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Codice del Consumo, etichettatura, giocattoli. La Camera di Commercio di Verona organizza una serie di seminari sulla sicurezza dei prodotti, rivolti agli imprenditori del tessuto produttivo provinciale, e finalizzati ad approfondire la conoscenza delle norme. I seminari saranno tenuti da esperti della materia di estrazione pubblica e privata (funzionari camerali e/o ministeriali, esperti di organismi notificati di settore). Si parte il 15 marzo con il Codice del Consumo; seguono il 4 aprile il seminario sull’etichettatura dei prodotti tessili e il 14 aprile quello sulla vigilanza sui dispositivi di protezione individuale; il 27 aprile si parlerà di vigilanza sui prodotti elettrici e il 9 maggio il corso si occuperà di vigilanza sui giocattoli.

A bordo ci sono informazioni sulla mobilità sostenibile, l’energia rinnovabile, il risparmio energetico. E per ogni tappa cittadina, il Treno Verde analizzerà la qualità dell’aria e i livelli di rumore. Alcuni dati sono già disponibili: a soli due mesi dall’inizio del 2011 sono già 22 i capoluoghi italiani che hanno superato i 35 giorni di sforamento del PM10 consentito per legge. A guidare la classifica delle città più inquinate dalle polveri sottili c’è Milano con 56 giorni di superamenti, seguita da Torino (54) e Brescia con i suoi 51 giorni off-limits.
Torna sui binari il Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato, la campagna di rilevamento dell’inquinamento atmosferico e acustico nelle città italiane. Il Treno Verde è realizzato quest’anno con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la collaborazione di ANCI nell’ambito della campagna Patto dei Sindaci e con il contributo di Telecom Italia. Al centro di questa edizione, c’è soprattutto il riferimento al Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), l’accordo europeo secondo il quale i Comuni si impegnano su base volontaria a realizzare, entro il 2020, piani di azione per rientrare negli obiettivi del 20-20-20 (ridurre del 20% le emissioni di CO2, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili e ridurre del 20% i consumi).
“Lo sviluppo dei trasporti su ferro – ha detto alla presentazione della campagna Mauro Moretti, Amministratore Delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato – è l’unica realistica alternativa alla paralisi del trasporto stradale nelle grandi città e alla congestione delle arterie autostradali del Paese. In questo senso le Ferrovie dello Stato, con il sistema ad Alta Velocità tra Torino e Salerno, i nuovi Contratti di Servizio con le Regioni e i due miliardi di investimenti, di cui tre quarti autofinanziati, per l’acquisto di nuovi convogli al servizio dei pendolari, stanno facendo la loro parte. E la fanno anche organizzando da oltre 20 anni la campagna di informazione e sensibilizzazione del Treno Verde”.

Domani, alle ore 10, presso il dicastero di via Veneto, si terrà la riunione della Commissione tecnica di valutazione delle dinamiche dei prezzi dei carburanti. Istituita lo scorso gennaio dal ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, la commissione ha il compito di monitorare l'andamento dei prezzi dei carburanti e di individuare incongruenze tali da violare il regime di concorrenza. Alla riunione, presieduta dal ministro Romani, prenderanno parte rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico, del Garante per la sorveglianza dei prezzi, delle associazioni dei consumatori e delle associazioni di categoria delle aziende petrolifere e dei gestori, oltre che dagli altri operatori della rete. L'obiettivo è di effettuare un'analisi approfondita delle cause dell'andamento del costo dei carburanti in seguito alla crisi libica e i possibili interventi congiunturali e strutturali da adottare.

“Ci troviamo oggi in una fase di passaggio da una sostenibilità che si esprime in un impegno dichiarato ma in azioni ancora sporadiche ad una sostenibilità che sia davvero parte integrante della qualità di prodotti e servizi per le aziende e criterio primario di scelta per i consumatori”. In questo passaggio, è decisivo il ruolo della comunicazione. E i consumatori chiedono un’informazione più completa e affidabile sulla sostenibilità dei prodotti e dei servizi, in riferimento sia agli aspetti ambientali che a quelli sociali: solo il 19% infatti considera soddisfacente l’informazione già oggi disponibile. L’aspettativa è rivolta alle imprese, che tendono oggi a comunicare la propria performance di sostenibilità soprattutto agli stakeholder interni all’azienda (69% del campione) piuttosto che a quelli esterni. Le categorie di prodotti sui quali l’informazione è considerata più importante sono alimentari, detersivi, cosmetici ed elettrodomestici. Sono alcuni dei dati di una recente ricerca presentata a Milano dal titolo “Per una Filiera Sostenibile: il punto di vista di imprese e consumatori”.
La ricerca è stata sviluppata dal Laboratorio PMI – Filiera Sostenibile, promosso da Fondazione Sodalitas. Sul versante imprese, la sostenibilità è ormai un valore di riferimento per il 58% delle imprese intervistate, che attribuiscono la stessa rilevanza alle sue tre dimensioni – gli aspetti sociali, gli aspetti ambientali e la relazione con il mercato – tutte percepite come ugualmente importanti (rispettivamente 83%, 78% e 74%). Solo in un quarto delle aziende del campione esiste attualmente un responsabile della sostenibilità/CSR, che nella grande maggioranza dei casi (71%) riporta direttamente al top management.
Sul versante consumatori, la maggioranza (63%) ha già sentito parlare di sostenibilità, anche se solo il 19% (prevalentemente giovani e con un livello di istruzione alto) ritiene di conoscerne adeguatamente il significato, con una prevalenza degli aspetti ambientali (83%) su quelli sociali (64%). Il giudizio sull’attuale impegno delle imprese a favore della sostenibilità è differenziato: un terzo del campione (35%) esprime un giudizio positivo, un terzo un giudizio critico e un terzo si colloca in posizione intermedia.
Un quarto dei consumatori italiani sceglie quali prodotti acquistare anche in base alla sostenibilità di filiera. Tre quarti dei consumatori accetterebbero di pagare di più per un prodotto garantito in termini di sostenibilità. L’attenzione alla filiera è giudicata in prospettiva importante per tutte le categorie di prodotto ma in particolare per i prodotti alimentari (71%) e per i detersivi (65%). E, almeno in teoria, la maggioranza dei consumatori (76%) sarebbe disposta a pagare di più per un prodotto garantito in termini di sostenibilità, anche se in maggioranza solo “poco” o “pochissimo” di più.

I consumatori europei devono essere maggiormente protetti da prodotti difettosi e potenzialmente pericolosi. E' quanto chiede una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo in Plenaria a Bruxelles con 628 voti a favore, 11 contrari e 7 astensioni. La risoluzione vuol contribuire alla preparazione della prossima proposta legislativa della Commissione, prevista per fine anno, per nuove regole sulla sicurezza dei prodotti. I deputati chiedono alla Commissione di rivedere la direttiva, rafforzando il sistema di sorveglianza del mercato e rendendola coerente in tutto il mercato unico.
Si suggerisce di potenziare i controlli alle frontiere, in particolare nei porti, e migliorare il quadro legislativo per permettere di ritirare rapidamente dal mercato beni difettosi, introducendo sanzioni più severe contro le importazioni da paesi terzi che violano le norme di sicurezza. E per migliorare la sicurezza sui prodotti che entrano nel mercato unico non si può tralasciare il capitolo delle vendite online che, oltretutto, sono in aumento. I deputati chiedono maggior attenzione alle vendite di quei prodotti che possono causare danni diretti al consumatore, come i prodotti farmaceutici e alimentari. Fondamentale per assicurare che un prodotto difettoso venga rapidamente ritirato è la tracciabilità completa dei prodotti, lungo tutta la catena di approvvigionamento.

Le imprese femminili a Roma e provincia crescono a un ritmo dieci volte superiore rispetto a quelle maschili. In particolare, le imprese femminili in provincia di Roma al 30 giugno 2010 sono 95.465, con un peso sul totale pari al 21,8% (media Italia 23,3%). Il 69,7% è concentrata nel comune di Roma. L’aumento delle imprese femminili nella provincia di Roma, pari al 6,2% tra il primo semestre 2009 e il primo semestre 2010 (contro lo 0,6% delle imprese maschili), ha contribuito in modo sostanziale alla crescita complessiva dell’imprenditoria romana (+1,8%).
Il maggior numero di imprese femminili è nel settore commercio (31.155, pari al 32,6% del totale), seguito da alloggio e ristorazione (8.721, pari al 9,1%), altre attività di servizi (7.770, pari all’8,1%) e costruzioni (6.096, pari al 6,4%). Le imprese della provincia di Roma manifestano una maggiore propensione all’innovazione rispetto al resto del Paese: nell’ultimo anno il 33,7% delle imprese femminili ha realizzato almeno un’attività d’innovazione, soprattutto l’acquisto di macchinari e nuove tecnologie (23%), seguita dall’acquisto di brevetti e licenze (11%). Sono i dati principali emersi dal rapporto sull’imprenditoria femminile di Roma e Provincia presentati oggi durante il convegno “M’Illumino d’impresa” organizzato dalla Camera di Commercio di Roma e dal suo Comitato per la promozione dell’imprenditorialità femminile.

Sono oltre 160 e continuano a diffondersi in tutta Italia: sono i Centri già accreditati al Registro degli organismi di mediazione tenuto dal Ministero della giustizia, che, a partire dal 20 marzo prossimo, si occuperanno di mediazione obbligatoria. Su un totale di 93.406 procedure di giustizia alternativa (arbitrato amministrato, mediazione amministrata, conciliazione dei Corecom, negoziazione paritetica, riassegnazione dei nomi a dominio) nel 2009, la mediazione amministrata ha rappresentato, con le sue 18.958 domande, il 20,3% del totale.
Sono alcuni dei dati emersi dal Quarto Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa, di Unioncamere, Isdaci e Camera arbitrale della Camera di commercio di Milano. Il Rapporto, presentato oggi a Roma presso la Camera dei Deputati, sottolinea la crescita del 21% delle conciliazione tra imprese delle Camere di Commercio: 4.473 domande nel 2009 contro le 3.669 del 2008.
Gli italiani preferiscono la mediazione amministrata dal circuito delle Camere di commercio, che nel 2009 hanno gestito il 98,4% delle domande. Il valore medio delle procedure di mediazione amministrata risulta pari a 26.905 euro, assai ridotto rispetto al 2008 in cui era di 41.370 euro (-35%). Ciò si deve soprattutto al forte ridimensionamento del valore delle procedure di mediazione amministrata al di fuori del circuito camerale, che sono passate dai 141.067 euro del 2008 ai 28.042 euro del 2009. Si riduce, però anche il valore medio dei procedimenti gestiti dalle Camere di commercio, passato dai 21.868 euro del 2008 ai 14.400 euro del 2009.
Tra le materie oggetto delle procedure di mediazione amministrata, il primato spetta alle telecomunicazioni che riguardano 3 mediazioni su 4 (75%), seguite a grande distanza da commercio (6,3%), turismo (2,2%), artigianato (1,5%), appalto (1,5%) servizi (1,3%), edilizia (1,2%), societario (1,2%), artigianato (1,%) ed altro (11,3%).
Il tempo medio di risoluzione delle controversie è stato di due mesi: le procedure di mediazione gestite al di fuori del sistema delle Camere di Commercio sono state risolte mediamente nel 2009 i 59 giorni (passando dai 56 del 2008), mentre quelle delle Camere di Commercio in 67 giorni (sostanzialmente stabili rispetto al 2008, quanto erano 66).

Gli italiani che ritengono che la crisi sia ormai alle spalle sono passati dal 40% al 43% tra la primavera e l'autunno 2010. E tuttavia restano in maggioranza coloro che temono che in materia di occupazione il peggio debba ancora venire: è l'opinione del 44%, leggermente in calo rispetto al precedente 47%. E' quanto rileva Eurobarometro 74, il cui rapporto sull'Italia è stato pubblicato oggi. In questo contesto, sono soprattutto i giovani ad essere pessimisti.
Soltanto il 41% del campione tra i 15 e i 24 anni pensa che gli effetti peggiori sul mercato del lavoro si siano già verificati mentre tra gli adulti di età compresa tra i 40 e i 54 anni gli ottimisti sono invece il 48%. Per far riemergere l'economia europea, gli italiani consigliano di migliorare istruzione e formazione professionale (46%). In secondo luogo, propongono di investire in innovazione e ricerca.

Le vendite al dettaglio dell’Eurozona a gennaio tornano a crescere: il dato è in salita dello 0,4%, dopo la flessione dello 0,4% di dicembre, mentre nell'Ue a 27 paesi le vendite sono salite dello 0,6% (con meno 0,3% nel mese precedente). L'aumento rispetto a un anno prima è stato dello 0,7% nell'Eurozona e dell'1,9% nell'Ue 27. È quanto reso noto dall’Eurostat.

La ripresa di tono dei consumi è solo apparente, perché le famiglie continuano a essere pervase da un senso di disorientamento e "i comportamenti improntati alla parsimonia risultano maggioritari, ogni spesa viene ponderata e vagliata, quasi si fosse ancora in una situazione di crisi conclamata".
Fra la fine del 2010 e l'inizio del 2011 si segnala un lieve recupero di ottimismo delle famiglie e una "leggera ripresa di tono dei consumi" ma si tratta di variazioni "quasi impercettibili" senza alcuna vera "spinta propulsiva" che disegni un incremento dei consumi, anche in prospettiva. È il quadro principale che emerge dall'Outlook dei consumi Censis-Confcommercio presentato oggi, che fa il punto sui comportamenti di spesa delle famiglie.
Rispetto all'ultima rilevazione (giugno 2010), risulta in leggero aumento la percentuale di chi prevede incrementi di spesa per consumi; dal 23,8% si passa al 25,3%, ma ben il 67% prevede di mantenere le spese allo stesso livello del secondo semestre del 2010.
Arrivano invece deboli segnali positivi sul versante del risparmio. Afferma la ricerca: "La rilevazione effettuata agli inizi del 2011 segnala un leggero incremento del numero di famiglie (si passa dal 4,7% al 5,1%) che ha dichiarato di avere incrementato il proprio livello di risparmi; parallelamente è consistentemente aumentata la percentuale di chi dichiara di avere mantenuto stabile tale grandezza (54,1% contro il 44,6%). Si tratta di segnali che vanno letti in positivo, dopo un lungo periodo in cui è prevalsa la sensazione di marcata erosione della capacità di risparmio di un vasto numero di famiglie italiane. E' altrettanto interessante sottolineare come prevalga l'idea del risparmio per fini cautelativi: il 31% degli intervistati ritiene che la cosa migliore sarebbe investire le somme liquide in immobili e quasi il 30% che esso vada mantenuto liquido sul conto corrente. Scarsa affidabilità ispirano investimenti in titoli o azioni".
La situazione complessiva è di "moderazione dei consumi in un quadro instabile e confuso". Prevale la prudenza: il 40% degli intervistati ha dichiarato che negli ultimi mesi ha effettuato piccole rinunce per risparmiare; il 35% che ha mantenuto invariate le abitudini di consumo senza rinunciare a nulla; il 25% ha dichiarato di aver ridotto gli sprechi.

Gratuità per il consumatore, tempi rapidi di risoluzione, rispetto degli accordi raggiunti, semplicità della procedura, cura nella formazione e nell'aggiornamento dei conciliatori. Sono questi i punti di forza delle conciliazioni paritetiche oggetto del secondo Rapporto curato da Consumers' Forum e presentato questa mattina a Roma. L'edizione di quest'anno del Rapporto assume un particolare rilievo dal momento che la procedura di conciliazione compie 20 anni ma sembra non perdere appeal, anzi. Sono 21.506 le domande prese in esame nel lavoro presentato da Liliana Ciccarelli, segretario generale di Consumers' Forum, e riguardano il settore della telefonia (54%), delle banche e servizi finanziari (35%), dell'energia (10%), dei servizi postali (5%) e dei trasporti (2%). In crescita rispetto all'anno precedente il settore energetico e postale, in leggero calo banche e telefonia.
Il metodo di risoluzione alternativa continua ad interessare Aziende e consumatori: aumentano, infatti, il numero degli accordi nazionali e locali (di recentissima firma accordi importanti come Unicredit e Alitalia). In forte crescita l'applicazione del modello paritetico nel settore energetico e si allarga a macchia d'olio l'applicazione dei protocolli anche tramite accordi territoriali. Nel 2009 secondo il IV Rapporto Annuale sulla giustizia alternativa, circa il 33% delle conciliazioni svolte in Italia è stato gestito tramite l'istituto della conciliazione paritetica.
Ricorrere alla conciliazione conviene a tutti: in tempi medi di circa 60/65 giorni si chiudono positivamente una percentuale di conciliazioni pari al 95% nel settore tlc, 91% nel settore postale, 70% nel settore dei trasporti, 51% nel settore energia, 42% nel settore bancario e finanziario.

Quante sono state le liti tra consumatori e aziende risolte con successo nel 2010 grazie alla conciliazione paritetica? Quali sono stati i comparti e le aziende che si sono più affidate alla libera contrattazione delle parti? Quanto sono durate in media le controversie? A rispondere interverrà il Secondo Rapporto sulla Conciliazione paritetica, curato da Consumers’ Forum, che raccoglie i dati relativi alla procedura extragiudiziale per la soluzione dei contrasti tra consumatori e imprese. Il Rapporto verrà presentato domani 2 marzo a Roma, presso il CNEL, durante il convegno “La conciliazione dei consumatori nello scenario delle ADR”.

Il Comitato di Controllo dell'Istituto di autodisciplina pubblicitaria ha bloccato l'affissione del manifesto pubblicitario "Silvian Heach", in quanto ritenuto in contrasto con gli articoli "Lealtà della Comunicazione Commerciale", "Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona" del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Uno dei manifesti incriminati mostra una modella senza slip e qualche giorno fa è stato al centro di proteste, e di una successiva rimozione, perché posto di fronte a una scuola elementare di Milano. "Già segnalato al Ministero per le Pari Opportunità da associazioni e singoli cittadini, - informa una nota del Ministero - il manifesto, anche a causa delle dimensioni che lo rendono particolarmente evidente, si pone inoltre in contrasto con l'articolo del Codice che riguarda "Bambini e adolescenti" perché colpisce minori non ancora pronti ad una corretta elaborazione critica del messaggio".

Unioncamere Piemonte e Regione Piemonte organizzano un workshop di presentazione del progetto CSR Piemonte: un’occasione per confrontarsi su obiettivi, modelli e stimoli operativi finalizzati a valorizzare e far adottare buone pratiche di Responsabilità Sociale d’Impresa, valutarne i vantaggi concreti in ambito economico, organizzativo e ambientale, condividere le esperienze per “fare rete”.
Il progetto per la valorizzazione e la diffusione di pratiche di CSR presso le imprese piemontesi è stato avviato nel 2010. Il seminario si svolgerà l’11 marzo prossimo presso il Museo regionale di Scienze Naturali a Torino, a partire dalle 14.30.