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L'Europa vuol migliorare l'accesso dei cittadini alle risoluzioni alternative delle controversie, aumentando la fiducia dei consumatori in questi strumenti. Per questo la Commissione Europea ha avviato oggi una consultazione pubblica sui sistemi alternativi di risoluzione delle controversie (ADR, alternative dispute resolution), aperta fino al 15 marzo 2011, che dovrebbe portare ad una proposta legislativa entro il mese di novembre 2011.
Attualmente nell'Ue ci sono almeno 750 diversi sistemi Adr (alternative dispute resolution), ma i consumatori non sempre riescono ad ottenere l'aiuto di cui hanno bisogno. Si stima che le perdite subite dai consumatori europei che hanno avuto problemi nell'acquisto di determinati prodotti , in particolare nei settori delle telecomunicazioni, dei viaggi o dei servizi finanziari, rappresentano circa lo 0,3% del Pil europeo.
"Tutti i consumatori dell'Unione europea - ha spiegato il commissario Ue ai consumatori John Dalli - dovrebbero avere a disposizione un modo semplice, veloce ed economico per risolvere le loro controversie con i commercianti. Vogliamo che i consumatori si sentano più sicuri nel mercato unico e negli acquisti oltre frontiera ed al tempo stesso venga ridotto l'onere per i giudici nazionali".

Sempre più responsabilità sociale d’impresa al centro del dibattito pubblico, politico, economico. Si svolgerà a Roma, il 20 e 21 gennaio, il Forum CSR 2011 “Sostenibilità e core business aziendale: un’integrazione che dà valore”, promosso dall’Abi (Associazione bancaria italiana).
Il Forum si aprirà giovedì con una sessione plenaria introduttiva sul tema “Sostenibilità ambientale, sociale ed economica per l’Europa: la prospettiva 2020” con la partecipazione di Giuseppe Mussari, Presidente Abi, Paul Druckman dell’IIRC Working Group - International Integrated Reporting Committee, Gianna Zappi, Responsabile Ufficio Responsabilità Sociale di Impresa Abi, Andrea Bianchi, Direttore Generale per lo sviluppo produttivo e competitività Ministero dello Sviluppo Economico, Enrico Giovannini, Presidente Istat, Alessandro Laterza, Presidente Commissione Cultura Confindustria, Costas Andropoulos, Head of Unit, DG Enterprise & Industry, European Commission.

Gli editori avranno un maggior controllo sui propri contenuti on line presenti su Google News Italia, cioè potranno rimuoverli o selezionarli; ci saranno più trasparenza e verificabilità delle condizioni economiche applicate dalle imprese di siti web che si avvalgono dei servizi di intermediazione pubblicitaria di Google. Verrà rimosso il divieto di rilevazione dei click da parte delle imprese che veicolano pubblicità con la sua piattaforma.
E' quanto risulta dall'istruttoria conclusa dall'Antitrust che ha accettato, rendendoli vincolanti, gli impegni presentati da Google nell'ambito del procedimento avviato per un possibile abuso di posizione dominante. L'Antitrust ha, però, chiesto a Governo e Parlamento di rivedere la normativa a tutela del diritto d'autore, adeguandola alle innovazioni tecnologiche ed economiche del web. Si tratta di un'esigenza che, vista la dimensione sopranazionale del fenomeno internet, deve essere promossa dalle istituzioni italiane anche presso le opportune sedi internazionali.
L'Autorità ha precisato che un'istruttoria non può sciogliere il nodo dell'adeguata remunerazione dell'attività delle imprese che producono contenuti editoriali on line, per lo sfruttamento economico delle proprie opere da parte di altri soggetti. Occorre, invece, una legge nazionale che definisca un sistema di diritti di proprietà intellettuale in grado di incoraggiare su internet forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti di esclusiva sui contenuti editoriali e i fornitori di servizi innovativi che riproducono ed elaborano i contenuti protetti da tali diritti.
Per l'Antitrust è necessario, in una prospettiva pro concorrenziale, superare l'oggettivo squilibrio tra il valore che la produzione di contenuti editoriali genera per il sistema di internet nel suo complesso e i ricavi che gli editori online sono in grado di percepire dalla propria attività.

“Responsabilità sociale di impresa: dalle linee guida OCSE agli interessi del territorio”: questo il tema del seminario sulla responsabilità sociale d’impresa che si è svolto nei giorni scorsi presso la Camera di Commercio di Latina, in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne.
Il seminario si inserisce in un Progetto di informazione e sensibilizzazione sulla Responsabilità sociale di impresa. Durante la giornata, è stato sottolineato come nell’attuale contesto economico ci sia più consapevolezza del legame fra crisi economica e comportamento irresponsabile dei sistemi finanziari. Stretto dunque è il legame fra sviluppo economico ed etica, e c’è una crescente esigenza di protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, nella percezione che la strategia di uscita dalla crisi deve necessariamente ripartire dallo sviluppo sostenibile, includendo valori comuni e condivisi. In questa direzione, l’impresa ha cominciato ad avvertire la necessità di sperimentare forme nuove ed originali di concorso alla sviluppo sostenibile attraverso un fare business che risponda alle aspettative del territorio (sociali) dei consumatori (sicurezza,trasparenza) dell’ambiente (ecologiche).

A novembre 2010 l'Indicatore dei Consumi Confcommercio è sceso dello 0,1% tendenziale e salito dello 0,1% congiunturale. L'elemento considerato "positivo" è il confronto annuale, con un calo che è il meno negativo da otto mesi, ma è pur vero che il quadro dei consumi "si presenta ancora molto debole, con tassi di sviluppo contenuti e la cui direzione non appare ancora chiaramente orientata verso un sicuro sentiero di crescita". È quanto rileva Confcommercio, che sottolinea come il confronto annuale dell'ICC rifletta una riduzione dei volumi acquistati dalle famiglie per i beni (meno 0,5%) ed un aumento della domanda di servizi (più 1,4%).
Ci sono parziali segnali di recupero per abbigliamento e beni e servizi per la persona, mentre crolla la spesa per automobili e moto. In particolare, la domanda per beni e servizi ricreativi ha mostrato, rispetto a novembre 2009, una diminuzione dello 0,5%, con un dato espansivo che riguarda solo le spese per i concorsi e i pronostici. I consumi per beni e servizi per la mobilità mostrano una netta diminuzione in termini tendenziali (meno 15%): la flessione della domanda per autovetture e motocicli non sembra destinata a modificarsi nel breve periodo.
È invece in salita la domanda di beni e servizi per le comunicazioni e per l'ICT domestico, che ha registrato una netta accelerazione (più 5,2%), confermando il segmento come uno dei più dinamici nel 2010.
Gli acquisti di beni e servizi per la cura della persona hanno mostrato, rispetto a novembre del 2009, una crescita dell'1,4%. Gli articoli di abbigliamento e calzature hanno evidenziato un incremento dell'1,1%. La domanda di beni e servizi per la casa è tornata a registrare, dopo alcuni mesi negativi, una crescita (più 1,4%), un andamento favorito dall'accresciuta domanda per elettrodomestici e TV e dal contenuto recupero per i mobili.
I consumi delle famiglie per prodotti alimentari, bevande e tabacchi segnala un deciso miglioramento dei volumi acquistati con un incremento rispetto all'analogo mese del 2009 del 2,6%: poiché i dati sono riferiti al mese di novembre, questi potrebbero riflettere l'anticipo degli acquisti di prodotti non deperibili per le feste di fine anno piuttosto che l'inizio di un effettivo recupero della spesa per questo settore.

Focus sulla conciliazione. Oggi pomeriggio, a partire dalle 16.00, a Taranto si svolgerà una tavola rotonda sul tema "Conciliazione e mediazione alla luce del decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010". L'appuntamento è organizzato dalla Camera di Commercio di Taranto in collaborazione con la Camera Arbitrale.

Questo mese ci sarà la direttiva sulla protezione dei consumatori. In agenda ci sono poi il rafforzamento del commercio elettronico e il miglioramento della sicurezza dei prodotti, i nuovi materiali per l'edilizia, l'introduzione di innovazioni "hi-tech" nel settore dell'abbigliamento. Insomma: il 2011 si candida a rappresentare un anno di svolta per i consumatori a livello europeo. Questo l'obiettivo che emerge dall'agenda della Commissione per il mercato interno e la tutela dei consumatori del Parlamento europeo. Si parte dalla direttiva sulla protezione dei consumatori che, informa il sito del Parlamento, "ha un obiettivo ben preciso: assicurare una intensa armonizzazione delle disposizioni a tutela dei consumatori nei 27 Stati membri dell'Unione europea. Dal punto di vista legale sostituirà quattro precedenti direttive che coprono una gamma molto vasta di diritti dei consumatori: dalla protezione da clausole ingiuste al diritto di cambiare idea anche su acquisti fatti attraverso internet o per telefono".
Allo studio le possibilità di risoluzione alternativa delle controversie e le modalità per migliorare vendita al dettaglio e sicurezza dei prodotti. Ancora: nell'agenda della Commissione c'è la direttiva sui materiali per l'edilizia, per "aprire il mercato a tutti i materiali usati nell'edilizia in nome di una maggiore competitività e della riduzione dei prezzi. Senza dimenticare la sicurezza: nuovi meccanismi verranno messi in atto per essere certi che tutti i materiali utilizzati non siano dannosi per la salute degli uomini".
Ci saranno abiti hi-tech? Ipotesi ventilata: "Con le nuove regole di etichettatura che dovrebbero essere approvare dalla commissione mercato interno, sarà molto più facile introdurre materiali innovativi nel settore abbigliamento. Mai sentito parlare di abiti che ricaricano i telefoni cellulari? Forse arriveremo anche a loro...".


Unioncamere Veneto e Regione Veneto organizzano per questo mese i nuovi incontri del ciclo di formazione sulla responsabilità sociale d’impresa (CSR) per imprenditori e manager, sul tema “La Responsabilità Sociale d’Impresa nella gestione d’azienda”: gli appuntamenti saranno rispettivamente domani a Padova e il 18 gennaio a Venezia.
L’incontro “Innovazione e sostenibilità: elementi fondamentali per l’azienda, l’economia, l’ambiente e il territorio” si terrà domani a Padova presso il Parco delle Energie Rinnovabili. Si parlerà di sostenibilità ambientale ed aziendale, di strategia dell’innovazione e di come coniugarle con lo sviluppo economico.
L’incontro che si terrà a Venezia il 18 gennaio verterà invece sul tema “La valorizzazione del capitale intellettuale: la persona al centro dello sviluppo dell’azienda”. Dopo la visita a Koiné, contact center con buone pratiche nel campo dei rapporti con i lavoratori, si illustrerà come gestire e sviluppare le competenze interne in un’ottica di sostenibilità.

È un'Italia ferma quella fotografata dall'Istat nel rapporto "Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società" relativo al terzo trimestre 2010: diminuisce la propensione al risparmio delle famiglie, il reddito disponibile non si è modificato, il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito sia rispetto al trimestre precedente sia rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Nel terzo trimestre 2010 "la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari al 12,1 per cento, in diminuzione di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,9 punti percentuali rispetto al terzo trimestre del 2009. La flessione del tasso di risparmio - spiega l'Istat - è il risultato, in questo trimestre, di una stasi del reddito disponibile, cui si accompagna una dinamica positiva della spesa per consumi. Infatti il reddito disponibile delle famiglie nel terzo trimestre 2010 non si è modificato rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa delle famiglie per consumi finali ha segnato un aumento dello 0,8 per cento. Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è aumentato dell'1,4 per cento, a fronte di un incremento del 2,4 per cento della spesa delle famiglie per consumi finali".
Il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) è diminuito dello 0,5 per cento sia rispetto al trimestre precedente che al corrispondente trimestre del 2009. Da gennaio a settembre 2010 le famiglie hanno subito una riduzione del loro potere d'acquisto dell'1,2 per cento rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente; nei primi nove mesi del 2009 la perdita di potere d'acquisto era stata pari al -3,2 per cento.

Un italiano su tre giudica pessima la condizione economica del paese, mentre c'è un po' di ottimismo solo sulla condizione della propria famiglia. Quasi metà degli italiani teme che la situazione del 2011 possa addirittura peggiorare, e se scende leggermente il numero di chi ha ridotto le proprie spese, si allarga la forbice con le famiglie più povere. È quanto emerge da un sondaggio Confesercenti-SWG: la crisi, le sue conseguenze e la percezione delle ripercussioni sul futuro fanno parte integrante della vita degli italiani.
Gli italiani guardano infatti al nuovo anno con preoccupazione: uno su tre giudica la situazione economica del Paese "pessima" (33% del campione), mentre un altro 24% la giudica inadeguata o "così, così". Solo un 19% si avventura a descriverla come discreta o buona. Per il 2011, continua il sondaggio, il 45% degli italiani (erano il 34% nel 2009) tema che la situazione generale sul piano economico possa peggiorare; il 38% non vede variazioni significative in arrivo (era il 44% l'anno scorso) e cala di conseguenza il numero di chi spera in un miglioramento (dal 22% al 17%).
Un po' di ottimismo c'è solo sul piano personale e familiare: se la maggioranza continua a ritenere che non cambierà molto nel 2011 (58%, era il 67% nel 2009), sale sensibilmente il numero di chi auspica un miglioramento (dal 13% del 2009 al 24%) e scende leggermente la quota di pessimisti (dal 20 al 18%). Il numero di chi ha ridotto le proprie spese si mantiene elevato, ma scende dal 72% del 2009 al 69% di quest'anno.
Aumenta del 7% il numero di chi con il proprio reddito riesce ad arrivare a fine mese (dal 65% al 72%) mentre cala dell'8% il numero di italiani che non supera la terza settimana (dal 28 al 20%). Invece si allarga la forbice con le famiglie più povere: quelle che arrivano a fatica alla seconda settimana crescono dal 5% all'8%.

La domanda di finanziamenti da parte delle famiglie segnala una ripresa nel primo semestre 2010 rispetto alla fase acuta della crisi finanziaria, con un maggior aumento delle richieste di mutui nelle regioni meridionali. Le banche prevedono che tale tendenza dovrebbe rafforzarsi anche al Nord. Più contenuta rispetto ai mutui la domanda di credito al consumo. È quanto emerge dal Report della Banca d'Italia "Economie regionali. La domanda e l'offerta di credito a livello territoriale".
"Nel primo semestre del 2010, - si legge nel documento - la domanda di finanziamenti da parte delle famiglie ha mostrato segnali di ripresa sia nella componente dei mutui sia in quella del credito al consumo, interrompendo la fase di contrazione che perdurava dall'ultimo trimestre del 2008, data di avvio dell'indagine. Secondo le previsioni formulate dagli intermediari, l'aumento delle richieste di credito da parte delle famiglie sarebbe dovuto proseguire nella seconda parte dell'anno. Nella prima parte del 2010 l'incremento delle richieste di mutui è stato più sostenuto nelle regioni meridionali del Paese rispetto alle altre macroaree; le banche intervistate si attendevano un rafforzamento di tale tendenza nella seconda metà dell'anno. La ripresa ha riguardato solo gli intermediari di maggiori dimensioni; il recupero potrebbe essersi esteso anche alle banche piccole nel secondo semestre del 2010".
È tornata a crescere anche la domanda di credito al consumo, anche se su ritmi più contenuti rispetto ai mutui. Dal punto di vista delle politiche di offerta delle banche, queste "sono risultate relativamente omogenee a livello territoriale sin dall'inizio della crisi finanziaria". Secondo il rapporto, "nel primo semestre del 2010, l'inasprimento nei criteri di erogazione del credito, piuttosto marcato a partire dallo scorcio del 2008, si è notevolmente attenuato per il credito al consumo e si è pressoché azzerato per i mutui".

Nel 2010 sono diminuiti gli sprechi alimentari, segno di una maggiore attenzione alle spese da parte di un consumatore più consapevole, ma i numeri sono comunque notevoli: nonostante gli sprechi siano diminuiti del 13%, per un risparmio complessivo di 61 euro, finisce nella spazzatura degli italiani ben l'8% della spesa alimentare totale, in primis prodotti freschi come latte, yogurt, stracchino, pane, frutta e verdura, per un valore complessivo di 450 euro. Sono i dati resi noti dall'Adoc, che ha tracciato un bilancio degli sprechi alimentari delle famiglie nell'anno appena trascorso.
Nel 2010 la percentuale degli sprechi è in calo del 13,4% rispetto al 2009. Commenta il presidente Carlo Pileri: "E' positivo che le famiglie stiano imparando a sprecare sempre meno, nel 2010 sono stati "buttati" nel cassonetto 454 euro contro i 515 euro del 2009, per un risparmio di 61 euro, un calo complessivo del 13,4%, con punte del 17,6% durante le feste. Nel 2009 lo spreco mensile era pari a 33 euro, lo scorso anno è sceso a 29 euro. I consumatori hanno assunto maggiore consapevolezza, tuttavia gli sprechi rimangono alti".
Rischiano di finire nella spazzatura soprattutto i prodotti freschi (latte, uova, carne, preparati, mozzarella, stracchino, yogurt: 35% del campione, in calo del 2% rispetto all'anno precedente) seguiti da pane (19%), frutta e verdura (16%). Salgono gli sprechi dei prodotti in busta, che crescono del 2% rispetto al 2009, e degli affettati.
Lo spreco alimentare nasce da cause diverse: al primo posto l'eccesso di acquisto generico, seppure in calo (36% del 2009 contro il 32% del 2010), seguito dall'eccesso di acquisto per le offerte speciali (26%) e dal fatto che i prodotti scadono o vanno a male (23%). Pesa, insomma, il richiamo del 3x2 come pure quello dei "capricci" dei più piccoli. E non solo. Aggiunge Pileri: "Oggi si spreca sia per comprare un prodotto richiesto dal figlio o dal nipote, magari attratto dal regalo allegato, che poi non mangia l'alimento, sia perché attirati dalle offerte promozionali, quali ad esempio il 3x2, che con l'illusione di risparmiare ci spingono all'acquisto di un quantitativo di prodotto superiore al necessario. Altro problema sono le confezioni: come può ad esempio un anziano che vive solo consumare in pochi giorni un litro di latte? Le confezioni da mezzo litro ormai non esistono quasi più. Come non esistono i prodotti pronti monoporzione, che obbligano chi vive da solo a dover spendere e sprecare di più della classica famiglia di quattro persone. Considerando il crescente aumento dei nuclei familiari singoli, è un problema che non va sottovalutato".

Dall'Europa arriva un progetto di ricerca che aiuta le persone anziane e i disabili a controllare più agevolmente i vari congegni e servizi elettronici presenti in casa grazie all'uso del telefono cellulare o di altri dispositivi. Un gruppo di ricercatori operanti nella Repubblica ceca, in Germania, in Portogallo, in Spagna e in Svezia hanno elaborato un'interfaccia URC (Universal Remote Console - console remota universale) che può trovarsi in un telecomando universale, in un telefono cellulare, in un computer o in altri dispositivi, e può essere utilizzata ad esempio per accendere e programmare la lavatrice, l'impianto di illuminazione, di riscaldamento e di climatizzazione, il televisore, il lettore/registratore DVD e altri elettrodomestici. Questa tecnologia può trovare applicazione anche fuori dalle mura domestiche.
L'obiettivo principale è quello di facilitare l'uso delle nuove tecnologie da parte dei consumatori meno esperti affinché non siano esclusi dalla partecipazione alla società digitale ed ai benefici che essa può offrire. Questo è anche uno dei principali scopi dell'agenda digitale europea, adottata dalla Commissione europea nel maggio 2010.