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I consumi degli italiani continuano ad indebolirsi tanto che a fine 2011 ben 17 regioni su 20 dovrebbero registrare un livello di consumi inferiore a quello del 2000. Solo Molise, Friuli Venezia Giulia e Basilicata potrebbero presentare livelli di spesa reale pro capite moderatamente superiori a quelli registrati 11 anni prima. Sono i principali risultati che emergono dall'"Aggiornamento delle analisi e delle previsioni dei consumi delle famiglie nelle regioni italiane" pubblicato oggi da Confcommercio, secondo cui l'uscita dalla crisi è lenta e difficile.
La situazione più critica si registra al Sud, dove il calo dei consumi è ancora più forte e si prevede che nel 2017 il Mezzogiorno avrà acuito il suo ritardo rispetto al resto del Paese. Le regioni più critiche sono la Calabria, che nel 2009 ha registrato una contrazione dei consumi in termini reali del 4,2%, la Puglia (-3,6%, la Sicilia (-3,2%) e la Campania (-3,0%).
A trainare i consumi dell'Italia sono le regioni del Nord-Est e del Nord Ovest, che hanno registrato un aumento dello 0,4-0,5% tra il 2007 e il 2011.
Emerge a livello generale il tentativo delle famiglie italiane di recuperare i livelli di consumo persi nel biennio recessivo (2008-2009) anche se le previsioni per il 2011 sull'intero territorio restano modeste con un +0,8%. Secondo Confcommercio in assenza di un mutamento di rotta nelle dinamiche economiche territoriali non è ipotizzabile una spinta alla crescita da parte delle regioni del Sud, le quali, per ragioni demografiche ed economiche verrebbero ulteriormente marginalizzate. Anche a Nord, però, i tassi di crescita dei consumi sono troppo ridotti per non prospettare un peggioramento delle aspettative delle famiglie italiane, a meno nel prossimo futuro non venga ricostruiti la fiducia e il benessere perduti durante la recessione e ancora oggi per nulla recuperati.

Marketing selvaggio: il Garante per la protezione dei dati personali vuole vederci chiaro. Le modalità con le quali vengono trattati i dati personali di milioni di cittadini, il famigerato telemarketing,insieme all'uso massivo dei fax indesiderati, le attività di customer care, delle società di recupero crediti e degli enti previdenziali, finiscono nel mirino del Garante Privacy che punterà proprio su questo settore l'attività di controllo e di accertamento dei prossimi sei mesi dell'anno.
L'Autorità ha infatti varato il piano ispettivo per il prossimo semestre 2011, che comprende specifici controlli, sia nel settore pubblico che in quello privato, sulle informazioni da fornire ai cittadini sull'uso dei loro dati personali, sull'adozione delle misure di sicurezza, sui tempi di conservazione dei dati, sul consenso da richiedere nei casi previsti dalla legge, sull'obbligo di notificazione al Garante. Già programmati 225 accertamenti ispettivi, ai quali si aggiungeranno quelli derivanti da segnalazioni e reclami. È quanto informa la newsletter del Garante.
Che la materia sia rovente, lo si capisce dalla mole di reclami e proteste che accompagna l'attività dell'Authority e delle associazioni dei Consumatori. Il Garante promette di intervenire con un'attenzione particolare proprio al fenomeno della violazione del diritto di opposizione dei cittadini che si iscrivono al Registro. "Questo fenomeno, che nei primi mesi dell'anno ha visto un forte incremento di segnalazioni da parte di cittadini oggetto di chiamate indesiderate, sarà posto al centro dell'attività ispettiva e sanzionatoria dell'Autorità - spiega il Garante - Saranno infatti ispezionate dal Nucleo privacy della Guardia di finanza le società più segnalate per verificare la liceità dei loro trattamenti e, in caso contrario, applicare le sanzioni previste dalla legge".
Nel frattempo, vengono resi noti i dati sulle ispezioni del primo semestre dell'anno: sono state circa 230, con 181 procedimenti sanzionatori relativi soprattutto alla omessa informativa, al trattamento illecito dei dati, alla mancata adozione di misure di sicurezza, all'inosservanza dei provvedimenti del Garante. Le ispezioni hanno riguardato in particolare le agenzie investigative, il settore sanitario, l'attività di profilazione online, il telemarketing, il commercio elettronico. Ammontare complessivo delle sanzioni: circa 1 milione 160 mila euro.

E-Postepay è la nuova carta virtuale di Poste Italiane per fare acquisti sul web con facilità e sicurezza. La carta può essere ricaricata in tutti gli uffici postali, da telefonini e in molte ricevitorie.
Con la e-Postepay i clienti riceveranno il numero della carta via e-mail e i codici di sicurezza via sms, a quel punto la carta sarà già attiva e basterà ricaricarla con l'importo desiderato per poterla utilizzare. La carta può essere ricaricata sia online da parte dei clienti BancoPosta abilitati, sia con i contanti presso una rete unica in Italia per dimensioni e capillarità: 14.000 Uffici Postali presenti su tutto il territorio, 24.000 punti Sisal e 10.000 tabaccherie convenzionate. Come tutte le prepagate, può essere richiesta anche da coloro che non sono titolari di un conto corrente.

Diminuiscono le interruzioni di energia elettrica. E da luglio 2009, quando è stato introdotto il nuovo sistema di rimborsi che aumentano più si prolunga il disservizio, oltre 160 mila clienti in bassa tensione hanno ricevuto circa 19,5 milioni di euro in indennizzi.
È quanto afferma l'Autorità per l'energia elettrica e il gas, sottolineando che "la qualità del servizio elettrico a livello nazionale ha raggiunto il livello migliore degli ultimi 10 anni: infatti la durata media delle interruzioni di responsabilità diretta dei distributori è scesa di oltre il 60%, a 44 minuti l'anno per cliente, il miglior dato mai registrato". Nell'ultimo anno e mezzo i clienti del servizio elettrico hanno ricevuto 19,5 milioni di euro di indennizzi in bolletta a fronte di interruzioni particolarmente lunghe.
Sintetizza in una nota l'Autorità: "Dieci anni fa, prima dell'introduzione dei meccanismi incentivanti, le interruzioni per responsabilità diretta delle società di distribuzione (escludendo quindi eventi meteo eccezionali, incidenti sulle linee ad alta tensione etc.) duravano in media 131 minuti l'anno a livello nazionale. I disservizi erano particolarmente significativi al Sud, con 207 minuti persi per cliente, 139 minuti persi nelle regioni del Centro e 72 minuti al Nord. A dieci anni di distanza, la media nazionale è scesa a 44 minuti persi, con un miglioramento al Sud dove i minuti persi si sono ridotti di più di due terzi, attestandosi a 63 l'anno per cliente. Nelle regioni settentrionali i minuti persi sono scesi a 29 per cliente/anno e nel Centro a 46 minuti persi per cliente/anno". Permane dunque la differenza nel Meridione, anche se la tendenza è al miglioramento.

Il 10,5% delle famiglie italiane delle famiglie che sono ricorse al credito al consumo non riesce a pagare le rate. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul sito della Banca d'Italiaed elaborato da tre ricercatori, Silvia Magri, Raffaella Pico e Cristiana Rampazzi.
L'indagine mette a confronto i dati sul credito al consumo in Italia e in altri 8 Paesi europei (Regno Unito, Finlandia, Germania, Irlanda, Portogallo, Francia, Olanda e Spagna). Il nostro Paese si colloca al top della classifica europea per insolvenza nel credito al consumo. I più affezionati agli acquisti a rate e anche i più affidabili sono gli inglesi (solo il 2,3% delle famiglie è insolvente). I dati, riferiti al 2008 quando la crisi era solo agli albori, indicano che "la percentuale di famiglie inadempienti sul credito al consumo varia considerevolmente da Paese a Paese. La più bassa si registra nel Regno Unito (2,3%) e la più alta in Italia (10,5% ma in calo rispetto al 2005)". Negli altri Paesi coperti dallo studio, la quota è tra il 5 e l'8%. L'Italia quindi è l'unica a mostrare una doppia cifra. Nel 2008 andavano meglio persino altri due Paesi poi dimostratisi molto deboli, come Spagna (8,4%) e Portogallo (7,8%).

In autunno ci sarà la Conferenza nazionale sull'energia. Nel frattempo, il fotovoltaico segna uno sviluppo notevole: si è arrivati all'attivazione di 250 mila impianti per 8.500 gigawatt.
A rendere noti questi numeri è il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani: "In soli due mesi - ha detto - sono entrati in esercizio oltre 600 megavatt di energia prodotta da fotovoltaico, portando il nostro paese ad avere una forte leadership nel comparto. Ad oggi infatti sono attivi oltre 250mila impianti fotovoltaici per più di 8.500 megawatt installati".
"Questi numeri - ha detto Romani - confermano le previsioni fatte all'inizio dell'anno relative al numero degli impianti che hanno usufruito dei benefici della legge 129/2010 e confermano la strategia energetica messa a punto dal governo per un settore di primaria importanza come la green economy. Adesso dobbiamo proseguire con la strada intrapresa e con la decisone di adeguare il nostro meccanismo di incentivi con quello degli altri paesi europei, prendendo come modello di riferimento quello tedesco. Tutto questo all'interno di una strategia energetica che verrà delineata in autunno quando convocheremo la Conferenza nazionale sull'energia".

Adiconsum , Federconsumatori, Adusbef e Movimento Consumatori si uniscono all'appello di imprese, banche e organizzazioni sindacali ad una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti ed ad un segnale di discontinuità per una politica economica che assicuri la sostenibilità del debito pubblico e rilanci una stagione di nuova occupazione. Le Associazioni annunciano anche la manifestazione "Tasche vuote" che stanno organizzando a Roma per il 15 settembre prossimo.
Le Associazioni parlano di "una crisi che continua ad abbattersi in maniera pesante soprattutto sui più deboli, sulle famiglie a reddito fisso e sui pensionati. Più di otto milioni di poveri, i risparmi erosi, il calo dei consumi, anche quelli alimentari, sono indicatori chiari di una situazione economica e sociale allarmante e fortemente esposta agli attacchi speculativi dei mercati internazionali".
Le Associazioni denunciano anche il comportamento del Governo che "si è limitato ad avviare una manovra economica iniqua e sbagliata, che finisce per colpire ancora di più i cittadini". Quanto alla possibile "ricetta", secondo le Associazioni per risanare e rilanciare nel contempo l'economia del nostro Paese è necessario avviare una tassa sulle transazioni finanziarie, l'equiparazione della tassa sulle rendite finanziarie (eccetto titoli di stato) aìla media europea del 20%, la lotta all'evasione fiscale, una tassa sui patrimoni sopra 2 milioni di euro, il taglio delle accise sulla benzina, lo sblocco delle infrastrutture e i tagli ai costi della politica.

L'Autorità per l'energia l'aveva annunciato già nella relazione al Parlamento di venti giorni fa: bisogna contrastare le pratiche di attivazione dei contratti non richiesti di luce e gas. E oggi arriva il primo provvedimento: partono infatti una ricognizione e una serie di audizioni per individuare soluzioni a questa pratica sempre più spesso denunciata non solo da privati cittadini, ma anche da amministrazioni comunali.
L'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha approvato "un primo provvedimento per contrastare l'attivazione di contratti non richiesti per la fornitura di energia elettrica e di gas. Nell'immediato, l'Autorità avvierà una ricognizione puntuale per acquisire ulteriori dati; verranno inoltre convocate specifiche audizioni con tutte le parti interessate per arrivare a soluzioni efficaci, tempestive e il più possibile condivise con gli operatori e le associazioni del settore energetico, i consumatori ed eventuali altri soggetti interessati".
È quanto si legge in una nota stampa, che precisa come l'obiettivo dell'Authority sia quello di affrontare "una patologia più deleteria di altre per lo sviluppo e la credibilità della concorrenza perché mina la fiducia del cliente nei confronti del mercato libero e delle imprese che vi operano".
L'impegno è quello annunciato nella relazione annuale al Parlamento dello scorso 6 luglio, quando il presidente Guido Bortoni aveva speso parole molto nette su questo fenomeno. "Nei mercati liberi - ha detto Bortoni a luglio - è da tempo presente una patologia più deleteria di altre per lo sviluppo e la credibilità della concorrenza: quella dell'attivazione di contratti di vendita non richiesti. Si tratta di un fenomeno particolarmente odioso perché più di altri contiene un esplicito elemento di malafede e di fraudolenza che rende il consumatore diffidente nei confronti del mercato libero e delle imprese che vi operano". Da qui l'impegno dell'Autorità che si è detta subito "disponibile a coinvolgere tutti gli operatori attivi nella vendita al mass market e le associazioni dei consumatori che tanto hanno segnalato tale spiacevole fenomeno affinché, assieme, si possa giungere a risanare il mercato da questa patologia, che altrimenti saremo costretti ad affrontare, da soli, con gli altri mezzi a disposizione".
Proprio in tema di contratti non richiesti sono molte le segnalazioni arrivate all'Autorità o allo Sportello per il consumatore da parte di associazioni di consumatori, di clienti domestici e non, compresi - informa l'Authority - parrocchie e Comuni. Numerose le scorrettezze denunciate: "Le criticità più frequenti - rileva l'Autorità - riguardano i casi di contratti non effettivamente firmati dai clienti, la non veridicità della firma, il non rispetto delle norme sul diritto di ripensamento ed anche la diffusione di informazioni non veritiere da parte di operatori commerciali scorretti per ottenere la firma dei clienti".

L'Associazione Bancaria Italiana e le 13 Associazioni dei consumatori rinnovano l'accordo sulla sospensione delle rate dei mutui per le famiglie che si trovano momentaneamente in difficoltà, e prorogano al 31 gennaio 2012 il termine di presentazione delle domande. Gli eventi in base ai quali può essere chiesta la sospensione devono verificarsi entro il 31 dicembre 2011 e saranno ammesse soltanto le famiglie che non hanno già usufruito della sospensione.
Secondo gli ultimi dati disponibili, al 31 maggio 2011 sono stati sospesi 46.308 mutui per un controvalore di circa 5,5 miliardi di euro che hanno garantito alle famiglie interessate una liquidità complessiva di 339 milioni di euro.
Poiché con questa seconda proroga l'iniziativa sulla sospensione delle rate di mutuo prevista nel "Piano Famiglie" dell'Abi si avvia alla sua conclusione, le parti si impegnano a proporre delle modifiche ai regolamenti del Fondo di solidarietà per i mutui per l'acquisto della prima casa e del Fondo di garanzia per l'accesso al credito alle famiglie con nuovi nati per rispondere alle esigenze delle famiglie che devono riprendere il pagamento delle rate al termine della sospensione.
Abi e Associazioni dei consumatori hanno promosso un confronto congiunto con gli altri soggetti partecipanti al Tavolo tecnico di attuazione del Piano famiglie (Anci, Cei, Conferenza delle Regioni, Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre che ad ABI e AACC) riunitosi il 19 luglio scorso. L'Abi s'impegna, infine, a sensibilizzare i propri associati ad adottare eventuali misure a sostegno delle famiglie che, avendo usufruito della sospensione, si trovino ancora in gravi difficoltà nella ripresa del regolare pagamento delle rate del mutuo.

Quanto costa, ad agosto, prendere in affitto una casa per 4 persone in una località turistica italiana? Circa il 5,7% in più della media europea. E' quanto risulta dall'indagine condotta dall'Adoc sul costo degli affitti di un appartamento per una famiglia di 4 persone nelle principali località turistiche italiane ed europee. Intanto, rispetto ad agosto 2010, in Italia si registra un aumento medio dello 0,4%, con gli aumenti maggiori in Trentino Alto Adige (+3,7%) e in Campania (+1,5%).
"Il rialzo del costo degli affitti e il peso della crisi determineranno un calo delle presenze del 15% rispetto allo scorso anno - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - i rincari maggiori si registrano in Trentino Alto Adige, rispetto al 2010 una settimana costa il 3,7% i più. Rincari anche in Sardegna (+1,1%), che si conferma la Regione più cara, Campania (+1,5%) e Calabria (+1,3%). Ribassi invece in Basilicata (-3,1%) e in Abruzzo (-6,2%). In tutto il Paese e specie nelle regioni e nelle località più desiderate, affittare un appartamento è diventato proibitivo per una famiglia media composta da 4 persone".
"In media in Italia una settimana di affitto costa 860 euro, il 5,7% in più della media europea, ferma a 813 euro - afferma l'associazione - Se in Francia, Spagna e Svezia l'affitto è più caro che da noi, fino al 23% in più, in Repubblica Ceca si spende il 60% in meno, in Portogallo e in Grecia l'affitto costa tra il 22 e il 24% in meno, in Irlanda il 10% in meno".

Servono vere liberalizzazioni perché il peso della crisi è tutto sulle famiglie. Preoccupa il continuo calo dei consumi nel settore alimentare, gravato da rincari legati all'aumento del prezzo dei carburanti. E la manovra, così come è stata concepita e realizzata, non va. Sono alcuni dei commenti delle associazioni dei consumatori ai dati sulle vendite al dettaglio resi noti oggi dall'Istat: numeri ancora in flessione.
A maggio, rileva l'Istituto, l'indice delle vendite al dettaglio è diminuito, rispetto ad aprile 2011, dello 0,1%: nel confronto mensile le vendite di prodotti alimentari diminuiscono dello 0,4% e quelle di prodotti non alimentari registrano una variazione nulla. Rispetto a maggio 2010, invece, l'indice grezzo segna un calo dello 0,6%.
Le vendite di prodotti alimentari diminuiscono, in termini tendenziali, dello 0,5% e quelle di prodotti non alimentari dello 0,8%. Per i non alimentari, l'andamento rispetto allo scorso anno vede variazioni positive per Utensileria per la casa e ferramenta (+1,1%) e Prodotti farmaceutici (+0,6%), mentre diminuiscono nettamente le vendite di Elettrodomestici, radio, tv e registratori (-4,7%) e Supporti magnetici, strumenti musicali (-4,5%).

Una firma a tutela dell'olio italiano. Per contrastare la pratica illecita della deodorazione dell'olio extravergine di oliva e della contraffazione del prodotto nazionale con prodotto proveniente dai mercati stranieri, il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha firmato oggi, presso l'Ispettorato Generale del Corpo forestale dello Stato, un protocollo d'intesa con l'Istituto Agrario San Michele all'Adige (IASMA).
"Quest'ultimo, che ha già sviluppato analoga expertise sul metodo degli isotopi stabili, metterà a punto analogo metodo per le analisi sui campioni d'olio extravergine di oliva proveniente da aree territoriali extranazionali con l'obiettivo di fare chiarezza sulle reali origini del prodotto": è quanto si legge in una nota del Corpo Forestale dello Stato, cui è affidato il coordinamento delle attività.
L'obiettivo è quello di sottoporre l'olio extravergine di oliva che arriva alle frontiere all'analisi degli isotopi, per evitare che prodotti dei mercati esteri vengano spacciati per nazionali. Il tutto a tutela della qualità dei prodotti e per il contrasto a illegalità e contraffazioni. Le informazioni raccolte confluiranno nella futura Banca Dati della Biodiversità Alimentare Nazionale. Il protocollo è stato predisposto dal Nucleo Agroalimentare Forestale dell'Ispettorato Generale del Corpo. Il Corpo forestale dello Stato curerà il coordinamento fra lo IASMA e gli Enti che collaborano all'accordo - quali l'Agenzia delle Dogane e la Coldiretti - per l'acquisizione dei campioni autentici di prodotto.

L'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha selezionato cinque progetti-pilota per la realizzazione di oltre mille punti di ricarica per automobili elettriche. I progetti fanno capo a Enel Distribuzione-Hera, A2A, comune di Parma, Enel Energia e Class Onlus.
Saranno dunque più di un migliaio le colonnine di ricarica per veicoli elettrici che verranno realizzate in nove regioni di tutta Italia attraverso agevolazioni previste dall'Autorità per la sperimentazione dei sistemi di ricarica pubblici. Le colonnine arriveranno in grandi città quali Roma, Milano, Napoli, Bari, Catania, Genova, Bologna, Perugia, in svariati comuni dell'Emilia Romagna e della Lombardia e in diversi supermercati della grande distribuzione.
In particolare, le agevolazioni sono state assegnate a cinque progetti-pilota e prevedono un contributo fino a tutto il 2015 per ogni singolo punto di ricarica. L'Autorità ha anche previsto un meccanismo di protezione per i clienti finali, ai quali oltre al costo dell'elettricità prelevata non potrà essere richiesta una tariffa per i costi di rete e delle infrastrutture di ricarica superiore ad un limite massimo.
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Da ieri sono diventati legali il poker cash (giocato con soldi veri) e i giochi da casinò online quali i dadi, il black jack o la roulette. Ma “legalizzare il gioco d’azzardo non è la strada migliore per fare cassa in periodo di crisi.” E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, in riferimento alle nuove regole sul poker on line e i giochi da casinò. L’UNC contesta anche il tono di alcuni spot, come quello della pubblicità “10 e Lotto” in cui si afferma che “vincere è ancora più semplice che giocare”.L’associazione ha segnalato la pubblicità all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria.
“Dadi, black jack e roulette - afferma Dona - usciranno dagli ambienti riservati della sala da gioco per entrare nelle case degli italiani. Basterà, dunque, collegarsi dal computer o, peggio, dal proprio smartphone per puntare soldi veri e non più il semplice gettone prepagato che si utilizzava fino ad oggi. Per i giocatori incalliti che da tempo avevano trovato il modo di dribblare i divieti giocando illegalmente sui siti stranieri non cambierà nulla - prosegue il Segretario generale - perché continueranno a farlo: il vero problema, invece, riguarderà tutti quei consumatori che decideranno d’avvicinarsi al tavolo verde sperando così (stupidamente) di dare una svolta alla propria vita”.
“In questo settore - conclude Dona- lo Stato manca ancora una volta di svolgere il suo ruolo sociale che svende in nome dei lauti guadagni procurati dalla dabbenaggine della povera gente”.