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Saldi: ormai è conto alla rovescia per le vendite scontate che partiranno domani nelle principali città italiane, da Roma a Milano, da Torino a Bologna a Venezia. Oggi arrivano i dati del sondaggio realizzato da Confcommercio-Format ricerche di mercato: i saldi, afferma l'indagine, "vedranno il 72% degli italiani "tuffarsi" nei negozi per fare acquisti confermando così la tendenza dei consumatori ad approfittare della stagione dei saldi invernali".
In particolare, il 71,8% dei consumatori ha dichiarato di avere intenzione di approfittare dei prossimi saldi previsti per gennaio 2011 (il 28,2% non ha intenzione di approfittarne). Coloro che avevano manifestato l'intenzione di approfittare dei saldi del gennaio 2010, un anno fa, erano stati il 69,3% e coloro che avevano manifestato l'intenzione di approfittare dei saldi del gennaio 2008 erano stati il 66,9%. Si conferma quindi l'aumento della tendenza dei consumatori ad approfittare della stagione dei saldi invernali: +2,5% (gennaio 2011 su gennaio 2010) e +4,9% (gennaio 2011 su gennaio 2008).
Capitolo spese: "Sia pure orientativamente, la cifra che i consumatori intendono stanziare, o che hanno già stanziato, per effettuare gli acquisti in saldo è inferiore ai 200 euro per il 56,6% dei consumatori, è compresa tra i 200 ed i 400 euro per il 35,3% dei consumatori ed è superiore ai 400 euro per l'8,1% dei consumatori".
Diminuiscono però quanti intendono acquistare prodotti griffati. Solo il 28,6% dichiara di aspettare i saldi per comprare griffe e prodotti di marca, una percentuale nettamente inferiore rispetto agli anni precedenti: era pari al 32,6% a ridosso dei saldi del gennaio 2010 e al 49% a ridosso del gennaio 2008.
In pole position nelle intenzioni di acquisto ci sono abbigliamento e calzature: "Più donne che uomini, ma anche i giovanissimi dai 18 ai 24 anni, e soprattutto chi abita nelle grandi aree metropolitane faranno a gara per accaparrasi i capi di abbigliamento, "in primis" cappotti, maglioni, pantaloni, giacche (98,6%), poi le calzature (80,9%). Il 92% dei consumatori trovano "molto" o "abbastanza" buona la qualità dei prodotti venduti a saldo, che sono a loro volta apprezzati per la varietà dall'86% degli intervistati. Infine il 75,3% dei consumatori attribuisce importanza più alla qualità che non al prezzo. Rispetto al 2008, anno del primo sondaggio Confcommercio-Format sui saldi, cresce del 5% la quota di chi acquista in saldo e aumentano i consumatori che si sentono tutelati nello shopping con gli sconti (il 61,5% di quest'anno contro il quasi 40% del 2008)".
Il 61,5% dei consumatori si sente infatti "molto" o "abbastanza" tutelato quando effettua un acquisto a saldo come consumatore, mentre il 38,5% si sente "poco" o "per nulla" tutelato in questo senso.
Per quanto riguarda infine lo sconto medio fatto sulle merci in saldo, la quasi totalità degli imprenditori (98,2%) applicherà agli articoli posti in saldo una percentuale di sconto inferiore al 50%.

"Marchio di qualità" internazionale per Enel. Enel Energia e Enel Servizio Elettrico, le due società per la fornitura in Italia di energia rispettivamente sul Mercato Libero e sul Mercato di Maggior Tutela, hanno infatti conseguito la Certificazione ISO 9001 degli standard di qualità del servizio offerto. Enel Energia ha ottenuto la prima emissione del certificato UNI EN ISO 9001:2008 mentre Enel Servizio Elettrico ha invece ottenuto il rinnovo del certificato e dunque la conferma che la promozione e il miglioramento di un Sistema di Gestione della Qualità "è da sempre un obiettivo strategico dell'azienda", informa una nota stampa dell'azienda, che sottolinea come "per entrambe l'ambito di certificazione è l'attività di relazione con il cliente attraverso i canali Punti Enel e Contact Center e dunque rappresenta una garanzia per gli oltre 30 milioni di clienti che si rivolgono ai nostri 131 Punti Enel presenti in tutta Italia o chiamano i Numeri Verdi dedicati (Enel Energia: 800 900 860; Enel Servizio Elettrico: 800 900 800)".

In crescita le previsioni di acquisto di elettrodomestici bruni (stereo, tv, computer) e di piccoli elettrodomestici, di accessori del settore pc, di arredamento e ristrutturazione casa (anche se la cifra media stanziata per i mobili è in calo). Sono le previsioni di acquisto elaborato dall'Osservatorio mensile Findomestic, che registra anche l'andamento della fiducia e rileva: "La fiducia degli italiani, a dicembre, segna un lieve aumento e si assesta sui valori dell'analogo periodo del 2007, comunque inferiore al dato del 2008 e 2009. Tutti gli italiani, indipendentemente dal livello d'istruzione, sono moderatamente ottimisti. Da segnalare come l'intero Nord evidenzi un trend positivo, contrapposto ad un andamento più cauto di quanti abitano al Centro, al Sud e nelle Isole".
Aumenta la previsione di risparmio ma non riesce a recuperare il calo del bimestre precedente. E solo un italiano su dieci ritiene che riuscirà a risparmiare nel corso dell'anno.
Per quanto riguarda le previsioni di acquisto a tre mesi, "a dicembre le previsioni di acquisto degli elettrodomestici bruni e dei piccoli evidenziano una buona performance, mentre quelle degli elettrodomestici bianchi sono in calo. E' tuttavia interessante notare come sia proprio quest'ultima categoria a registrare l'incremento di spesa più significativo con un aumento di circa 500 euro". L'effetto Natale trascina l'elettronica di consumo, nella quale aumenta la spesa prevista per pc e accessori (più 140 euro) mentre si mantiene stabile la telefonia.
Nelle intenzioni di acquisto del tempo libero, cresce il comparto viaggi, vacanze, attrezzature e abbigliamento sportivo, con valori simili a quelli registrati nello stesso periodo degli ultimi anni. Nel mese di dicembre sono in flessione le previsioni d'acquisto che riguardano la casa, mentre sono in crescita quelle di arredamento e ristrutturazione.

Fra Natale e Capodanno non c'è stato alcun crollo delle vendite, anche se le famiglie sono rimaste prudenti e dunque hanno seguito un comportamento in linea con l'andamento dell'economia e la debolezza della domanda interna. È quanto segnala oggi Confcommercio sulla base di un primo monitoraggio sui consumi fatto attraverso le Federazioni aderenti.
Secondo i dati Confcommercio, nel settore ristorazione sono stati cinque milioni gli italiani (circa il 2,5% in più rispetto al 2009) che hanno pranzato a Natale nei 60mila ristoranti aperti per una spesa complessiva pari a 217 milioni di euro (il 4% in più rispetto allo scorso anno).
Nel campo abbigliamento, sono "in leggero recupero i consumi di abbigliamento quest'anno, soprattutto nel secondo semestre del 2010, anche se non ancora sufficientemente significativi. In particolare, gli acquisti per le festività sono stati all'insegna del risparmio: sono stati, infatti, privilegiati gli accessori di abbigliamento, i "piccoli pezzi" - regali tipicamente natalizi - mentre per la vendita dei capi spalla una spinta importante dovrebbe arrivare dall'avvio dei saldi".
Nella Grande distribuzione sono stati privilegiati gastronomia, prodotti tipici e made in Italy; bene il settore dell'elettronica che è stata trainata dalle vendite dei televisori di ultima generazione, anche grazie all'introduzione del digitale terrestre, e dalle più recenti novità tecnologiche, come i tablet e gli smartphone. Pienone anche nei mercatini, nei quali però gli acquisti si sono concentrati nei giorni immediatamente precedenti al Natale, soprattutto per piccoli regali.
Le vendite di libri, infine, nel 2010 hanno fatto registrare un leggero calo rispetto a quelle dell'anno precedente "ma il mercato ha parzialmente recuperato i volumi abituali nel periodo natalizio, confermando l'abitudine degli italiani a considerare il libro tra i regali preferiti perché sempre gradito, utile ed economico", sostiene Confcommercio.

Il nuovo Presidente della Consob, Giuseppe Vegas, si è insediato oggi alla guida della commissione, insieme al nuovo Commissario, Paolo Troiano. Lo comunica la Consob in una nota, sottolineando il fatto che la Commissione torna ad operare in composizione completa dopo che dal 1° luglio scorso ha lavorato con 3 componenti su 5: Vittorio Conti, che ha svolto funzioni di Presidente vicario, e i Commissari Michele Pezzinga e Luca Enriques.
La Consob inizia il nuovo anno facendo un bilancio dell'attività del 2010: anno record per le multe. Sono state inflitte, infatti, ben 241 sanzioni pecuniarie, il 75% in più delle 138 del 2009. Un record da quando, nel 2005, è entrata in vigore la normativa sulla "market abuse". Il record di multe è però coinciso con un calo del loro controvalore, sceso a 14,6 milioni di euro rispetto ai 21,2 milioni del 2009. Il 2009, infatti, si è contraddistinto per alcuni gravi abusi di mercato.
Nel 2010 sono state inflitte 15 sanzioni per abusi di mercato (17 nel 2009), di cui 11 per abuso di informazioni privilegiate (insider trading) e 4 per manipolazione del mercato. Le sanzioni pecuniarie applicate sono state pari a complessivi 4,2 mln di euro (9,2 mln circa nel 2009), mentre sono stati confiscati beni per un valore corrispondente a circa 2 mln di euro (20,9 mln nel 2009 di cui circa 20 milioni di euro riferiti ad un solo caso). Tra le sanzioni del 2010 si ricorda l'insider trading su Cdb Web Tech, il fondo salva-imprese di Carlo De Benedetti (1,5 milioni a vari soggetti, tra cui alcuni parenti dell'Ingegnere). Multate anche Mediobanca, Credit Agricole ed Equita Sim per la violazione del divieto di vendita allo scoperto (circa 500 mila euro) e l'ex presidente della Corte Costituzionale, Antonio Baldasarre, accusato di aver organizzato una finta cordata per accaparrarsi Alitalia (per lui una multa di 400 mila euro).
Da segnalare, sempre sul fronte sanzionatorio, l'impennata di provvedimenti nei confronti dei promotori finanziari con sanzioni all'indirizzo di 146 persone (il doppio del 2009) e ben 78 radiazioni dall'albo.

Consumers’ Forum chiude con successo le attività del 2010 e programma quelle del 2011 con due importanti iniziative: un Ente di formazione dei negoziatori paritetici e un approfondimento sugli atti concreti attuati dalle aziende europee sulla responsabilità sociale d'impresa.
A tracciare il bilancio del 2010 e annunciare le novità per il prossimo anno è il presidente Sergio Veroli: “Abbiamo più che raddoppiato i soci di Consumers' Forum ed è importante che le aziende possano dialogare con le associazioni dei consumatori. Fra le iniziative annuali, c'è stato l'appuntamento con tutte le Authority in autunno: iniziativa che mette insieme tutti i presidenti delle Authority ai quali sottoponiamo una relazione della Terza Università su aspetti del consumerismo, rapporti fra consumatori e Autorità, liberalizzazioni. Abbiamo fatto un Osservatorio sui consumi a Milano, uno studio commissionato al prof. Pagnoncelli che ha messo in evidenza, fra l'altro, che i consumatori sarebbero disposti a pagare qualcosa in più per i prodotti se sapessero che le aziende operano in modo responsabile verso i consumatori, l'ambiente e i lavoratori”.
Prosegue Veroli: “Abbiamo fatto un Report importante sulle conciliazioni. Nel 2009 abbiamo fatto circa 29 mila conciliazioni in tutti i settori e questo è un po' il core business dell'associazione. Il fatto di gestire la formazione delle conciliazioni paritetiche ci dà il polso della situazione fra aziende e associazioni. Riteniamo che le conciliazioni paritetiche siano un modello da esportare in tutte le aziende perché garantiscono giustizia al cittadino e la possibilità di essere rappresentato dalle associazioni senza pagare. Abbiamo fatto altri approfondimenti: uno sulla class action, e abbiamo scoperto che è una legge molto importante, voluta dalle associazioni dei consumatori, ma così come è stata riscritta piace molto più alla Confindustria. Di fatto da un anno, da quando è entrata in vigore, è praticamente impossibile fare una class action. Abbiamo fatto iniziative sulla pubblicità ingannevole e le pratiche scorrette, e abbiamo chiamato a discutere associazioni, aziende, Antitrust e Istituto di autodisciplina pubblicitaria: abbiamo ragionato sul fatto che la pubblicità oggi vuole colpire a livello emozionale e spesso diventa pubblicità ingannevole”.
Quest’anno, annuncia il presidente di Consumers’ Forum, l’associazione ha deciso di costituirsi in Ente di formazione e di darsi un'organizzazione più qualificata: “il nuovo Ente potrà da una parte occuparsi della formazione dei negoziatori paritetici, e dall'altro potrà formare i mediatori, previsti dalla nuova legge varata quest'anno sulla mediazione”.
Oltre a questo, conclude Veroli, “la nostra iniziativa più importante sarà europea: faremo il punto sulla responsabilità sociale delle imprese e soprattutto su atti concreti, sottoscritti dalle imprese con lavoratori, consumatori e ambiente sociale, e su quali sono le pratiche positive da poter estendere a tutte le aziende. Faremo dunque una ricerca su quali sono le pratiche migliori a livello europeo e un Report su tali pratiche, poi chiameremo a confrontarsi le aziende e le istituzioni italiane ed europee. Tutto questo, accanto agli altri appuntamenti già in agenda. Porremo infine una lente di ingrandimento su come i media e la pubblicità utilizzano la donna e il suo corpo, modo che riteniamo errato. Un messaggio che vorremmo dare alle aziende è che la pubblicità si può fare anche in altro modo”.

Federalberghi la chiama "povertà turistica". Fra Natale e Capodanno quasi venti milioni di italiani non andranno in vacanza per motivi economici, con un aumento del 12% rispetto al 2009 quando a casa erano rimasti in 18 milioni. Saranno in tutto 9,4 milioni gli italiani che invece partiranno per una vacanza, in flessione del 5% rispetto allo scorso anno, alimentando un giro d'affari di quasi 5,1 miliardi di euro (meno 3,5% sul 2009).
Queste le previsioni di un'indagine realizzata da Federalberghi-Confturismo insieme a EMG Ricerche con interviste telefoniche a tremila persone. Fra Natale e Capodanno si muoveranno complessivamente 9,4 milioni di italiani maggiorenni (meno 5% rispetto allo scorso anno). A Natale, saranno 4,55 milioni gli italiani che si muoveranno dalla propria città, dormendo almeno una notte fuori casa, con un calo del 5% rispetto allo scorso anno. L'84% rimarrà in Italia, il 16% andrà all'estero. Meta più gettonata la montagna con il 45,2% della quota di domanda natalizia. La spesa media procapite sarà, per la vacanza in Italia, di 482 euro rispetto ai 505 euro del 2009 (meno 4,5%) e all'estero di 1.323 euro rispetto ai 1.255 euro del 2009 (più 5,5%), pari a un giro d'affari di 2,8 miliardi di euro rispetto ai 3 miliardi di euro del 2009 (meno 6%).
A Capodanno, rileva l'indagine, saranno 4,8 milioni gli italiani (rispetto ai 5,1 milioni del 2009) che si muoveranno dalla propria città, dormendo almeno una notte fuori casa, per un decremento del 6%. In aggiunta, ci saranno circa 2,5 milioni di italiani che prolungheranno le proprie vacanze da Natale, per un numero totale di 7,3 milioni di italiani in vacanza fino al 31 dicembre. L'81% rimarrà in Italia, il 19% andrà all'estero. Vacanza preferita in montagna (47,6% delle preferenze). La spesa media pro-capite sarà in Italia di 393 euro rispetto ai 395 euro del 2009 e all'estero di 854 euro rispetto ai 704 euro del 2009 (più 22%), pari a un giro d'affari di 2,3 miliardi di euro.

L'Agenzia delle Entrate ha messo a punto un nuovo servizio di verifica del codice fiscale raggiungibile dal proprio sito internet. Il controllo dei dati anagrafici e del relativo codice fiscale viene effettuato attraverso il collegamento con l'Anagrafe Tributaria. In particolare, l'applicazione consente di: verificare la validità di un codice fiscale, sia di una persone fisica che di un soggetto diverso da persona fisica; verificare la validità e la corrispondenza tra un codice fiscale e i dati anagrafici completi di una persona fisica; verificare la validità e l'esatta corrispondenza tra un codice fiscale e la denominazione di un soggetto diverso da persona fisica.

Festività a base di pesce: se si segue la tradizione, i prodotti ittici sono la regola, protagonisti delle tavole imbandite delle feste alla vigilia di Natale e la sera di Capodanno. Per questo è importante avere adeguate informazioni per evitare il più possibile i rischi di frodi alimentari, che in periodo di forte consumo tendono ad aumentare in maniera esponenziale. Si vuole comprare, ad esempio, pesce fresco? Questo "deve avere un odore marino e gradevole, un aspetto brillante e il corpo rigido e arcuato. L'elemento distintivo di un'ottima scelta riguarda l'occhio che deve essere in fuori cornea trasparente pupilla nera e non infossato nell'orbita cornea lattiginosa pupilla grigia". Sono i consigli che arrivano dal Dipartimento Sicurezza Alimentare del Movimento Difesa del Cittadino.
MDC ha infatti realizzato poche settimane fa un rapporto sull'etichettatura dei prodotti ittici nei mercati rionali: il risultato è che solo un terzo del campione rispettava in pieno la legge. "L'esame dei dati relativi ai contenuti delle etichette - ricorda l'associazione - evidenzia come sia il prezzo l'informazione più presente (80%) un po' in tutte le regioni. Difficile invece la situazione per due indicazioni essenziali per la trasparenza dell'informazione al consumatore: solo 4 banchi su 10 indicano la provenienza del prodotto e il metodo di produzione. Mentre solo il 60% la denominazione commerciale della specie".
Come deve essere dunque l'etichetta? Indicazioni obbligatorie per il pesce fresco sono prezzo, denominazione commerciale della specie, metodo di produzione (pescato o allevato) e zona di cattura (per il pescato e il Paese di provenienza per l'allevato). Per il pesce congelato coperto da glassatura, la percentuale della stessa deve essere indicata perché considerata tara.
L'etichetta del pesce surgelato deve invece contenere le seguenti indicazioni: "la denominazione di vendita o la denominazione commerciale della specie completata dal termine "surgelato"; il metodo di produzione (pescato o allevato), la zona di cattura per il pescato ed il Paese di provenienza per l'allevato; l'elenco degli ingredienti e cioè delle specie in caso di miscuglio (per es. preparato per risotto alla pescatora); la quantità netta o, nel caso di prodotti preconfezionati in quantità unitarie costanti, la quantità nominale; il termine minimo di conservazione (TMC) completato dall'indicazione del periodo in cui il prodotto può essere conservato presso il consumatore; il TMC si indica "da consumarsi preferibilmente entro"; il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella Comunità economica europea; la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento; una dicitura che consenta di identificare il lotto di appartenenza del prodotto; le modalità di conservazione del prodotto dopo l'acquisto, completata dall'indicazione della temperatura di conservazione e della attrezzatura richiesta; l'avvertenza che il prodotto una volta scongelato non deve essere ricongelato e le istruzioni per l'uso".
Per saperne di più, si può guardare il video Pesce fresco a Natale? Guardalo negli occhi! Il servizio di Cittadini in TV al link http://www.mdc.it/it/canali/comunicazione/video/pesce_fresco_a_natale.html

Fotografia della ricchezza delle famiglie italiane: c'è una grande differenza nella distribuzione, con il 10 per cento delle famiglie più ricche che detiene quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva; secondo stime preliminari, nei primi sei mesi dell'anno la ricchezza netta delle famiglie è in diminuzione; allo stesso tempo, il confronto internazionale dice che le famiglie italiane sono complessivamente meno indebitate rispetto ad altri Paesi.
È quanto emerge dal Rapporto della Banca d'Italia su"La ricchezza delle famiglie italiane 2009".Uno degli elementi evidenziati dallo studio è la distribuzione disuguale della ricchezza: "La distribuzione della ricchezza - si legge nel Rapporto - è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all'opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata. Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza - desunte dall'indagine campionaria della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie italiane -indicano che alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco deteneva quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva".
L'andamento generale dice che alla fine del 2009 la ricchezza lorda delle famiglie italiane è stimabile in circa 9.448 miliardi di euro, quella netta a 8.600 miliardi, corrispondenti a circa 350 mila euro in media per famiglia. Le passività finanziarie, pari a 860 miliardi di euro, rappresentavano il 9,1 per cento delle attività complessive. La ricchezza netta complessiva è aumentata tra la fine del 2008 e la fine del 2009 di circa l'1,1 per cento, per effetto di un aumento del valore delle attività finanziarie (2,4 per cento) superiore a quello delle passività (1,6 per cento); le attività reali hanno registrato un rialzo più lieve (0,4 per cento). A prezzi costanti, usando come deflatore quello dei consumi, l'aumento della ricchezza complessiva è stato dell'1,3 per cento. Alla fine del 2009 la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane poteva essere stimata in circa 4.800 miliardi di euro.
Allo stesso tempo, le stime per quest'anno dicono che nei primi sei mesi del 2010 la ricchezza netta delle famiglie risulta diminuita dello 0,3 per cento in termini nominali. Di contro, nel confronto internazionale le famiglie italiane "risultano relativamente poco indebitate; l'ammontare dei debiti è pari al 78 per cento del reddito disponibile lordo (in Germania e in Francia esso è circa del 100 per cento, mentre negli Stati Uniti e in Giappone è del 130 per cento)".
La ricchezza in abitazioni delle famiglie ammontava, a fine 2009, a circa 4.800 miliardi di euro, corrispondenti a circa 200.000 euro in media per famiglia. Sul fronte finanziario, alla fine del 2009 il 44,2 per cento delle attività finanziarie era detenuto in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni, partecipazioni e fondi comuni di investimento. Il contante, i depositi bancari e il risparmio postale rappresentavano meno di un terzo del complesso delle attività finanziarie; la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era pari a poco più del 5 per cento. Durante il 2009 è proseguita però la ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme di investimento più liquide, quali i depositi in conto corrente e il risparmio postale, le cui quote di ricchezza finanziaria sono cresciute rispettivamente di 1,4 e 0,3 punti percentuali.
Passività finanziarie: a fine 2009 erano rappresentate per circa il 41 per cento da mutui per l'acquisto dell'abitazione; la quota di indebitamento per esigenze di consumo ammontava a circa il 12,5 per cento e quella per altri usi personali al 21,4 per cento.

Il Commissario Ue responsabile del mercato interno e dei servizi finanziari, Michel Barnier, ha annunciato ieri che aprirà un'inchiesta per fare chiarezza sulle disparità di costi dei conti correnti nei vari Stati membri. Secondo un recente studio della Commissione Europea, infatti, la media europea è di 112 euro, ma ci sono Paesi in cui i costi sono molto più elevati: in Italia, ad esempio, un conto corrente costa 253 euro, due volte e mezzo la media europea.
Immediata la replica dell'Abi, Associazione bancaria italiana, secondo cui i dati della Commissione Europea sono errati. Secondo la rilevazione della Banca d'Italia il costo medio annuo dei conti corrente in Italia è di 114 euro, in linea con l'Europa. Secondo le elaborazioni dell'Abi, riferibili a diversi profili di utilizzo, la media italiana è di 116 euro. "Il confronto sui prezzi dei servizi bancari - scrive l'Abi in una nota - deve tenere in conto i diversi modi di fare banca oggi in Europa. Prezzi che possono apparire più convenienti - ribadisce l'Associazione bancaria italiana - sono stati offerti da intermediari che hanno registrato gravi elementi di squilibrio tra attivo e passivo compromettendone la stabilità".
"Il mercato italiano è uno dei più competitivi e ha introdotto regole a favore dei consumatori che pochi altri Paesi possono vantare, tra i quali l'Indice sintetico di costo, che rappresenta il dato per specifici profili di clientela, indice che altri Paesi non hanno adottato". L'Abi si dice pronta a fornire al Commissario Barnier tutte le informazioni necessarie e ritiene che non occorra alcuna indagine specifica data la trasparenza e l'immediata reperibilità dei costi dei servizi.

L'iscrizione nei Sistemi di informazioni creditizie (Sic) di una posizione debitoria è lecita solo se ne è stato dato preavviso al consumatore che ha chiesto il finanziamento. I dati presenti nei Sic, le banche dati contenenti informazioni sull'affidabilità finanziaria delle persone che una volta si chiamavano "centrali rischi" private, devono comunque essere sempre corretti ed aggiornati. Lo ha ribadito il Garante Privacy che ha fatto cancellare da un Sic i dati relativi ad un finanziamento chiesto da un cittadino. L'interessato, al momento di richiedere un mutuo ipotecario, aveva infatti scoperto di essere stato iscritto, a sua insaputa, come cattivo pagatore da una finanziaria dalla quale aveva in passato ricevuto un prestito.
Nel corso dell'istruttoria la finanziaria ha sostenuto che l'iscrizione dell'interessato per una "sofferenza realmente esistita e mai sanata" era stata determinata dal fatto che il cliente aveva corrisposto solo trentacinque rate su trentasei previste dal piano di restituzione. Il beneficiario del finanziamento, invece, ha potuto dimostrare di aver pagato tutte le rate previste, delle quali una, presumibilmente per errore, non era stata registrata dalla finanziaria.
E' emerso, inoltre, che nonostante il finanziamento si fosse estinto già nel febbraio 2003, l'annotazione nei sistemi di informazioni creditizie risultava avvenuta solo nel luglio 2008 e che, nel periodo intercorso, il cliente non aveva ricevuto alcun sollecito per presunti ritardi nei pagamenti, né alcun preavviso di imminente segnalazione del suo nominativo nei Sic.

Giovedì 16 dicembre 2010 verrà presentato Roma il libro "Il valore aggiunto. Come la sussidiarietà può salvare l'Italia" a cura di Gregorio Arena e Giuseppe Cotturri edito da Carocci Editore. Alla presentazione, che sarà aperta dai saluti dell'assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma Cecilia D'Elia, interverranno, oltre agli autori, Luca Antonini, Carlo Mochi, Laura Pennacchi e Livia Turco, presiederà Giovanni Moro. Il seminario organizzato dalla Provincia di Roma, Assessorato alle politiche culturali, da FONDACA, fondazione per la cittadinanza attiva e da CAROCCI Editore, avrà luogo alle ore 17 presso Palazzo Valentini, Sala della Pace Via IV Novembre 119/A.

Si è conclusa oggi la seconda edizione di Open Wind, il progetto attraverso il quale l'Azienda ha aperto le porte alle Associazioni dei Consumatori per rafforzare il rapporto con esse e migliorare la qualità dei servizi al cliente. "Quest'anno si sono svolti 7 incontri in 4 città diverse ai quali hanno partecipato 107 rappresentanti delle Associazioni nonché i Responsabili del Marketing e delle Vendite di Wind" ha spiegato Romano Righetti, responsabile della Direzione Regulatory Affairs and Institutional Relations di Wind, che ha ideato l'iniziativa.
La giornata è proseguita con l'esposizione dei risultati quantitativi e qualitativi dell'Azienda: "Le buone performances di Wind dimostrano che è vincente la strategia adottata che fa perno su tre concetti: trasparenza, convenienza e semplicità" ha detto Maximo Ibarra, Direttore della Business Unit Mobile di Wind, che ha riferito anche di come sia cresciuto negli ultimi due anni l'indice di soddisfazione del cliente.
Wind si è mostrata attenta anche alle esigenza di tutela dei minori e, oltre ad aver ricevuto un codice etico da parte del Ministero delle Pari Opportunità, ha attivato un efficace sistema di "parental control": il filtro famiglia ovvero un servizio o un software che serve a impedire la visualizzazione di certe pagine su Internet.
La giornata si è conclusa con l'esposizione dei risultati del questionariosul gradimento dell'iniziativa rivolto alle 14 Associazioni dei Consumatori. Luigi Mechilli, Responsabile Consumer Associations, ha spiegato: "L'85% degli intervistati ha ritenuto l'iniziativa interessante mentre il 65% ha giudicato ripetibile l'iniziativa e ha formulato qualche suggerimento (più formazione rivolta alle AACC; formazione consumerista per il management Wind; più momenti di incontro; entrare nel dettaglio dei processi". Quanto all'attività operativa (reclami e conciliazioni) Mechilli ha sottolineato che il 69% degli intervistati ritiene molto soddisfacenti le risposte fornite da Wind in sede di reclamo (sono oltre 3000 i reclami che l'Azienda gestisce ogni anno attraverso le Associazioni dei Consumatori). Quanto alla conciliazione (circa 2500 annue), invece, la percentuale delle richieste ritenute inammissibili è inferiore all'1% mentre la percentuale delle conciliazioni che si concludono con un accordo è maggiore del 97%.