori differenze nelle cure oncologiche garantite dalle Regioni".
Se si guarda alla prevenzione, ad esempio, Liguria, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna riescono a coinvolgere nei programmi di screening contro il cancro alla cervice uterina, mammella e colon retto una fetta di popolazione residente inferiore rispetto allo standard definito dal Ministero della Salute; Lombardia, Molise e Basilicata registrano performance in linea con lo standard; si distinguono invece in positivo, Toscana, Veneto, Emilia Romagna ed Umbria. Le cure palliative - disponibilità di posti letto - vedono un'applicazione frammentata, mentre il monitoraggio del dolore in cartella clinica è applicato a macchia di leopardo: in alcune regioni non c'è, in altre sì.
Prosegue il Rapporto: "Anche l'accesso ai farmaci è diversificato di regione in regione: innanzitutto alcune regioni, prevalentemente Molise, Basilicata e Valle D'Aosta, non includono alcuni farmaci antitumorali nei prontuari regionali, rendendoli di fatto inaccessibili ai cittadini; altre regioni, in primo luogo Umbria, Veneto, Molise ed Emilia Romagna, pongono delle limitazioni all'uso di alcuni farmaci rispetto a quanto indicato dall'Aifa; in altre realtà, prevalentemente Puglia ed Emilia Romagna, alcuni farmaci sono erogati solo su richiesta motivata personalizzata. Insomma, di fatto, non tutti i cittadini hanno nel nostro Paese eguale accesso ai farmaci per la cura del tumore".
Altrettanto diversificato il percorso nascita. "Le segnalazioni raccolte da Cittadinanzattiva - denuncia l'associazione - evidenziano in tutte le regioni un aumento delle difficoltà di accesso a visite specialistiche e esami diagnostici connessi al percorso nascita, ma anche la persistenza di sospetti errori nella pratica medica, difficoltà di relazione, mancanza di informazione e di un serio approccio al consenso informato".
La percentuale di parti cesarei effettuati è uno dei segni più evidenti delle differenze. Liguria, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna hanno una percentuale di cesarei superiore al 35% e che non accennano a diminuire nel corso degli anni. Lazio, Puglia e Calabria, pur presentando percentuali molto elevate, hanno un trend in diminuzione. Le regioni più virtuose sono Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana.

I supermercati non hanno scaricato sulle famiglie l'aumento dell'Iva. Su un paniere di prodotti di uso quotidiano e larga diffusione, l'andamento dei prezzi prima e dopo l'aumento dell'aliquota al 21% è stabile. Per acquistare casalinghi e prodotti per la cura della persona, bibite e carta igienica, succhi di frutta e alimenti per gli animali, la cifra che si spende è sempre la stessa.
È la conclusione cui giunge una ricerca svolta da KlikkaPromo, motore di ricerca delle offerte promozionali della Grande distribuzione, che ha comparato i prezzi prima e dopo l'aumento dell'Iva di un paniere di 20 prodotti di larga diffusione potenzialmente soggetti ad aumenti per il passaggio dell'aliquota al 21%. Un provvedimento che ha avuto effetti immediati sulla benzina ma, rileva l'indagine, non sui prodotti di prima necessità venduti dai supermercati.
L'analisi è stata svolta su 10 grandi catene di supermercati, rappresentative di oltre il 50% del mercato della Grande distribuzione alimentare italiana, e non ha incluso quei prodotti alimentari la cui aliquota Iva al 4% o al 10% non ha subito alcun ritocco. Dalla ricerca emerge che i prezzi sono sostanzialmente invariati: "La metà delle categorie merceologiche considerate non fanno infatti rilevare variazioni significative dei prezzi, a testimonianza del mancato adeguamento alla nuova aliquota. Le differenze al rialzo e al ribasso nelle rimanenti categorie sono contenute e si pareggiano, facendo così rimanere nel complesso il costo del paniere di prodotti assolutamente immutato".
Di fronte alle incertezze dei prezzi, il ricorso alle offerte promozionali rappresenta una modalità di consumo sempre più diffusa, in parte obbligata, che permette di sperare in notevoli risparmi. Solo seguendo le offerte di settembre, spiega il portale, si possono collezionare risparmi consistenti, dal 26 sul caffè al 46% sull'olio extravergine di oliva. Ma se l'attenzione alle promozioni diventa abitudinaria e usuale nell'arco dell'anno, KlikkaPromo stima che ogni famiglia possa risparmiare ogni anno dai 2 mila ai 2500 euro.

I consumi energetici si trasformano in punti Cartafreccia. Un accordo di partnership commerciale fra Trenitalia (Gruppo FS) ed Enel Energia, la società di Enel per il mercato libero, consentirà di trasformare i punti di Enelpremia in punti Cartafreccia, la Carta Fedeltà di Trenitalia che offre promozioni, offerte e servizi dedicati.
A renderlo noto sono le due aziende. Enelpremia è il programma di raccolta punti gratuito dedicato ai fruitori dei servizi di Enel Energia che possono accumulare Punti Energia semplicemente accendendo la luce e usando il gas e riconvertirli in sconti sulla bolletta o in premi del nuovo catalogo. In particolare, per 800 punti Energia si ottengono 80 punti Cartafreccia. Tutti i titolari di Cartafreccia a loro volta possono ottenere, dal 1 gennaio di quest'anno, un biglietto omaggio o un nuovo premio da catalogo già a partire da 1.000 punti. L'iniziativa è dedicata ai titolari di Cartafreccia iscritti al programma Enelpremia. Per maggiori informazioni sulla promozione, si può consultare le pagine dedicate ai clienti Cartafreccia del sito www.trenitalia.como visitare l'area riservata al programma su enelenergia.it.

Entra nel vivo il progetto per la sicurezza dei prodotti, frutto della collaborazione fra Ministero dello Sviluppo economico e Unioncamere. E parte la campagna di comunicazione "È un prodotto sicuro?" che, sul versante dei consumatori, vuole offrire informazioni sui requisiti di sicurezza indispensabili per i prodotti d'uso comune, come giocattoli e materiale elettrico. Nel progetto di controllo si prevedono duemila ispezioni su 30 mila prodotti e strumenti di misura, l'impegno di 460 funzionari nei controlli e un sito informativo sui temi della sicurezza.
Su questi tre impegni si articola dunque il Progetto sulla vigilanza e controllo del mercato a tutela dei consumatori in materia di sicurezza di prodotti, manifestazioni a premio, metrologia legale, etichettatura del settore tessile e calzaturiero, nonché monitoraggio di prezzi e tariffe, previsto dal Protocollo di intesa tra Ministero dello Sviluppo economico e Unioncamere. Il Protocollo prevede un potenziamento dei controlli sul territorio da parte delle Camere di commercio.
Nei giorni scorsi è inoltre partita, informa Unioncamere, una campagna di comunicazione rivolta a imprese e cittadini, per "far sapere agli operatori (produttori, importatori, grossisti, esercenti) quali norme di sicurezza sono attualmente in vigore, quali sono i controlli ai quali la loro attività è soggetta, e quali le loro responsabilità nei confronti dei consumatori; informare i consumatori sui requisiti di sicurezza che molti prodotti di uso comune (come ad esempio i giocattoli o il materiale elettrico) devono avere e sulla congruità di quanto dichiarato nelle etichette dei prodotti del settore tessile e delle calzature".
Per rispondere alla domanda sulla quale si articola la campagna - "E' un prodotto sicuro?" - le Camere di commercio stanno lavorando a una serie di verifiche che riguarderanno tutta una serie di prodotti quali materiale elettrico, giocattoli, occhiali da sole, nonché metalli preziosi, imballaggi e strumenti di misura.

In Lombardia quasi un'impresa su due è attiva con iniziative di responsabilità sociale. Un'impresa su sette è attenta all'ambiente, due su tre controllano i consumi energetici. Si tratta di circa 400 mila imprese, e in media ogni attività impegnata spende annualmente circa 10 mila euro in buone pratiche, per una spesa complessiva stimata in quattro miliardi di euro all'anno.
I dati vengono dalla Camera di Commercio di Milano, che sottolinea come un terzo delle aziende sia mosso dalla motivazione etica dell'imprenditore (38,4%), che viene messa in pratica con l'attività di tutti i giorni (44,5%), in particolare con attività sportive e culturali (rispettivamente 27,5% e 19,7%). Nello specifico, per quanto riguarda l'ambiente, il 77,3% degli imprenditori presta attenzione ai rifiuti e il 67% ai consumi energetici. Gli strumenti più utilizzati per misurare questo impegno sono il codice etico (8,3%) e le certificazioni (6,1%).

Come si fa a sopravvivere all'aumento dei prezzi legati anche al passaggio dell'Iva al 21%? Oltre a ridurre la spesa, che è in costante contrazione, gli italiani devono trovare altre soluzioni per andare avanti. Adiconsum ha pensato di dare qualche risposta alle famiglie ed ha stilato un vero e proprio Vademecum di sopravvivenza. L'Associazione continua a chiedere al Governo provvedimenti che possano far ripartire i consumi e far crescere il Paese, ma intanto cerca di stare accanto ai consumatori in una situazione di difficoltà. "A nostro avviso - dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum - bisogna cambiare i modelli di consumo, andare verso un consumo ecologico ed eticamente orientato, verso un recupero della sobrietà nello stile di vita e di una maggiore coesione sociale".
Ecco allora i consigli di Adiconsum:
Carburanti e trasporti: fare il pieno presso le pompe bianche o i distributori dei supermercati. Per conoscere il distributore più vicino e più conveniente utilizzare il servizio PrezziBenzina.it, frutto di un progetto con Adiconsum. Provare a diminuire le unità del parco vettura familiare e a condividere il tragitto casa-ufficio con altri. Riesumare la vecchia bicicletta e utilizzare il più possibile i mezzi pubblici.
E-commerce: acquistare vestiti, scarpe, prodotti per la casa su siti sicuri. Possibili sconti fino al 70%.
Frutta e verdura: preferire i prodotti di stagione e di provenienza nazionale.
Bere acqua di rubinetto invece dell'acqua minerale: è quasi sempre buona, sempre e comunque sicura. Limitare gli sprechi di acqua corrente.
Scuola: per l'acquisto dei libri di testo rivolgersi se possibile al mercato dell'usato (fuori delle scuole, nei mercatini, nelle librerie con spazio dedicato). Per l'acquisto dei libri di testo nuovi rivolgersi presso la grande distribuzione, come pure per il corredo scolastico, evitando prodotti griffati. Fare leva sugli insegnanti e sui genitori per contenere le spese per i materiali da consumo, i testi aggiuntivi e gli insegnamenti facoltativi, nonché sui c.d. contributi volontari richiesti dalle scuole come se fossero
Sanità: limitare il più possibile il ricorso a prestazioni private o intramoenia. Programmare e prenotare per tempo con il SSN i controlli di prevenzione e quelli periodici già prevedibili. Verificare la presenza nella propria città di strutture private "a basso costo", sempre più diffuse in questi tempi di crisi.
Vacanze: un oculato "fai da te" supportato dalle risorse Internet può far risparmiare molto. Utilissime le Guide Adiconsum per non incappare nei problemi più comuni.
Canali di vendita. Alcuni prodotti hanno un prezzo molto più elevato se acquistati in farmacia, profumeria ecc. invece che nei supermercati o negozi specializzati a basso costo o nelle parafarmacie: pannolini e altri prodotti per l'infanzia, sia di igiene che di alimentazione, cosmetici di ogni tipo, parafarmaci ecc. Non è detto che i prodotti più cari di marca prestigiosa siano necessariamente migliori.
Prodotti di fascia non elevata. Ricordare che l'aumento dell'IVA al 21% incide di più, in valore assoluto, sui prodotti con prezzo elevato. Limitarne l'acquisto.
Limitare gli sprechi energetici. Lampadine sempre accese, uso di lavatrice e lavastoviglie non a pieno carico, uso di programmi di lavaggio a temperature eccessivamente alte: 40° per il bucato e 55° per le stoviglie sono più che sufficienti. Le lampade alogene (es. faretti) si possono spesso sostituire con quelle a LED. Il riscaldamento non ben programmato costa e anche il gas risente dell'IVA al 21% che viene applicata oltre i 480mc/anno, che bastano appena per la cucina: oltre il doppio quello che si consuma in media per scaldare la casa.
Manutenzione ordinaria delle caldaie, dei pannelli solari ecc.: se ci si mette d'accordo con i condomini o i vicini si può stipulare un contratto che realizza economie di scala e abbassa notevolmente il costo degli interventi periodici
Servizi: assicurazioni, telefonia mobile, mutui e credito al consumo, conti correnti. Online ci sono molti motori di comparazione e preventivatori che si potrebbero sfruttare di più: l'infedeltà in questi casi può premiare.
TV a pagamento. Si può ridurre la spesa per abbonamenti a decine di canali, semplicemente recuperando il gusto per la lettura (le biblioteche pubbliche sono gratuite) e per le "chiacchierate" in famiglia o le cene con gli amici.
Gruppi di acquisto. Sono sempre più diffusi e anche grazie ad Internet permettono di realizzare grandi economie di scala. Inoltre gli operatori attivi nel settore sono spesso i migliori del mercato
Evitare di prendere multe: se è vero che talvolta arrivano "a tradimento", spesso i comportamenti alla guida potrebbero essere più attenti
Occhi aperti: non è periodo in cui ci si può permettere di sprecare soldi in truffe e raggiri di varia natura. Attenzione agli acquisti online; mai pagamenti a persone che si presentano a casa (falsi amministratori di condominio, falsi ufficiali giudiziari o incaricati del fisco, agenti assicurativi, promotori finanziari....); attenzione alle polizze auto "fasulle" emesse da compagnie fantasma. Chiedere un consiglio alla sede Adiconsum più vicina prima di firmare un contratto potrebbe far risparmiare denaro e grattacapi.
Smettere di fumare: visto l'aumento vertiginoso dei tabacchi, tra IVA e accise, e le note conseguenze del fumo sulla salute.
Infine, recuperare la sobrietà, la capacità di distinguere bisogni reali e bisogni indotti. Insegnare ai figli che non è necessario avere tutto ciò che è reclamizzato o di moda. Affinare la capacità di recupero e di riciclo, anche con scambi tra famiglie (es. articoli per l'infanzia usati e ancora in buono stato, pc, telefonini...): ne guadagnerà anche l'ambiente!

L'applicazione dei ticket sulla sanità - 10 euro sulle visite specialistiche e le analisi e di 25 euro sui codici bianchi al pronto soccorso, secondo quanto deciso dalla manovra di luglio - ricade pesantemente sulle fasce più povere della popolazione. A tre mesi dalla loro introduzione, la spesa per i cittadini è aumentata, e se a questo si aggiungono le liste di attesa interminabili, si spiega facilmente il ricorso alle strutture private. Soprattutto, si rischia di pagare una stangata ogni volta che si teme un malore e si fanno gli accertamenti necessari. "Una persona che si reca al pronto soccorso e dichiara di avere un dolore a livello gastrico, se sottoposto a visita cardiologica, elettrocardiogramma, consulto chirurgico ed ecografia, senza che si evidenzi nulla di serio, può pagare anche 130,15 euro". È quanto spiega Rossella Miracapillo, responsabile dell'Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori.
Ogni realtà regionale declina i ticket in modo diverso. Il Movimento Consumatori ha condotto un'indagine su come le regioni si siano adeguate alla nuova norma: ognuna ha "personalizzato" il sistema e quasi tutte applicano i ticket ad eccezione di Valle D'Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento e Sardegna, che hanno detto no al ticket di 10 euro sulla specialistica. La Sardegna sta pensando comunque a un aumento "simbolico" di 1 euro per tutti.
Liguria, Lazio, Basilicata, Calabria hanno introdotto il ticket di 10 euro a ricetta, così come previsto dalla legge nazionale e senza modulazioni. Friuli Venezia Giulia, Campania, Molise hanno deciso di introdurlo, ma si parla di eventuali rimodulazioni. Le altre regioni si sono regolate diversamente.
L'Abruzzo prevede l'applicazione del ticket per nuclei familiari con redditi superiori a 36.151 euro annui. Un blocco di regioni - Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Veneto - ha modulato il ticket in base alle fasce reddituali. In particolare, Toscana, Umbria ed Emilia Romagna prevedono esenzione dal ticket per redditi fino a 36.152 euro; fra 36.153 euro e 70 mila euro, il ticket è di 5 euro; fra 70.001 e 100 mila euro, il ticket ammonta a 10 euro; sale a 15 euro oltre i 100 mila euro di reddito. Il Veneto invece prevede ticket di 10 euro per chi appartiene a nuclei familiari con reddito maggiore o uguale a 29 mila euro e ticket di 5 euro per chi ha reddito inferiore.
Altro sistema è quello di Lombardia e Piemonte, che hanno introdotto il ticket in base alla tipologia degli esami, con un contributo proporzionale al valore della prestazione, che però viene pagato da tutti nella stessa misura a prescindere dal reddito. In questo caso, per le ricette fino a 5 euro non c'è aggravio di spesa, mentre per le altre prestazioni l'aumento del ticket è graduale fino a un massimo di 30 euro per gli esami più complicati. In Sicilia, infine, dove c'era già un balzello di 2 euro a ricetta, se ne sono aggiunti altri 8 per arrivare a 10 euro.
"Ci troviamo di fronte a 20 sistemi diversi - spiega Rossella Miracapillo - e nella stragrande maggioranza dei casi non sono tutelate le fasce deboli della popolazione. E' aumentata la pressione economica in modo insopportabile su coloro che vivono la condizione di 'malati'. E nessun intervento invece è stato adottato per arginare gli sprechi", come consulenze esterne o i carenti controlli sulle prestazioni delle strutture private convenzionate.

Bollette, affitto, assicurazioni, banche, carburanti: negli anni la quota di consumi assorbita dalle spese obbligate è aumentata a dismisura rispetto al totale dei consumi delle famiglie Di quanto? Fra il 1970 e il 2010 è quasi raddoppiata, passando dal 23,3% a poco meno del 40%. La quota di consumi liberi, invece, dunque beni e servizi commercializzabili, è scesa dal 76,7% al 61,2%. E gli alimentari sono in flessione: la loro quota sul totale dei consumi delle famiglie si è più che dimezzata, passando dal 36,1% del 1970 al 15,1% del 2010.
I dati vengono da uno studio di Confcommercio su come è cambiata negli ultimi quaranta anni l'incidenza delle spese obbligate sui consumi e sul potere di acquisto delle famiglie. Fra le spese fisse, la casa gioca la parte del leone. Si legge nello studio: "Posto a 100 il totale delle spese obbligate, la quota più consistente è destinata all'abitazione (57,4%), circa il 25% alle assicurazioni ed ai trasporti, l'8,4% alla sanità e quasi il 10% alla spesa per servizi finanziari e per la protezione sociale".
I consumi obbligati mostrano, fra il 1970 e il 2010, un'inflazione mediamente superiore al 60% rispetto a quella delle spese libere.

Gli italiani trascorrono un terzo del loro tempo online, quello speso su Internet, fra social network e blog. Social network e blog rappresentano ormai la principale destinazione online dei navigatori internet nei paesi occidentali e raggiungono almeno il 60% degli utenti Internet attivi.
In Italia, social network e blog sono visitati dall'84% dei navigatori internet, e il tempo speso su questi siti continua ad aumentare, tanto che il 31% del tempo su web dagli italiani viene trascorso proprio sui siti di social network e sui blog.
È il dato che emerge dal report "State of the Media: The Social Media Report" di Nielsen, che esplora i cambiamenti in atto nel panorama dei social media, le modalità di interazione dei consumatori con questi strumenti e le piattaforme digitali che ne trainano l'utilizzo. Il report fornisce anche indicazioni sul potere dei social media nell'influenzare il comportamento dei consumatori, sia online che offline. I dati principali riguardano gli Stati Uniti, ma non manca una scheda conclusiva che prende in considerazione le principali piazze - paesi europei, Australia, Brasile e Giappone. Nei 10 principali mercati del mondo, i social media raggiungono oltre 3/4 degli utenti internet. Aumenta l'uso da mobile (il 40% degli utenti di social media in USA accede dal telefonino). Le applicazioni di social networking sono la terza categoria più scaricata, dopo giochi e meteo.